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Afghanistan, il diritto delle genti

Afghanistan, evacuazione di alcuni cittadini all'aeroporto di Kabul (reuters)

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I rifugiati e la Costituzione
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C'è una norma - anzi un principio di civiltà giuridica - di cui nessuno rammenta l'esistenza, mentre l'Afghanistan ribolle, mentre la politica italiana diffonde bolle di parole. Eppure quella norma ci accompagna da tre quarti di secolo, sovrasta le 50 mila leggi che abbiamo sul groppone, governa l'azione dei governi. E offre un criterio univoco e preciso, dinanzi alla crisi umanitaria destinata a infrangersi, come una marea, sulle nostre coste, oltre che sulle diverse contrade d'Europa.


Dice l'articolo 10 della Costituzione: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica". In quelle parole risuona la fraternité inalberata dai rivoluzionari francesi del 1789, e da lì esportata anche in Italia, attraverso le Repubbliche giacobine di fine Settecento. Ma vi riecheggia in…

C'è una norma - anzi un principio di civiltà giuridica - di cui nessuno rammenta l'esistenza, mentre l'Afghanistan ribolle, mentre la politica italiana diffonde bolle di parole. Eppure quella norma ci accompagna da tre quarti di secolo, sovrasta le 50 mila leggi che abbiamo sul groppone, governa l'azione dei governi. E offre un criterio univoco e preciso, dinanzi alla crisi umanitaria destinata a infrangersi, come una marea, sulle nostre coste, oltre che sulle diverse contrade d'Europa.


Dice l'articolo 10 della Costituzione: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica". In quelle parole risuona la fraternité inalberata dai rivoluzionari francesi del 1789, e da lì esportata anche in Italia, attraverso le Repubbliche giacobine di fine Settecento. Ma vi riecheggia inoltre la Xenia, il rituale dell'accoglienza celebrato nella Grecia antica ("Sii giusto e pietoso protettore degli ospiti", canta il coro nelle Supplici di Eschilo). Perché lo straniero è sempre un disgraziato, in viaggio fra terre sconosciute come il protagonista dell'Odissea di Omero. E perché merita dunque una pietas che gli restituisca la propria dignità, quale traspare nella scultura romana del Galata morente e in altre opere artistiche dell'Antichità. D'altronde questo sentimento riflette un comandamento biblico, è legge religiosa, oltre che giuridica o morale: "Non lederai il diritto dello straniero o dell'orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova" (Deuteronomio, libro XXIV, 17).


Ecco, è questo il lascito del quale siamo immemori. È il "diritto delle genti" evocato in Assemblea costituente, nella prima bozza dell'articolo 10. E quel diritto copre come un manto chiunque fugga da una guerra, da un teatro di violenze. Nel 1947 i comunisti avrebbero voluto limitarlo ai perseguitati politici; ma in ultimo prevalse la posizione dei cattolici, con una formula più larga, più comprensiva. Si può forse obiettare circa la sua applicazione ai migranti economici, a quanti cercano scampo dalla morte per fame. Ma non c'è dubbio che il diritto d'asilo valga per i rifugiati, ossia per chi subisca specifici atti di persecuzione, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951.


In Afghanistan, è il caso dell'intera popolazione femminile, oltre che di buona parte di quella maschile. Senza dire dei minori bisognosi d'assistenza umanitaria, che l'Unicef stima in 10 milioni. Quando s'alzerà un'ondata migratoria da quella regione, sarà possibile arginarla con la forza, ma a costo di negare la forza del diritto.


Sennonché è questa negazione che viene messa in scena dalla politica italiana. Soprattutto dalla destra, e tuttavia non solo. L'esercizio prevalente consiste nel distinguere i figli dai figliastri, oppure nel rimpallare su altri Stati la responsabilità di farvi fronte. Così, la Lega di Salvini propone d'accogliere soltanto donne e bambini. Fratelli d'Italia se ne lava le mani, li accolgano, semmai, i Paesi confinanti. A sinistra porte aperte alle donne espressamente minacciate e ai collaboratori della nostra ambasciata (2 mila persone), per gli altri si vedrà. Analoga, fin qui, la posizione del governo italiano. Sempre meglio dell'Austria, che sta addirittura procedendo ai rimpatri forzati in Afghanistan. Ma nessun corridoio umanitario sarà mai sufficiente, se circoscritto a pochi eletti. E non sarà nemmeno giusto, nel senso della giustizia costituzionale. Perché un diritto o c'è o non c'è, altrimenti diventa una supplica al sovrano. Mentre l'asilo - garantito dall'articolo 10 - è un diritto a tutto tondo. "Il diritto ad avere diritti", come diceva Hannah Arendt.