Le lepri di pezza della mediocrazia
di Marco Bentivogli , di Marco BentivogliIl tema del reclutamento di figure importanti si conferma il vero banco di prova del cambiamento del Paese e nell'immediato dell'autorevolezza del governo. Il nostro è un Paese dove non solo il capitalismo relazionale imperversa, ma dove le relazioni (e non si parla di fratellanza) contano più di tutto nel processo di selezione dei gruppi dirigenti.
Si scomodano argomenti (competenze, orientamento politico, destra e sinistra, etc.) che in realtà sono lepri di pezza per coprire le solite dinamiche che proteggono la selezione al ribasso. Gli appelli recenti non sono tanto richiami, anch'essi deprecabili, contro le posizioni di merito che possono assumere alcuni consiglieri del governo, quanto alla libertà di scegliere persone valide ma esterne alla solita cerchia. Questa libertà di scegliere, laddove confermata, mette in discussione le fondamenta del potere dei caporali di partito e rappresenta una grave minaccia alla mediocrazia (l'as…
Il tema del reclutamento di figure importanti si conferma il vero banco di prova del cambiamento del Paese e nell'immediato dell'autorevolezza del governo. Il nostro è un Paese dove non solo il capitalismo relazionale imperversa, ma dove le relazioni (e non si parla di fratellanza) contano più di tutto nel processo di selezione dei gruppi dirigenti.
Si scomodano argomenti (competenze, orientamento politico, destra e sinistra, etc.) che in realtà sono lepri di pezza per coprire le solite dinamiche che proteggono la selezione al ribasso. Gli appelli recenti non sono tanto richiami, anch'essi deprecabili, contro le posizioni di merito che possono assumere alcuni consiglieri del governo, quanto alla libertà di scegliere persone valide ma esterne alla solita cerchia. Questa libertà di scegliere, laddove confermata, mette in discussione le fondamenta del potere dei caporali di partito e rappresenta una grave minaccia alla mediocrazia (l'ascesa dei mediocri in ogni campo).
I partiti possono crollare nei consensi, non avere idee e men che meno strategie ma se i suoi caporali sono ininfluenti nelle nomine, è un vero guaio. Anche il caporale è consapevole di rappresentare poco più o poco meno di un ascensore personale per chi si affilia a lui, e se non "piazza" nessuno perderà qualsiasi appeal e potere. La parabola è evidente, senza rimpianti, ma siamo passati dalla lottizzazione dei partiti a quelle delle correnti a quelle dei caporali. Queste dinamiche stanno facendo scomparire le figure veramente indipendenti e anche nelle selezioni più inimmaginabili, nel momento in cui quasi nulla è politica vera, tutto è sempre più inesorabilmente nella mani della politica.
La mediocrazia si è affermata proporzionalmente alla caduta di qualità dei gruppi dirigenti e delle élite. La debolezza progressiva di quest'ultime si sorregge su un "consenso stantio" che alterna reazioni rancorose ad un sottofondo costante di delega in bianco.
La dialettica sui contenuti è stata distrutta su due fronti: la personalizzazione del conflitto e la demonizzazione degli avversari e della dialettica stessa. Proprio la dialettica vera ha forgiato, in passato, i migliori gruppi dirigenti. Il potere per il potere ha minato il fondamento della rappresentanza.
La debolezza dei nostri gruppi dirigenti si nutre di conformismi e richiami alla fedeltà (spesso spacciata per lealtà). Albert Einstein riteneva le riunioni tra persone che la pensano tutte allo stesso modo delle perdite di tempo: vengono valorizzati aspetti e posture maggiormente adatti ai soprammobili che a gruppi dirigenti degni di questo nome.
Ognuno di noi dovrebbe pensare, ogni volta che sceglie o prende una decisione, a quanto abbia privilegiato il coraggio, l'impegno, la curiosità, il talento, in antitesi alla cooptazione relazionale in cui a vincere è appunto quel conformismo che morti?ca e la necessità di difendersi dall'innovazione e dal confronto. È molto ef?cace la descrizione delle tappe attraverso le quali si è instaurata la mediocrazia offerta dal sociologo canadese Alain Deneault. "Non siate né ?eri né faceti e nemmeno a vostro agio: rischierete di apparire arroganti. Mitigate la vostra passione, il fervore, perché potrebbe spaventare. Non vi fate venire nessuna buona idea. \[...\] E poi quello sguardo penetrante, che intimidisce, smorzatelo, diluitelo, e rilassate le labbra contratte, mi raccomando riducete il pronome io a poca cosa. \[...\] La principale competenza di un mediocre? Riconoscere un altro mediocre. Insieme organizzeranno scambi di favori per rendere potente un clan destinato a crescere".
Queste maschere confortano la stabilità di ogni status quo e ne garantiscono la riproduzione. Le ritualità hanno fatto perdere ogni passione e hanno abbassato la soglia di accesso ai mediocri e ai fedeli nella selezione dei gruppi dirigenti. Gruppi in cui il capo migliore è l'attuale e il peggiore, il predecessore. Se vogliamo riaccendere la passione per l'impegno civile, la prima cosa da fare è chiudere queste diffusissime scuole dell'obbedienza. Non solo, il vero gruppo dirigente sarà quello capace di tapparsi le orecchie di fronte ai veti sussurrati al telefono, agli appelli ai "se scegli quella persona ti metti contro di noi" (noi chi?). E nessuno si scandalizza più. Non è neanche odio settario, ideologico. Magari! (si fa per dire). Sono le invidie di chi sa di essere incandidabile a tutto e che solo se si abbassa il livello, proprio grazie al fuoco dei mille veti o se "vincono gli amici" ha qualche chance di ascesa. La vera novità sarebbe qualcuno che metta in mora queste conventicole, tappandosi le orecchie e che dinieghi ascolto a sussurri, consigli o ricatti e dica "grazie ma ognuno si occupi di rispondere al Paese delle proprie scelte per ciò che è chiamato a fare". Qualche settimana fa ci ha lasciati un grande economista, Filippo Cavazzuti: quando Nino Andreatta venne nominato ministro del Tesoro, lo chiamò a far parte del team dei suoi consiglieri economici. Cavazzuti ne era fiero ma prima di accettare la nomina non esitò a confidare i suoi dubbi ad Andreatta: "Professore io sono onorato di diventare suo consigliere economico ma, per onestà, debbo dirle che non sono democristiano come lei". Risposta secca di Andreatta: "Della Dc mi preoccupo io, di te mi interessa la tua competenza ed per questo che desidero averti al mio fianco".