✕

Afghanistan, perché Biden ha scelto il ritiro

(afp)

Ascolta l'audio

L’elettorato americano non vuole più guerre, per questo il presidente non ha sbagliato la sua decisione
3 minuti di lettura

È stato uno strazio assistere all'avanzata dei talebani, che in qualche mese ha annullato vent'anni di sforzi degli afghani e della comunità internazionale per costruire uno stato dignitoso, sicuro e funzionante. Domenica i talebani hanno concluso la loro sbalorditiva operazione entrando a Kabul e spingendo alla fuga il presidente Ashraf Ghani.

Questa presa di potere incontrastata solleva ovvi interrogativi sulla bontà della decisione di Joe Biden di ritirare le forze statunitensi e di coalizione dall'Afghanistan. Paradossalmente però la rapida e agevole avanzata dei talebani è la conferma che Biden ha agito correttamente e non deve invertire la rotta.

L'inefficienza e il crollo delle istituzioni militari e governative afghane convalidano la posizione di Biden, scettico sul fatto che ulteriori azioni di sostegno avrebbero consentito al governo di Kabul di autonomizzarsi. La comunità internazionale ha devoluto una ventina d…

È stato uno strazio assistere all'avanzata dei talebani, che in qualche mese ha annullato vent'anni di sforzi degli afghani e della comunità internazionale per costruire uno stato dignitoso, sicuro e funzionante. Domenica i talebani hanno concluso la loro sbalorditiva operazione entrando a Kabul e spingendo alla fuga il presidente Ashraf Ghani.

Questa presa di potere incontrastata solleva ovvi interrogativi sulla bontà della decisione di Joe Biden di ritirare le forze statunitensi e di coalizione dall'Afghanistan. Paradossalmente però la rapida e agevole avanzata dei talebani è la conferma che Biden ha agito correttamente e non deve invertire la rotta.

L'inefficienza e il crollo delle istituzioni militari e governative afghane convalidano la posizione di Biden, scettico sul fatto che ulteriori azioni di sostegno avrebbero consentito al governo di Kabul di autonomizzarsi. La comunità internazionale ha devoluto una ventina d'anni, molte vite e migliaia di miliardi di dollari al bene dell'Afghanistan - smantellando Al Qaeda, respingendo i talebani, addestrando ed equipaggiando le forze armate afghane, sostenendo le istituzioni governative e investendo nella società civile del Paese.

Sono stati fatti notevoli passi avanti, ma non è bastato. Come ha mostrato la celere avanzata dei talebani neppure vent'anni di sostegno costante sono serviti a creare istituzioni afghane in grado di stare a galla. Questo perché la missione è stata fin dall'inizio segnata da un errore fatale. È stata una follia cercare di trasformare l'Afghanistan in uno stato unitario, centralizzato. La difficile topografia del Paese, la sua complessità etnica e le alleanze tribali e locali danno vita a una costante frammentazione politica. L'area geografica travagliata e l'ostilità alle interferenze esterne rendono rischioso l'intervento straniero.

Questa situazione ineluttabile ha reso fallimentare qualsiasi sforzo teso a trasformare l'Afghanistan in uno stato moderno. Biden ha fatto bene a prendere la difficile decisione di procedere al ritiro, ponendo fine a sforzi inutili tesi a un obiettivo irrealizzabile.

A sostegno del ritiro va anche il fatto che gli Stati Uniti, pur avendo fallito sul fronte del nation-building, hanno centrato il loro principale obiettivo strategico: impedire attacchi futuri provenienti da territorio afghano contro l'America e i suoi alleati. Gli Stati Uniti e i loro partner di coalizione hanno decimato Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan. Lo stesso vale per la branca afghana dello Stato islamico, che si è dimostrata incapace di portare avanti attacchi transnazionali dall'Afghanistan.

Contemporaneamente gli Usa hanno costruito un partenariato globale per la lotta al terrorismo in tutto il mondo, condividendo l'intelligence pertinente e incrementando le difese interne. Oggi gli Stati Uniti e i loro alleati sono bersagli molto più difficili da colpire rispetto all'11 settembre. È dagli attentati di Londra del 2005 che Al Qaeda non riesce a portare a termine atti terroristici di grandi proporzioni all'estero.

Ovviamente non esiste certezza che i talebani non offrano di nuovo rifugio ad Al Qaeda o gruppi analoghi, ma è improbabile. I talebani se la sono cavata benissimo da soli e non hanno bisogno di allearsi con Al Qaeda. Il loro desiderio di mantenere un certo grado di legittimità e sostegno internazionale soffocherà la tentazione di dare asilo a gruppi che mirano a organizzare attacchi terroristici contro potenze straniere e che hanno scarso interesse a cercare di riformarsi in Afghanistan, quando possono farlo più facilmente altrove.

Infine, Biden fa bene a difendere la sua decisione di porre termine alla missione militare Usa, perché la scelta rispecchia il volere dell'elettorato. Gran parte dell'opinione pubblica americana non ne può più delle "guerre eterne" in Medio Oriente. A fronte di decenni di insoddisfazione economica tra i lavoratori, esacerbata dall'impatto devastante della pandemia, l'elettorato preferisce che le tasse vadano alle scuole del Kansas, non a quelle di Kandahar. In realtà il populismo illiberale che ha portato all'elezione (e alla quasi riconferma) di Donald Trump è emerso in parte in reazione all'intervento Usa nel Medio Oriente esteso, percepito come impegno esagerato.

Gli sforzi di Biden tesi a risanare la democrazia americana puntano a realizzare investimenti interni. I provvedimenti che hanno come oggetto le infrastrutture e la politica sociale oggi all'esame del Congresso rappresentano passi importanti nella giusta direzione. Ma anche la politica estera ha un peso. Se Biden vuole portare avanti la "politica estera per la classe media" che si è impegnato a perseguire, ha bisogno che le sue scelte abbiano l'appoggio dell'opinione pubblica.

L'Afghanistan necessiterà del sostegno della comunità internazionale. Ma la missione militare a guida statunitense ha fatto il suo corso. Purtroppo il massimo che la comunità internazionale può fare è contribuire ad alleviare le sofferenze umanitarie e spingere gli afghani a ricorrere alla diplomazia, al compromesso e alla moderazione mentre il loro Paese cerca di trovare un equilibrio politico pacifico e stabile.

(Traduzione di Emilia Benghi)