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La Germania e il dopo Merkel: se Scholz spaventa la Cdu

Olaf Scholz e Angela Merkel (afp)

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La questione, per i cristianodemocratici tedeschi, non è più con chi governeranno, ma se governeranno
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"Non ho voglia di andare all'opposizione". È stato il governatore della Baviera, Markus Söder, a riassumere l'umore prevalente nella Cdu/Csu. Il suo appassionato intervento al Tempodrom di Berlino non è riuscito a mascherare il clima da Waterloo che sta attanagliando il partito. I sondaggi danno i socialdemocratici a un soffio dai conservatori. E non perché il vicecancelliere Olaf Scholz abbia impostato una campagna elettorale travolgente. Ma perché la forza politica di Angela Merkel ha perso quasi dieci punti in poche settimane. La questione, per i cristianodemocratici tedeschi, non è più con chi governeranno, ma se governeranno.


Il candidato Armin Laschet, inciampato in una gaffe dopo l'altra, ha dovuto chiamare in soccorso persino la cancelliera, che aveva espresso in ogni sede la sua ferma intenzione a tenersi lontana dai comizi. "Sapete che da quando ho lasciato la guida della Cdu, quasi tre anni fa, mi t…

"Non ho voglia di andare all'opposizione". È stato il governatore della Baviera, Markus Söder, a riassumere l'umore prevalente nella Cdu/Csu. Il suo appassionato intervento al Tempodrom di Berlino non è riuscito a mascherare il clima da Waterloo che sta attanagliando il partito. I sondaggi danno i socialdemocratici a un soffio dai conservatori. E non perché il vicecancelliere Olaf Scholz abbia impostato una campagna elettorale travolgente. Ma perché la forza politica di Angela Merkel ha perso quasi dieci punti in poche settimane. La questione, per i cristianodemocratici tedeschi, non è più con chi governeranno, ma se governeranno.


Il candidato Armin Laschet, inciampato in una gaffe dopo l'altra, ha dovuto chiamare in soccorso persino la cancelliera, che aveva espresso in ogni sede la sua ferma intenzione a tenersi lontana dai comizi. "Sapete che da quando ho lasciato la guida della Cdu, quasi tre anni fa, mi tengo sempre lontana da eventi elettorali", ha ricordato anche ieri dal palco del Tempodrom. "Ma oggi posso dire che sono molto contenta di essere qui". Non esattamente un intervento da spellarsi le mani.


La stessa Merkel, del resto, ha dovuto ammettere che per la prima volta dal 1949 un cancelliere in carica non si ricandida e che si tratta di una sfida "complessa". In parte, è la ragione per cui la corsa per la conquista della sua poltrona è cominciata in salita. I tedeschi non amano i cambiamenti: per oltre 50 degli ultimi 72 anni si sono affidati ai conservatori per la guida del Paese. E il leggendario slogan "niente esperimenti" di Konrad Adenauer è sempre rimasto una bandiera per una forza politica che ama presentarsi solida e immutabile. Nel 2013 il mantra della campagna per la rielezione di Merkel fu ancora più soporifero: "Mi conoscete". Stravinse sfiorando quasi la maggioranza assoluta dei seggi al Bundestag.


Il suo erede, Armin Laschet, ha vinto molte battaglie inseguito dall'accusa di non avere la gravitas da cancelliere, di essere privo di carisma. Ma come ci disse una volta il brillante scrittore tedesco Thomas Brussig, "la Germania ha avuto un carismatico di troppo". E molti che accusano Laschet di scarso magnetismo dimenticano che le stesse accuse furono rivolte all'inizio della loro carriera ai due cancellieri più longevi della storia tedesca, Helmut Kohl e Angela Merkel. Il primo continuò ad essere chiamato "la pera" o "il ciccione" anche da cancelliere. La seconda venne battezzata nei primi anni della sua carriera "la ragazza" di Kohl, poi, dai suoi colleghi che ancora la credevano una meteora, "mutti", "mammina". Il problema non è il carisma.


La voragine che l'addio di Merkel sta aprendo nel panorama politico tedesco non è banale. E non sta risucchiando soltanto Laschet, crollato al 22%. Annalena Baerbock, spitzenkandidatin dei Verdi, è crollata sotto al 20%. Il vicecancelliere e ministro delle Finanze Olaf Scholz arranca intorno al 20-21%. I tedeschi, che hanno premiato la cancelliera con indici di popolarità stellari durante la pandemia, trascinando la Cdu al 38%, pensano che nessun candidato alla successione valga più del 25%.


Tuttavia, l'eventuale sorpasso di Olaf Scholz sarebbe un'ottima notizia, per l'Europa e per l'Italia. Per la sfida elettorale il ministro delle Finanze ha indossato la faccia feroce del custode del pareggio di bilancio e ha escluso, anche in un'intervista a questo giornale, una revisione del Patto di stabilità. Ma in quattro anni da ministro ha fatto dimenticare il suo predecessore, Wolfgang Schäuble, assumendo costantemente un ruolo di mediazione in Europa, anche contro le rimostranze rigoriste dei Frugali, e smettendo i panni da maestrina. E quando fu varato il Recovery Plan, parlò di "momento hamiltoniano", di straordinaria convergenza dell'Europa.


Nei suoi colloqui a quattr'occhi, Scholz lascia intendere che sarebbe un cancelliere molto più europeista di quanto non sembrino i suoi slogan, le sue interviste e i suoi comizi. Intanto, per vincere le elezioni, mentre la Cdu/Csu continua ad arrovellarsi sulla sua identità, Scholz sta facendo la campagna elettorale più intelligente. Sta puntando sulla esperienza di governo. Sulla sua nomea di noioso, prevedibile e solido ministro. Sta andando a caccia dei voti di Angela Merkel.