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Salvini e il baratto su Durigon

Claudio Durigon  

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Il gioco della Lega
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È sconfortante essere costretti ad assistere alle giustificazioni di Claudio Durigon e alle tecniche di difesa che ne ha imbastito il suo partito, la Lega. Durigon è, come molti ormai sapranno, il sottosegretario all’Economia che ha proposto di cambiare il nome del parco cittadino di Latina: da “Falcone e Borsellino” ad “Arnaldo Mussolini”, il fratello del duce. Poi ha fatto dietrofront e ha ritenuto subito di precisare che lui non ha nulla contro Falcone e Borsellino, anzi.

D’istinto — quello che più racconta di un politico — a Durigon è sembrato urgente fugare il dubbio che disistimi i magistrati ammazzati dalla mafia anziché quello di essere un nostalgico del fascismo. Poi ha precisato: non sono un fascista. Tanto dovrebbe bastarci. Perché il sofisma dietro il quale da anni si schermano gli ammiratori del Ventennio è questo: non penserete mica che stiamo tramando per restaurare il regi…

È sconfortante essere costretti ad assistere alle giustificazioni di Claudio Durigon e alle tecniche di difesa che ne ha imbastito il suo partito, la Lega. Durigon è, come molti ormai sapranno, il sottosegretario all’Economia che ha proposto di cambiare il nome del parco cittadino di Latina: da “Falcone e Borsellino” ad “Arnaldo Mussolini”, il fratello del duce. Poi ha fatto dietrofront e ha ritenuto subito di precisare che lui non ha nulla contro Falcone e Borsellino, anzi.

D’istinto — quello che più racconta di un politico — a Durigon è sembrato urgente fugare il dubbio che disistimi i magistrati ammazzati dalla mafia anziché quello di essere un nostalgico del fascismo. Poi ha precisato: non sono un fascista. Tanto dovrebbe bastarci. Perché il sofisma dietro il quale da anni si schermano gli ammiratori del Ventennio è questo: non penserete mica che stiamo tramando per restaurare il regime? Non sarete così pazzi da accusarci di voler rifare la marcia su Roma? Chiedono, quelli come Durigon, la libertà di coltivare la loro nostalgia e fascinazione per la dittatura mussoliniana in cambio dell’ovvia constatazione che non stanno per rapire e uccidere Giacomo Matteotti.

Lo schema è passivo-aggressivo: loro esaltano e rivalutano il regime e chi li biasima viene fatto passare per un fanatico che vede ancora il fascismo ottant’anni dopo la sua fine. Il principale e deprimente argomento con cui Giorgia Meloni, leader di partito che ambisce a Palazzo Chigi, evita di esprimere un giudizio sul fascismo, l’ultima volta ancora nella sua recente autobiografia, è questo: “Sono nata nel 1977”. Dunque, secondo il giochino meloniano, non è in malafede lei, che si aggrappa all’anagrafe per non dover dire ciò che pensa, ma chi cerca di trascinarla in un passato superato. 

Poi c’è la condotta della Lega. Ma non si vuole qui tanto parlare di Matteo Salvini, che per difender Durigon si è rifugiato nella dialettica appena descritta spiegando che fascismo e comunismo sono sconfitti dalla storia, dunque con in più la stolta equiparazione delle ideologie. Più interessante — e sconfortante, come si diceva all’inizio — è il tentativo della Lega di abbassare la tensione, di tacere sperando che la polemica su Durigon si abbassi come un polverone d’agosto.

La politica si è abituata sempre più alla licenza di chiacchiera, tutto è possibile dire senza pagare dazio, il mestiere si può esercitare senza onore e figuriamoci la disciplina, si confida nel rumore di una nuova soverchiante polemica che oscura la precedente, le disfide dell’era social si susseguono come le corse dei levrieri, avanti una nuova batteria e magari un nuovo pubblico. È in questa melma che la Lega spera di tenere a galla Durigon. Magari barattando la benevolenza del governo su di lui in cambio di un’opposizione più morbida su alcuni ministri (un partito di governo che fa opposizione ai ministri, a questo siamo), Lamorgese in testa.

Salvini ama il baratto. Quando governava con il M5S, pur di portare a casa i suoi provvedimenti bandiera, contribuì ad approvare leggi care ai grillini che ora vuole abrogare con il referendum. Tutto è permesso, tutto si può dimenticare. Il pudore, per primo. Anche per questo sarebbe importante invertire la tendenza e mettere Durigon fuori dal governo.