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Chi manovra contro Mattarella

(ansa)

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L’estate rovente degli incendi che divorano l’Europa del Sud è anche l’estate in cui il dibattito pubblico sembra quasi indifferente al dramma che si sta consumando. Un mese abbondante di ferie per il Parlamento e la sensazione che il tema della distruzione ambientale non sia prioritario nella cultura politica, salvo le frasi di circostanza. Tutto è delegato al governo e alla protezione civile, come se si trattasse di mere questioni tecniche. Ma è solo una delle contraddizioni di queste settimane. Nel complesso i partiti restano appannati, lieti di lasciare a Draghi e ai suoi ministri una serie di decisioni sulle quali poi, in seconda battuta, aprire delle polemiche.

Se bisogna giudicare da queste prime giornate — ma è certo troppo presto — , il “semestre bianco” potrebbe non essere per il governo quella specie di viaggio agli inferi che alcuni preconizzavano. In realtà è il fattore Quirinale che si a…

L’estate rovente degli incendi che divorano l’Europa del Sud è anche l’estate in cui il dibattito pubblico sembra quasi indifferente al dramma che si sta consumando. Un mese abbondante di ferie per il Parlamento e la sensazione che il tema della distruzione ambientale non sia prioritario nella cultura politica, salvo le frasi di circostanza. Tutto è delegato al governo e alla protezione civile, come se si trattasse di mere questioni tecniche. Ma è solo una delle contraddizioni di queste settimane. Nel complesso i partiti restano appannati, lieti di lasciare a Draghi e ai suoi ministri una serie di decisioni sulle quali poi, in seconda battuta, aprire delle polemiche.

Se bisogna giudicare da queste prime giornate — ma è certo troppo presto — , il “semestre bianco” potrebbe non essere per il governo quella specie di viaggio agli inferi che alcuni preconizzavano. In realtà è il fattore Quirinale che si avvia a occupare la scena. Accade poco per volta, ma sembra chiaro che nel famoso semestre le manovre e le tensioni politiche saranno rivolte, più che a buttare all’aria la maggioranza, a prepararsi per la scadenza quirinalizia di fine gennaio. E qui, al di là del gioco dei nomi, il tema è semplice. Mario Draghi è l’unico in grado di garantire che la legislatura abbia il suo naturale epilogo nella primavera 2023. Il governo attuale è solido a causa della debolezza dei partiti, ma esige che sia guidato da Draghi. Ogni diversa combinazione, fosse anche l’elezione al Quirinale del presidente del Consiglio, determinerebbe con ragionevole certezza l’anticipo elettorale già nei primi mesi del ‘22. Un anno prima della scadenza.

Di conseguenza, la prima opzione di chi desidera la stabilità, pensando ai fondi europei e alla ripresa economica, coincide con l’assetto odierno: Draghi a Palazzo Chigi, Mattarella rieletto al vertice istituzionale. È ovviamente plausibile, cioè nella normalità della Costituzione, una scelta diversa sul capo dello Stato, ma in tal caso dovrebbe realizzarsi col pieno consenso del premier, diciamo pure con la sua regìa, così da garantire lo stesso esito di fine legislatura. Non tutti sono d’accordo su questo percorso. Chi vuole l’anticipo elettorale per risolvere problemi di partito, si augura Draghi al Colle e conseguente via libera al voto. Sulla carta, una parte della destra, specie Fd’I ma non solo, condivide tale linea, benché in modo meno convinto di un tempo: la collaborazione con Draghi da parte di Lega e Forza Italia ha cambiato molti punti di vista. Il Pd di Letta può essere solo per la stabilità. Rimangono i 5S nella versione Conte e forse la sinistra di LeU che non gradisce il consolidamento dell’establishment intorno a Draghi.

Ma è soprattutto Conte che ha interesse all’anticipo elettorale, anche a costo di vedere Draghi al Quirinale. Colpisce che il giornale ufficioso dell’ex premier abbia appena pubblicato una pagina sugli “errori di Mattarella”. E in seguito un’intervista al politologo Piero Ignazi che esclude nettamente la rielezione. Di certo Conte non può dirlo, ma ha fretta di votare. Sarebbe l’unico modo per evitare lo stillicidio di un altro anno a bagnomaria. Inoltre votare significa stilare le liste a propria immagine e liberarsi di tanti avversari interni. I prossimi mesi vedranno dunque le manovre contine. Lungo una rotta — ed è un punto interessante — che non può essere quella del Pd.