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Il prezzo che il Pd paga ai 5Stelle

Enrico Letta 

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La proposta di legge sullo Ius soli è stata fin da subito il mantra di Enrico Letta, una delle parole d’ordine con cui ha voluto inaugurare la sua segreteria nel Pd. Quel Pd che sarebbe anche l’alleato dei 5Stelle. Eppure la senatrice grillina Paola Taverna in una intervista a Repubblica ha liquidato con freddezza il tema: «Ci sono altre priorità». Punto. La solita ambiguità del Movimento sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione, si dirà. Ma i 5Stelle non avevano inaugurato un nuovo corso?

La domanda per ora resta senza risposta, perché i rivolgimenti organizzativi, gli scossoni governisti di Di Maio e le assicurazioni di Conte sulla scelta di campo del centrosinistra, non bastano a certificare una vera fase due. Mentre l’uscita di Taverna semina sconcerto e amarezza tra i parlamentari dem. «Sono sempre loro, prima, dopo e durante» dice uno sconsolato Filippo Sensi. Anche perché il N…

La proposta di legge sullo Ius soli è stata fin da subito il mantra di Enrico Letta, una delle parole d’ordine con cui ha voluto inaugurare la sua segreteria nel Pd. Quel Pd che sarebbe anche l’alleato dei 5Stelle. Eppure la senatrice grillina Paola Taverna in una intervista a Repubblica ha liquidato con freddezza il tema: «Ci sono altre priorità». Punto. La solita ambiguità del Movimento sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione, si dirà. Ma i 5Stelle non avevano inaugurato un nuovo corso?

La domanda per ora resta senza risposta, perché i rivolgimenti organizzativi, gli scossoni governisti di Di Maio e le assicurazioni di Conte sulla scelta di campo del centrosinistra, non bastano a certificare una vera fase due. Mentre l’uscita di Taverna semina sconcerto e amarezza tra i parlamentari dem. «Sono sempre loro, prima, dopo e durante» dice uno sconsolato Filippo Sensi. Anche perché il Nazareno nel frattempo di acqua al mulino del Movimento ne ha portato parecchia. E non c’è bisogno di andare indietro ai tempi del governo giallorosso, quando Nicola Zingaretti definiva l’allora premier «punto di riferimento dei progressisti». Basta ricordare solo quello che è accaduto nelle ultime settimane.

Neanche un mese fa, il 18 luglio, Letta tirò fuori Giuseppe Conte dal cul de sac in cui si era cacciato sulla giustizia, sollecitando il governo — dalle pagine di Repubblica — a riaprire il confronto con i 5Stelle sulla riforma Cartabia e a prendere in considerazione alcuni “aggiustamenti”, che poi diventeranno modifiche tutt’altro che irrilevanti. Compreso il lodo sulla norma transitoria, che la capogruppo dem Debora Serracchiani avanzava sempre in quei giorni, sempre per favorire la mediazione con i grillini. 

D’accordo, Conte ha saputo trattare con Draghi e Cartabia spingendo l’asticella non oltre la soglia di rottura e allo stesso tempo è riuscito a tenere sufficientemente uniti i gruppi parlamentari. Gliene va dato atto. Ma difficilmente ci sarebbe riuscito se il Pd non gli avesse aperto la strada continuando a mediare tra lui e il premier. 

È di questi giorni invece il caso Durigon, che vede i dem pronti a sottoscrivere la mozione di sfiducia pentastellata contro il sottosegretario leghista di fede mussoliniana. E infine c’è l’invito all’ex premier alla Festa dell’Unità come ospite d’onore. Ha ragione Letta quando si lamenta degli attacchi ricevuti solo per essersi congratulato con l’avvocato dopo l’elezione a presidente del M5S: è stato un gesto di cortesia che si usa anche tra leader di partiti avversari. Ma concedere a Conte la platea benevola della festa di partito più importante dell’estate per una intervista da solo, è un assist che dovrà essere ricambiato.

Certo i 5Stelle sosterranno la candidatura del leader dem nel collegio di Siena, ma finora il loro neo presidente ufficialmente non ha speso una parola. Il momento della verità però arriverà ai ballottaggi: se i 5Stelle verranno tagliati fuori dal secondo turno a Roma e a Torino (sicuramente a Milano), allora l’ex premier dovrà chiedere i voti degli elettori pentastellati per i candidati del Pd. E dimostrare con i fatti e non solo a parole che l’alleanza con il Nazareno non è a senso unico.