Quello che ho imparato finora del mestiere dell'insegnante è che consiste essenzialmente nel rispondere alle interrogazioni, più che nel farle. Al principio dello scorso anno le domande dei ragazzi erano accompagnate da paura e incertezza. Non fu un bell'inizio: eravamo nel nostro luogo, quello che ci era familiare, eppure ci sentivamo in terra straniera, sotto costante e silente minaccia, ciascuno un potenziale pericolo per l'altro, consapevoli che quella parvenza di normalità fatta di spiegazioni, sorrisi, battute e ramanzine, sarebbe durata poco. Sapevamo tutti, pur senza dircelo, che i banchi con le rotelle, la sanificazione di penne e quaderni, i percorsi a senso unico nei corridoi e tutti i protocolli che avevamo scrupolosamente acquisito non avrebbero potuto preservarci dall'interruzione delle attività in presenza e dal ritorno alla didattica a distanza. Era solo questione di tempo, e così è stato, purtroppo.
Quest'…
Quello che ho imparato finora del mestiere dell'insegnante è che consiste essenzialmente nel rispondere alle interrogazioni, più che nel farle. Al principio dello scorso anno le domande dei ragazzi erano accompagnate da paura e incertezza. Non fu un bell'inizio: eravamo nel nostro luogo, quello che ci era familiare, eppure ci sentivamo in terra straniera, sotto costante e silente minaccia, ciascuno un potenziale pericolo per l'altro, consapevoli che quella parvenza di normalità fatta di spiegazioni, sorrisi, battute e ramanzine, sarebbe durata poco. Sapevamo tutti, pur senza dircelo, che i banchi con le rotelle, la sanificazione di penne e quaderni, i percorsi a senso unico nei corridoi e tutti i protocolli che avevamo scrupolosamente acquisito non avrebbero potuto preservarci dall'interruzione delle attività in presenza e dal ritorno alla didattica a distanza. Era solo questione di tempo, e così è stato, purtroppo.
Quest'anno mi aspetto domande diverse, il primo giorno, condite da meno paura e più speranza. Nonostante i volti seminascosti dalle mascherine, i gel disinfettanti diligentemente disposti sui banchi, gli ingressi scaglionati e le sedie (fisse o mobili che siano) opportunamente distanziate, mi aspetto che dalla prudenza fiorisca anche l'ottimismo e con esso coabiti in un territorio comune, capace di coniugare diritto allo studio e diritto alla salute, più e meglio rispetto a quanto avvenuto in passato. Domande sulle gite che faremo nel corso del quadrimestre, ad esempio, sull'ora di educazione fisica, attesa come una manna dal cielo, o dei lavori di gruppo che tanto appassionano i ragazzi.
So anche che qualcuno mi chiederà consiglio sulla vaccinazione e che dovrò fornire una risposta. Pur non essendo un medico, né un virologo, né uno dei loro genitori dovrò offrire a chi me lo chiederà il mio punto di vista, discutere insieme a loro di una scelta da fare. Ed è questa la più grande differenza tra lo scorso anno scolastico e il presente: oggi abbiamo una scelta che prima non avevamo e possiamo sfruttarla.
Se l'anno scolastico passato il rientro in classe era stato un salto nel vuoto, stavolta al confronto potrebbe essere un volo di linea, magari turbolento, con qualche vuoto d'aria, ma che ci porti infine a destinazione. L'obbligo vaccinale per i docenti è una decisione che, condivisa o meno, ci mette nella condizione di ripartire in uno scenario completamente diverso e che ci permette di appoggiare i nostri interrogativi su una base più solida. Chi lavora nella scuola sa che è così che cresce la conoscenza, dalle domande, quelle che ci fanno i ragazzi e quelle che noi facciamo a loro e dalle risposte che insieme riusciamo a costruire.
Naturalmente il vaccino è solo una parte della risposta, molte sono le domande che il mondo della scuola pone da tempo, come la tanto invocata riforma del sistema scolastico, il sistema di valutazione di docenti e alunni, il numero di alunni per classe, e, più in generale, un'edilizia scolastica che è ancora insufficiente e in alcuni casi fatiscente.
Il ritorno in presenza è però il primo passo verso il recupero di una quotidianità che in un anno e mezzo è andata perduta, così come sono andate perdute tante domande dei nostri alunni, forzosamente "mutati" dalle lezioni a distanza. Poi ci si potrà interrogare sulle problematiche della scuola, che sono più antiche del Covid e che sono esplose grazie al detonatore dell'emergenza sanitaria.
Ogni domanda, ogni risposta, ogni scelta può avvicinarci per tentativi e approssimazioni alla definizione di regole condivise per il rientro in classe. Poi, certo, le incertezze rimangono e ogni decisione può apparire parziale e finire per scontentare qualcuno, ma anche questo fa parte del compito di chi sta in cattedra o alla guida di una comunità grande o piccola che sia: provare a dare risposte senza smettere di coltivare dubbi.