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Afghanistan, il XXI secolo inizia a Kabul

Afghanistan, la calca davanti all'aeroporto di Kabul (ansa)
Non esiste più un gendarme, né buono né cattivo. Non esiste più un'alleanza solida come una roccia. Esiste soltanto un'America che prende le distanze dal mondo per ripiegarsi su sé stessa, per risparmiare i soldi e gli uomini di cui avrà bisogno per non cedere il primo posto alla Cina, lasciando Europa, Africa e Medio Oriente nell'incertezza
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Diciamolo, a sangue freddo, ma non importa. La frenetica fuga dei francesi d'Algeria fu più atroce e diversa rispetto agli orrendi momenti vissuti a Kabul. A Saigon, gli Stati Uniti persero la guerra contro il blocco comunista. Quanto agli attentati come quelli di giovedì 26 agosto, dall'11 settembre ormai non si contano nemmeno più. A Kabul non è accaduto nulla di nuovo, tranne il fatto che all'improvviso tutti hanno visto quello che già sapevano senza essersene davvero resi conto.


Tutti sapevano che i tempi dell'onnipotenza americana sono giunti al termine, che erano stati illusori e che, rispetto alla sfida con la Cina, per gli Stati Uniti ogni cosa appare ormai di secondaria importanza. Lo si sapeva da quando Obama ha chiuso gli occhi sui crimini di Assad. Era difficile non capirlo dallo slogan "America First!" di Trump, ma abbiamo pensato che in fondo si trattava di Trump, mentre adesso è Biden - un veterano de…

Diciamolo, a sangue freddo, ma non importa. La frenetica fuga dei francesi d'Algeria fu più atroce e diversa rispetto agli orrendi momenti vissuti a Kabul. A Saigon, gli Stati Uniti persero la guerra contro il blocco comunista. Quanto agli attentati come quelli di giovedì 26 agosto, dall'11 settembre ormai non si contano nemmeno più. A Kabul non è accaduto nulla di nuovo, tranne il fatto che all'improvviso tutti hanno visto quello che già sapevano senza essersene davvero resi conto.


Tutti sapevano che i tempi dell'onnipotenza americana sono giunti al termine, che erano stati illusori e che, rispetto alla sfida con la Cina, per gli Stati Uniti ogni cosa appare ormai di secondaria importanza. Lo si sapeva da quando Obama ha chiuso gli occhi sui crimini di Assad. Era difficile non capirlo dallo slogan "America First!" di Trump, ma abbiamo pensato che in fondo si trattava di Trump, mentre adesso è Biden - un veterano degli affari internazionali, formatosi ai tempi della Guerra fredda - a mettere ufficialmente fine al secolo americano e ad abbandonare l'Afghanistan all'oscurantismo dei talebani e al jihadismo dell'Isis.


Sì, davanti alle persone squartate dalle bombe e distrutte dalla disperazione a Kabul, davanti alla determinazione con la quale la prima potenza al mondo si ritira da un Paese che sosteneva di ricostruire da vent'anni, l'opinione pubblica mondiale è colta da stordimento, perché non riesce più a capire il messaggio che le arriva. Non esiste più un gendarme, né buono né cattivo. Non esiste più un ombrello. Non esiste più una difesa su cui contare. Non esiste più un'alleanza solida come una roccia, esiste soltanto un'America che prende le distanze dal mondo per ripiegarsi su sé stessa, per investire nella modernizzazione, per risparmiare i soldi e gli uomini di cui avrà bisogno per non cedere il primo posto alla Cina, lasciando Europa, Africa e Medio Oriente nell'incertezza degli equilibri e dei rapporti di forza da ripensare da zero.


Svegliamoci, dunque! Invece di perdere tempo a litigare sull'accoglienza ai rifugiati afghani, chiediamoci - sì, noi europei - se siamo sicuri di come reagirebbero gli Usa nel caso in cui Putin marciasse su Kiev o annettesse l'Ucraina orientale. Chiediamocelo e dovremo confessare di non essere più sicuri di niente dopo che nel 2008 Bush si è limitato a osservare l'invasione russa della Georgia, dopo che nel 2013 Obama è rimasto immobile quando il regime siriano ha fatto uso di armi chimiche, dopo che Biden provoca l'umiliazione nazionale pur di ritirarsi da Kabul a ogni costo.

 

Tuttavia, quello che sappiamo noi lo sa anche Putin. Il Cremlino oggi è convinto che una reazione americana non ci sarebbe neppure se dislocasse i suoi mercenari nei Balcani, se aumentasse la sua presenza nel Baltico, in Libia e nell'Africa subsahariana o se, in futuro, facesse fronte comune con i generali algerini.


Tutte queste sono ipotesi prevedibili, ma cosa potremmo fare? Niente. Non potremmo fare niente o quasi, perché l'unico vero esercito rimasto nell'Unione europea è quello francese, presente su fin troppi fronti. Quindi sì, prima di trovarci scoperti di fronte alla dittatura russa, cinese e perfino turca, svegliamoci! Affrontiamo le realtà del nuovo secolo prima di reimparare che impotenza significa sottomissione, prima di non vedere arrivare la cavalleria americana una terza volta a salvare l'Europa.

 

Non permettiamo a nessuno di dire che l'Ue non è capace di difendersi da sola. Può farlo perché deve farlo. Può farlo perché il tabù di una Difesa comune europea è già stato intaccato dall'elezione di Trump e perché adesso Biden ha fatto capire ai 27 Stati membri quello che loro non avevano ancora ammesso. L'Unione oggi dovrebbe fare una cosa sola: accelerare un'evoluzione in corso da sei anni. Deve farlo perché se le sue capitali restassero incapaci di dotarsi di una Difesa di nome e di fatto, gli Stati Uniti non avrebbero motivo di correre in aiuto di alleati simili.


Svegliamoci perché gli americani, dovendo affrontare la Cina, un giorno potrebbero preferire una Russia forte a un'Unione inesistente, potrebbero avere riguardi per il Cremlino e trovare un'intesa piuttosto che andare a morire per Tbilisi, Vilnius o Kiev. Svegliamoci perché abbiamo bisogno dell'Alleanza atlantica più che mai e l'unico modo per farla durare nel tempo è trasformare l'Europa in un attore strategico. Svegliamoci perché come è certo che il XX secolo iniziò a Sarajevo nell'estate del 1914, così è indubbio che il XXI secolo è iniziato a Kabul nell'estate del 2021.


(Traduzione di Anna Bissanti)