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Spd, anatomia di una rinascita

(reuters)
Dietro la rimonta del candidato Scholz
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"Non fare quella risata da puffo" lo aveva insultato il governatore della Baviera durante una riunione con Merkel. E lui aveva continuato a contrarre la faccia stropicciata in una risatina atona. Era marzo, e Olaf Scholz sembrava un candidato con scarsissime possibilità di vincere. In quelle settimane la Spd aveva chiamato il re dei pubblicitari, Raphael Brinkert, a dare un po' di sangue a una campagna elettorale soporifera. Allora, i socialdemocratici erano terzi nei sondaggi, parecchio dietro ai Verdi, anni luce dietro alla Cdu/Csu. E Brinkert aveva commentato più o meno, per parafrasare Mel Brooks: Scholz è quello che è, non c'è scampo più per me.


Ma poi il creativo aveva tirato fuori delle idee azzeccate. Anzitutto, aveva tinto i manifesti elettorali di rosso, del rosso delle origini del partito dei lavoratori, del colore che la Spd ha cercato piuttosto a lungo di nascondere. E su quello sfondo sparato, il pubblicitario…

"Non fare quella risata da puffo" lo aveva insultato il governatore della Baviera durante una riunione con Merkel. E lui aveva continuato a contrarre la faccia stropicciata in una risatina atona. Era marzo, e Olaf Scholz sembrava un candidato con scarsissime possibilità di vincere. In quelle settimane la Spd aveva chiamato il re dei pubblicitari, Raphael Brinkert, a dare un po' di sangue a una campagna elettorale soporifera. Allora, i socialdemocratici erano terzi nei sondaggi, parecchio dietro ai Verdi, anni luce dietro alla Cdu/Csu. E Brinkert aveva commentato più o meno, per parafrasare Mel Brooks: Scholz è quello che è, non c'è scampo più per me.


Ma poi il creativo aveva tirato fuori delle idee azzeccate. Anzitutto, aveva tinto i manifesti elettorali di rosso, del rosso delle origini del partito dei lavoratori, del colore che la Spd ha cercato piuttosto a lungo di nascondere. E su quello sfondo sparato, il pubblicitario ha messo una foto in bianco e nero di Scholz, puntando sulla sua immagine di mansueto e affidabile super ministro delle Finanze, di ex sceriffo intransigente dei disordini del G20 e di democristiano prestato alla sinistra. Insomma, del coniglio mannaro della politica tedesca.


Partito con diciassette punti di svantaggio rispetto al rivale della Cdu, Armin Laschet, e persino dietro la leader dei Verdi Annalena Baerbock, Scholz ha continuato a dire in ogni intervista "quando sarò cancelliere", suscitando sorrisi impietositi, e non solo tra i giornalisti. Certo, i più anziani ricordavano l'incredibile rimonta di Gerhard Schroeder nel 2005, quando il cancelliere socialdemocratico aveva recuperato venti punti di svantaggio e aveva quasi raggiunto una certa Angela Merkel. Ma Scholz, il mite, prevedibile vicecancelliere dall'anseatico understatement, non ha un briciolo del carisma di Schroeder, che calcava i palchi dei comizi come un leone e che in quell'estate di sedici anni fa entrò nei libri di storia come "cancelliere con gli stivali" per l'empatia mostrata verso le vittime dell'alluvione in Sassonia.


Anche questa è stata una tragica estate di alluvioni, stavolta in Renania e in Vallonia. E per Scholz, l'abisso nei sondaggi rispetto al suo rivale Laschet ha cominciato a chiudersi proprio allora, quando il governatore del Nordreno-Westfalia è stato ripreso mentre si sganasciava dalle risate sui luoghi della tragedia. La crescente sensazione che l'erede di Angela Merkel non abbia la gravitas da cancelliere, per molti tedeschi si è trasformata in certezza. E Scholz ha cominciato a guadagnare punti. Senza fare niente. Per il solo fatto di esistere.
Negli stessi mesi Annalena Baerbock, quella che qualcuno aveva battezzato frettolosamente mini-Merkel - stessa nomea di perfezionista, stessa allure da domatrice di un partito rissoso - è inciampata in una sequela di scandaletti che hanno demolito quell'immagine da degna erede della cancelliera di ferro. E Scholz ha continuato a guadagnare punti. Senza dire niente. Per il solo fatto di non fare errori.


Negli ultimi sondaggi, la Spd di Scholz ha superato Baerbock ed è testa a testa o addirittura avanti a Laschet. E uno dei suoi manifesti elettorali, "Sa fare la cancelliera", ne rivela con ironia la strategia. E se dovesse funzionare, sarebbe una formidabile vendetta verso la Cdu, servita su un piatto freddo.
In questi sedici anni, per tre volte la Spd ha accettato di governare con la Cdu/Csu di Merkel, pur soffrendone enormemente la presenza. Per tre governi di Grande coalizione, i socialdemocratici sono stati talmente cannibalizzati dal più formidabile Proteo della politica europea da incassare risultati via via sempre peggiori. L'ultima batosta è arrivata nel 2017, quando Martin Schulz ha incassato il 20%, il peggior risultato della lunga storia della sinistra tedesca. Salario minimo, matrimoni per tutti, assegni pensionistici più gonfi: Merkel è sempre riuscita a intestarsi le più grandi conquiste dei socialdemocratici. Ha occupato tutto il centro della politica tedesca e in quel centro ha risucchiato anche una fetta di elettorato di sinistra.


La scommessa esplicita di Scholz è quella di riconquistare quell'elettorato migrato nella Cdu di Merkel, di approfittare di quell'assimilazione dolorosa per rovesciarla a suo vantaggio, per riacchiappare quei tedeschi che si sentono già orfani di una cancelliera che ha governato senza steccati a sinistra. E la Spd ha deciso di chiudersi come una falange dietro a lui, ha tirato fuori una caratteristica inedita, anche per molti colleghi del resto d'Europa. Scholz lo ha detto chiaramente in un'intervista apparsa ieri sulla Faz: "Siamo compatti, uniti, e abbiamo un'idea del futuro". E se il sorpasso dovesse riuscire, la Spd si sarà trasformata da cannibalizzata a cannibale. Per la Cdu, sarebbe la più grande nemesi in questa incredibile corsa per il dopo-Merkel.