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Trasfusioni di conoscenza

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Come contrastare l'ignoranza e la paura sui vaccini
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Tutto ciò che avviene in ospedale, dalla parte di chi cura o di chi viene curato, merita attenzione e rispetto perché dove c'è cura là c'è l'umano. Mi ha molto colpito, come un diapason d'allarme, la notizia di due figlie che si sarebbero opposte a una trasfusione di sangue per l'anziano padre, preoccupate che il sangue donato fosse di persona vaccinata contro il coronavirus. Voglio sperare, ma ne sono sicuro, che le figlie si siano ricredute e auguro all'anziano degente tutto il bene che può provenire da uno dei gesti più belli del mondo, quello che celebriamo ogni 14 giugno, giornata mondiale dei donatori di sangue. Leggendo la notizia ho pensato al romanzo di McEwan La ballata di Adam Henry (Richard Eyre ne ha tratto un bel film con Emma Thompson), storia di un minorenne, testimone di Geova, leucemico, bisognoso di una trasfusione che la sua fede gli proibisce.


Paure, diffidenze e superstizioni, talora abbel…

Tutto ciò che avviene in ospedale, dalla parte di chi cura o di chi viene curato, merita attenzione e rispetto perché dove c'è cura là c'è l'umano. Mi ha molto colpito, come un diapason d'allarme, la notizia di due figlie che si sarebbero opposte a una trasfusione di sangue per l'anziano padre, preoccupate che il sangue donato fosse di persona vaccinata contro il coronavirus. Voglio sperare, ma ne sono sicuro, che le figlie si siano ricredute e auguro all'anziano degente tutto il bene che può provenire da uno dei gesti più belli del mondo, quello che celebriamo ogni 14 giugno, giornata mondiale dei donatori di sangue. Leggendo la notizia ho pensato al romanzo di McEwan La ballata di Adam Henry (Richard Eyre ne ha tratto un bel film con Emma Thompson), storia di un minorenne, testimone di Geova, leucemico, bisognoso di una trasfusione che la sua fede gli proibisce.


Paure, diffidenze e superstizioni, talora abbellite da un semilucido argomentare, sono figlie della psiche (che spesso sposa un'idea di cultura). Vanno ascoltate. Una di queste è la paura di qualcosa "che ti mettono dentro", fantasma che l'attuale stagione di vaccini ha riportato in auge, con angosce di contaminazione e di controllo da parte di qualcosa che viene inoculato dall'esterno. Nonostante gli evidenti successi del vaccino, cresce la sfiducia nella ricerca scientifica (eppure altri vaccini hanno debellato gravissime malattie). Sono però convinto che certi livelli non sarebbero stati raggiunti se paura e ignoranza non fossero state usate in chiave propagandistica e populista. L'ostilità per i Green Pass e la rabbia per una fantomatica "dittatura sanitaria" hanno persino alimentato rappresentazioni eroiche di sé come partigiani di libertà e di autodeterminazione. Dimenticando che la libertà è figlia della responsabilità, la quale non è senso del dovere o ubbidienza a regole imposte, ma comportamento volontario dettato dalla consapevolezza delle conseguenze.

 

Responsabilità deriva da respond?re, cioè impegnarsi a rispondere, a sé e all'altro, delle proprie scelte. Per questo la responsabilità è il fondamento della cura, passaggio difficile e non certo indolore dal dominio del "solo io" alla convivenza del "noi". Le difficoltà di questo passaggio possono creare l'onda psicologicamente autoriferita e politicamente schiumosa di quell'aggressività passiva che finisce per dire: "sono libero di non vaccinarmi". Si abbandonano alcuni presupposti condivisi basati sull'evidenza scientifica, la statistica, l'osservazione, soprattutto si abbandona un'idea di scienza che non è verità rivelata, come proprio gli antiscientifici fideisticamente vorrebbero, ma percorso di costruzione aperto al dubbio e guidato da ipotesi da verificare. Vedo molti cittadini prigionieri delle proprie "bolle epistemiche", abitanti delle cosiddette echo chambers. Le prime sono quando escludi dalla tua informazione altre fonti se non quelle che confermano la tua opinione; le seconde, rinforzate da un uso autoconfermatorio della Rete, sono quando diffidi di informazioni che non ribadiscono la tua opinione e anzi le discrediti. La sofferenza del nostro tessuto sociale (la sua componente cognitiva e affettiva affamata di certezze identitarie, ed essere no-vax lo è), richiede ascolto e confronto, ma anche regole ed esame di realtà. I media e il parlamento sono luoghi cruciali. Io punto molto anche sul dialogo nelle aule scolastiche e nelle corsie d'ospedale. In fondo sono i luoghi dove più facilmente entriamo in contatto con le cose che non sappiamo e con ciò di cui abbiamo paura. Ignoranza e paura possono essere motori di pericolo e di resa, ma anche luoghi che attendono trasfusioni di conoscenza.