✕

Come migliorare il Reddito

Ascolta l'audio

Le opzioni per Draghi
2 minuti di lettura

Mario Draghi non è diventato grillino. Ha detto sì al reddito di cittadinanza, bandiera delle preterintenzionali politiche sociali del Movimento Cinque Stelle, ma lo ha sfrondato degli inutili orpelli con cui era stato appesantito dal populismo pentastellato. Ha detto che è troppo presto per dire se il reddito di cittadinanza verrà ridisegnato, se verrà riformato, come e se cambierà, la platea dei beneficiari. Ma ha detto - e questo è quel che conta - di condividere "in pieno" il concetto base del reddito di cittadinanza. Tanto più dopo che la pandemia ha allargato le distanze sociali, gonfiato le sacche di povertà, accresciuto le incertezze per milioni di persone anche tra coloro che popolano le parti più ricche del globo, quelle che le dosi di vaccino anti-Covid se le possono permettere ormai senza problemi.


Draghi ha detto sì al reddito di cittadinanza e, nello stesso tempo, ha mandato al tappe…

Mario Draghi non è diventato grillino. Ha detto sì al reddito di cittadinanza, bandiera delle preterintenzionali politiche sociali del Movimento Cinque Stelle, ma lo ha sfrondato degli inutili orpelli con cui era stato appesantito dal populismo pentastellato. Ha detto che è troppo presto per dire se il reddito di cittadinanza verrà ridisegnato, se verrà riformato, come e se cambierà, la platea dei beneficiari. Ma ha detto - e questo è quel che conta - di condividere "in pieno" il concetto base del reddito di cittadinanza. Tanto più dopo che la pandemia ha allargato le distanze sociali, gonfiato le sacche di povertà, accresciuto le incertezze per milioni di persone anche tra coloro che popolano le parti più ricche del globo, quelle che le dosi di vaccino anti-Covid se le possono permettere ormai senza problemi.


Draghi ha detto sì al reddito di cittadinanza e, nello stesso tempo, ha mandato al tappeto l'annuncio renziano (seguiranno i fatti?) di promuovere, l'anno prossimo subito dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, la raccolta delle firme per un referendum abrogativo della legge sul reddito minimo sulla base dell'idea che chi oggi riceve il sussidio stia sdraiato sul divano anziché tirarsi su le maniche per andare a faticare e lavorare. Ha fatto politica Mario Draghi e ha scelto da che parte stare. Ha stretto i bulloni - proprio all'inizio del semestre bianco del Presidente Sergio Mattarella - del patto con il primo partito della sua larga maggioranza. D'altronde Luigi Di Maio, ancorché con una leadership ridimensionata nel movimento ora presieduto da Giuseppe Conte, ha imboccato una linea low profile sul reddito di cittadinanza. Si è accorto (anche lui) che il reddito di cittadinanza non ha abolito la povertà, come invece aveva annunciato quando si affacciò festante e con il petto in fuori dal balcone di Palazzo Chigi (era il 2018 e c'era il governo M5S-Lega). E pur continuando a pensare (non senza qualche confusione) che sia uno strumento di politiche attive per il lavoro ha aperto a modifiche dell'istituto collegandolo (pare di capire) alle nuove politiche formative connesse alle trasformazioni ecologiche e digitali. Ma è questo l'errore che si ripete propagandando la tesi che il lavoro possa arrivare attraverso le leggi e non gli investimenti. Dunque il reddito di cittadinanza come uno strumento per facilitare l'occupabilità delle persone. Non è così, o almeno è così in minima parte.

 

Gli ultimi dati contenuti nel rapporto annuale dell'Inps spiegano che chi riceve il reddito di cittadinanza (1,6 milioni di nuclei familiari, pari a circa 3,7 milioni di individui) è per lo più fuori, nemmeno ai margini, dal mercato del lavoro. Un gran numero di percettori del reddito minimo (l'ha detto il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, già economista organico del M5S non un ordoliberista), insomma, è costituito da minori (un milione e 350 mila), disabili (450 mila), persone con difficoltà fisiche o psichiche non percettori di pensioni di invalidità. Poi ci sono 200 mila percettori della pensione di cittadinanza. "Soprattutto per essi - ha detto Tridico presentando il rapporto annuale - la misura è stata un'àncora di salvataggio, uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta". Questa è la funzione del reddito di cittadinanza, in questo non ha fallito anche di fronte allo sconquasso sociale ed economico prodotto dal coronavirus. Da qui si deve partire. Cambiando quel che non è andato bene. Per esempio fare in modo che tutti i veri poveri siano inclusi e che ne siano invece esclusi gli evasori fiscali, che si allarghi la platea dei percettori extracomunitari, che le famiglie numerose non siano, come ora, danneggiate per effetto della scala di equivalenza. E poi slegare il reddito minimo dalle politiche attive per il lavoro perché solo minimamente agiscono sul medesimo corpo sociale. Tutto questo Draghi lo sa, anche se politicamente, e opportunamente, non ha voluto esporsi. È rimasto sul generico quanto ai cambiamenti. Ma d'altra parte già dieci anni fa, quando cofirmò con Jean-Claude Trichet la durissima lettera con la quale la Banca centrale europea dettava la politica economica, e non solo, al governo Berlusconi spiegò cosa dovesse intendersi per politiche attive per il lavoro: misure in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. Non esattamente il reddito di cittadinanza. A ciascuno il suo compito.