Mi chiedono: «Ma lei la farebbe la terza dose?». Ovvio, se decidono che è meglio per noi vecchioni. «Ma lei cosa pensa del Green Pass?». Niente, ce l’ho e non ho ancora avuto modo di usarlo perché per ora, se vado al ristorante, scelgo un tavolo all’aperto. Se poi non bastasse e imponessero un’altra diavoleria per me irraggiungibile (tipo gara dei 100 metri per misurare lo stato di salute), rinuncerei senza problemi ai 2 stelle cui sono fedele, e semplicemente amplierei il mio ricettario tentando in casa nuove vegetarianità.
Sono davvero odiosa e già ho fatto infuriare un po’ di gente per la risposta alla lettera di un lettore, per altro molto gentile, in cui mi elencava le solite ragioni no vax che conosce anche il mio gatto e che ormai strabordano pure dal bollettino dei Bimbi Non Binari e intasano talmente i social che finalmente ho avuto il coraggio di cancellarli tutti.
La mia risposta non c…
Mi chiedono: «Ma lei la farebbe la terza dose?». Ovvio, se decidono che è meglio per noi vecchioni. «Ma lei cosa pensa del Green Pass?». Niente, ce l’ho e non ho ancora avuto modo di usarlo perché per ora, se vado al ristorante, scelgo un tavolo all’aperto. Se poi non bastasse e imponessero un’altra diavoleria per me irraggiungibile (tipo gara dei 100 metri per misurare lo stato di salute), rinuncerei senza problemi ai 2 stelle cui sono fedele, e semplicemente amplierei il mio ricettario tentando in casa nuove vegetarianità.
Sono davvero odiosa e già ho fatto infuriare un po’ di gente per la risposta alla lettera di un lettore, per altro molto gentile, in cui mi elencava le solite ragioni no vax che conosce anche il mio gatto e che ormai strabordano pure dal bollettino dei Bimbi Non Binari e intasano talmente i social che finalmente ho avuto il coraggio di cancellarli tutti.
La mia risposta non credo fosse offensiva: «Ho deciso di fidarmi più di Biden, Xi, Merkel, Macron, Trudeau, Draghi, persino dello spettinato Johnson, che delle persone che non conosco, ognuna con una sua miracolosa soluzione, magari sapientissime ma senza alcun potere decisionale né i necessari trilioni di miliardi da spendere».
Un medico sbrigativo, che si firma segnalandomi il suo sito cui ricorrere per essere salvata, mi ha definito ignorante e supponente e anche pessima giornalista che si fida senza informarsi. Ignorante certo di questo flagello, del resto come tutti, supponente non mi risulta dato che è vero, non mi affido al Mago Merlino che certo ne sa molto, ma ho solo seguito le regole democratiche che fino ad ora non mi hanno tradito, almeno non tanto. Sapendo quel troppo o niente che tutti sanno, come cittadina italiana, mentre come giornalista mi informavo avidamente della prossima Mostra del Cinema di Venezia, cioè di quello che mi chiedono il mio mestiere e il mio piacere.
Una mia foto di bambina molto piccola che piange disperatamente mi ricorda di aver contratto quella che si chiamava tosse asinina: non morii come tanti ma poi per mesi non parlai ne camminai più. Allora non c’era il vaccino antipertosse. Da quando invece c’è quello antinfluenzale, lo faccio tutti gli anni e, non sarà certo per quello ma per la mia erculea tempra, sono arrivata alla mia età molto traballante ma viva.
Può darsi che mi sbagli, per carità, ma di errori ne ho fatti milioni e ho imparato a non pentirmene mai, tanto prima o poi si riparano da soli.
Io credo che ci sia una parte della scienza ragionevolmente insoddisfatta delle soluzioni alle quali si è arrivati e sulle quali si sta proseguendo a tentoni, intendo la scienza vera, non i visionari e gli incattiviti.
E mi permetto di essere vistosamente reazionaria, scorretta, elitaria, snob, diciamo pure razzista, quando vedo in televisione le piazze piene di pancioni scalmanati, di vecchie col dito alzato, di cartelli che inneggiano al culo in cui introdurre il vaccino.
Mi spiace, non posso condividere. E il mio sospetto è che molti degli urlanti il vaccino l’hanno fatto e la loro furia è solo una posizione politica, oppure un grido di generica disperazione. In un mondo che crolla, in una società che si immiserisce culturalmente ed economicamente, la paura, il senso di estraneità al futuro, il nulla che sappiamo, l’improvvisa esclusione di chi non è nativo digitale, il lavoro, quando c’è, diventato schiavitù. Rifiutare le regole per una possibile fine della pandemia, opporsi a quella che pare essere la soluzione più percorribile per miliardi di umani (il Covid sino ad oggi ne ha ammazzato 4.314.196) è la sola libertà, il solo modo di ribellarsi che resta a troppi.