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Fisco, da dove ripartire

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La riforma rinviata a settembre
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La riforma fiscale è stata rimandata a settembre. Bene, perché molti hanno bisogno di tempo per svegliarsi dai sogni e riconciliarsi con ciò cui si può ragionevolmente aspirare. Schematizzando molto, le proposte dei partiti e il documento della commissione bicamerale hanno tre obiettivi principali (oltre alla sempreverde lotta all'evasione): ridurre il carico fiscale, soprattutto sulla "classe media"; spostare il carico fiscale dal lavoro ad altre basi imponibili per stimolare il lavoro e la crescita; e semplificare.
Per analizzare concretamente questi obiettivi, bisogna partire da un dato di fatto: nelle intenzioni del governo la riforma sarà a costo zero, cioè non dovrà aumentare il disavanzo di bilancio. Alla luce di ciò, consideriamo il primo obiettivo. Tutti vogliono tagliare le tasse. Ci sono solo due modi per farlo senza aumentare il disavanzo: ridurre la spesa pubblica (come ha ricordato anche il ministro Fr…

La riforma fiscale è stata rimandata a settembre. Bene, perché molti hanno bisogno di tempo per svegliarsi dai sogni e riconciliarsi con ciò cui si può ragionevolmente aspirare. Schematizzando molto, le proposte dei partiti e il documento della commissione bicamerale hanno tre obiettivi principali (oltre alla sempreverde lotta all'evasione): ridurre il carico fiscale, soprattutto sulla "classe media"; spostare il carico fiscale dal lavoro ad altre basi imponibili per stimolare il lavoro e la crescita; e semplificare.
Per analizzare concretamente questi obiettivi, bisogna partire da un dato di fatto: nelle intenzioni del governo la riforma sarà a costo zero, cioè non dovrà aumentare il disavanzo di bilancio. Alla luce di ciò, consideriamo il primo obiettivo. Tutti vogliono tagliare le tasse. Ci sono solo due modi per farlo senza aumentare il disavanzo: ridurre la spesa pubblica (come ha ricordato anche il ministro Franco nella sua audizione del 22 luglio), oppure aumentare altre tasse. Tertium non datur: l'idea che si possa evitare questa scelta perché i tagli alle tasse si autofinanziano con il gettito aggiuntivo generato dalla crescita è solo un sogno, per quanto avvincente, di molti politici. Di tagli alla spesa pubblica non c'è traccia alcuna: al contrario ci sono 200 miliardi di fondi europei che faranno aumentare in modo permanente la spesa pubblica, mentre le uscite da quota 100 sin qui prospettate sono tutte onerose per il bilancio pubblico.


Non rimane perciò che aumentare altre tasse. E qui veniamo al secondo obiettivo della riforma: spostare il carico fiscale dal lavoro verso altre basi imponibili. Il problema è che nessuno dice quanto né come. Al contrario, si propone di abolire l'Irap da cui già oggi è deducibile il costo del lavoro dipendente, e di ridurre l'aliquota ordinaria dell'Iva. Risorse per un taglio significativo delle tasse sul lavoro potrebbero essere raccolte aumentando le tasse effettivamente pagate sui redditi da capitale e inasprendo le imposte di successione, come abbiamo già discusso su queste colonne. Ma l'argomento viene accuratamente evitato dal documento bicamerale e non c'è nella maggioranza il consenso necessario per un'operazione di questo tipo.


Una riforma fiscale può essere comunque utile per razionalizzare il sistema. E qui veniamo al terzo obiettivo. Si sostiene spesso che il nostro sistema fiscale è troppo complesso. Vero, ma non perché ci sono troppe aliquote, come sostengono molti: su 21 Paesi della Ue di cui abbiamo i dati, dieci hanno cinque scaglioni Irpef come l'Italia o più. Il nostro sistema è complesso perché ci sono una miriade di cosiddette "spese fiscali", ossia di riduzioni di imposte per categorie particolari di utenti e detrazioni e deduzioni per spese specifiche, che rendono necessario l'intervento di un commercialista per chiunque voglia beneficiarne. L'obiettivo di razionalizzare le spese fiscali è encomiabile, ma c'è un equivoco di fondo: in tanti credono di poter ottenere dalla loro riduzione i fondi per finanziare una corposa riduzione dell'Irpef sulla classe media. Non è così: le maggiori spese fiscali, come quelle per spese mediche o assistenza a disabili e malati gravi, sono sacrosante. Le miriadi di spese fiscali piccole e ingiustificate assommano a pochi miliardi e il costo politico di abolirle è molto alto. Questo spiega perché ogni governo finora ha annunciato di volerle ridurre e razionalizzare, ma ha finito solo per aggiungerne di nuove (150 in più dal 2017 al 2021). E quando nel 2015 uscirono voci che il governo Renzi avrebbe eliminato l'esenzione dell'Iva per le imprese di pompe funebri (una agevolazione senza alcuna ratio), un giornale titolò in prima pagina a otto colonne: "Tassano anche i morti". Ovviamente non se ne fece niente.


Razionalizzare vuol dire anche rendere coerenti tasse e trasferimenti. Tutti i sussidi concessi solo a chi ha un reddito inferiore a una certa soglia hanno un effetto indesiderato. Si prenda il Reddito di cittadinanza: il beneficiario perde, alla prima dichiarazione Isee, tutto il sussidio se accetta un lavoro che paga più del sussidio. Questo equivale a una aliquota di tassazione implicita nell'accettare una retribuzione appena sopra i RdC pari quasi al 100 percento, perché di fatto porto a casa solo la retribuzione meno tutto il RdC. L'aliquota rimane molto alta e porta via circa due terzi dei guadagni aggiuntivi anche per retribuzioni che arrivano al salario mediano. Ovviamente questo dissuade dal cercare un lavoro. Si potrebbe allora pensare di ridurre il livello del sussidio, troppo alto per le persone singole soprattutto al Sud (9360 euro all'anno sono di circa il 30% al di sopra della linea di povertà Istat nel Mezzogiorno) e di ridurlo gradualmente a chi trova lavoro, fino a eliminarlo interamente solo se il lavoro è ben retribuito. Anche questa è una soluzione controversa, perché inevitabilmente c'è chi griderà allo scandalo: "ha trovato un lavoro ma continua a prendere una parte del RdC". L'alternativa, non facile da spiegare agli elettori, è però una aliquota di tassazione altissima per chi cerca di sottrarsi alla disoccupazione.Ignorare del tutto questo problema nel dibattito pubblico, come avvenuto finora, non avvicina la soluzione.