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Il referendum sull'eutanasia: l'ultimo grimaldello

Un banchetto per la raccolta di firme per il referendum sull'eutanasia legale (ansa)
È la sola voce offerta ai cittadini, specie in questa stagione d'emergenze
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Chi ha paura del referendum? Quello sull'eutanasia ha già varcato la soglia delle 500 mila firme (e superato le 750 mila), con sei settimane d'anticipo rispetto alla scadenza; e senza l'appoggio d'un gruppo parlamentare né un partito, dato che il comitato promotore s'incarna nell'Associazione Coscioni, insieme a una rete di gruppi civici e realtà territoriali. Una sorpresa, o meglio una disgrazia, per quanti confidavano nell'inerzia delle Camere. D'altronde la prima proposta di legge sull'eutanasia recava la firma di Loris Fortuna, 37 anni fa: campa cavallo. Sicché è partita la contraerea dei cattolici, anche stavolta nel silenzio dei partiti, ammesso che i partiti cattolici siano ancora vivi. Difatti a ribellarsi è la Conferenza episcopale, la Pontificia accademia per la vita, l'Associazione dei medici cattolici. E la diatriba, al momento, si sviluppa su argomenti giuridici, in attesa della conta nelle …

Chi ha paura del referendum? Quello sull'eutanasia ha già varcato la soglia delle 500 mila firme (e superato le 750 mila), con sei settimane d'anticipo rispetto alla scadenza; e senza l'appoggio d'un gruppo parlamentare né un partito, dato che il comitato promotore s'incarna nell'Associazione Coscioni, insieme a una rete di gruppi civici e realtà territoriali. Una sorpresa, o meglio una disgrazia, per quanti confidavano nell'inerzia delle Camere. D'altronde la prima proposta di legge sull'eutanasia recava la firma di Loris Fortuna, 37 anni fa: campa cavallo. Sicché è partita la contraerea dei cattolici, anche stavolta nel silenzio dei partiti, ammesso che i partiti cattolici siano ancora vivi. Difatti a ribellarsi è la Conferenza episcopale, la Pontificia accademia per la vita, l'Associazione dei medici cattolici. E la diatriba, al momento, si sviluppa su argomenti giuridici, in attesa della conta nelle urne. Sarà bene prenderli sul serio, benché il diritto, alle nostre latitudini, non sia mai una cosa seria.


Primo: l'ammissibilità del referendum. La Costituzione disciplina soltanto quello abrogativo; l'esperienza, viceversa, ci ha donato una quantità di referendum manipolativi, e in sostanza innovativi. Basta cancellare dal testo della legge una virgola di qua, un aggettivo di là, e qualsiasi frase cambia senso, come in un gioco di parole. Ma in questo caso no, nessun giochino. Il quesito che verrà sottoposto agli elettori propone d'amputare un intero periodo dall'articolo 579 del codice penale, quello che punisce l'omicidio del consenziente. Sopravvive tuttavia la pena se il fatto è commesso nei confronti di minori, degli infermi di mente, di persone il cui consenso venga estorto con la violenza o con l'inganno. Dunque un'abrogazione parziale, rispettando in pieno la Costituzione.


Secondo: gli effetti. Qui l'obiezione è più tosta, più calibrata. La formula Giovanni Flick, presidente emerito della Consulta: il referendum apre una contraddizione, perché al suo esito rimarrebbe punito l'aiuto al suicidio (meno grave) e non l'omicidio del consenziente (più grave). Vero, ma quest'effetto s'accompagna giocoforza a ogni intervento di depenalizzazione, specie in un ordinamento affollato come il nostro, dove s'incontrano 35 mila fattispecie di reato. A guardarsi attorno, si troverà sempre una condotta penale più innocente di quella che il referendum intende depenalizzare. Dovremmo vietare allora tutti i referendum sui delitti e sulle pene, ma sarebbe, questa sì, una pena.


Terzo: il conflitto tra valori. Da un lato, la sacralità della vita, bene indisponibile e intangibile; dall'altro, la libertà degli individui, che si traduce nell'autodeterminazione, nella facoltà di decidere sul proprio destino. Due valori opposti, di matrice etica, religiosa, filosofica, e però anche giuridica, dato che la Costituzione ritaglia uno spazio per entrambi. Come si compone, dunque, la loro antinomia? Attraverso la tecnica del bilanciamento (balancing test), da sempre in uso presso i tribunali costituzionali. Significa che nessun valore può ottenere il sopravvento, schiacciando le ragioni dell'altro; altrimenti s'aprirebbe un varco alla "tirannia dei valori" paventata da Carl Schmitt. Ma è esattamente questa la virtù del quesito referendario, la sua prudenza, giacché l'eutanasia legale rimane illecita in tre distinte situazioni.


Quarto: la democrazia referendaria. È un intralcio, se non proprio un ostacolo, alla democrazia rappresentativa? L'accusa risuona contro i referendum sulla giustizia promossi dai Radicali e dalla Lega, che si sarebbero messi per traverso rispetto alla riforma Cartabia; ma viene pronunziata, sia pure a voce bassa, anche nei riguardi dell'eutanasia. Tuttavia è un'accusa infondata, soprattutto in questo caso. Sui temi etici il Parlamento non cava un ragno dal buco; e infatti i ragni stanno tutti sottoterra, dall'omofobia allo Ius soli, dalla legge sulle droghe leggere a quella sull'eutanasia. Il referendum, perciò, è l'unico grimaldello che ci resta. È anche la sola voce offerta ai cittadini, specie in questa stagione d'emergenze, dove rimbomba la voce solitaria del governo. Non a caso da luglio è stata avviata una raccolta firme anche per un doppio referendum sulla caccia. Insomma, presto ci toccherà votare; e non è affatto un male.