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Così Macron torna leader

(reuters)
L'iniziativa con Johnson per i corridoi umanitari
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Nel farsi carico di una "responsabilità morale" dell'Occidente - così l'ha definita - nei confronti di migliaia di afghani che in vent'anni di guerra hanno aiutato diplomatici e truppe Nato, Emmanuel Macron lavora insieme al Regno Unito per la creazione di una safe zone a Kabul. La proposta sarà portata oggi al Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'obbiettivo di consentire il proseguimento delle operazioni umanitarie sul posto e l'uscita di persone in pericolo dopo la fatidica data del 31 agosto. Cina e Russia potrebbero non opporre il loro veto alla risoluzione a meno di non voler sembrare oggettivamente complici di eventuali eccidi e massacri del nuovo regime.


Per il leader francese è un modo di andare a scoprire le carte del nascente governo dei talebani, vedendo subito se accetterà una zona sicura a guida Onu, che tra l'altro permetterebbe di garantire anche l'ingresso di aiuti in un Paese che ne ha un …

Nel farsi carico di una "responsabilità morale" dell'Occidente - così l'ha definita - nei confronti di migliaia di afghani che in vent'anni di guerra hanno aiutato diplomatici e truppe Nato, Emmanuel Macron lavora insieme al Regno Unito per la creazione di una safe zone a Kabul. La proposta sarà portata oggi al Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'obbiettivo di consentire il proseguimento delle operazioni umanitarie sul posto e l'uscita di persone in pericolo dopo la fatidica data del 31 agosto. Cina e Russia potrebbero non opporre il loro veto alla risoluzione a meno di non voler sembrare oggettivamente complici di eventuali eccidi e massacri del nuovo regime.


Per il leader francese è un modo di andare a scoprire le carte del nascente governo dei talebani, vedendo subito se accetterà una zona sicura a guida Onu, che tra l'altro permetterebbe di garantire anche l'ingresso di aiuti in un Paese che ne ha un disperato bisogno. Il fatto che Macron abbia già discusso dell'iniziativa con l'emiro del Qatar e che il ministro turco degli Esteri rilasci dichiarazioni favorevoli sull'iniziativa franco-britannica fa intravedere uno spiraglio e conferma che da qualche mese Parigi ha ripreso a dialogare con Ankara.


Macron ha giocato di sponda con il premier Boris Johnson, sfruttando i malumori che si respirano a Londra per le ultime scelte dell'alleato americano. La mossa del presidente francese fa intuire una ricucitura post-Brexit sul fronte della Difesa, com'è logico che avvenga tra le due principali potenze militari europee. Già ai tempi di Donald Trump, Macron non ha mai fatto mistero della sua opposizione al ritiro americano in Afghanistan. E nei drammatici giorni di agosto è stato uno dei leader più decisi nel lanciare un monito all'amministrazione di Washington sulla necessità di protezione per migliaia di afghani a rischio. Non a caso la Francia è uno dei primi Paesi occidentali ad aver cominciato le evacuazioni da Kabul già nel maggio scorso, paventando l'attuale débâcle. Con l'ultimo volo atterrato sabato a Parigi, in totale sono quasi tremila persone portate in salvo. La nuova safe zone per permettere "evacuazioni mirate" dovrebbe organizzarsi fuori dall'aeroporto militare di Kabul, ormai diventato teatro della nuova faida jihadista fra i talebani e l'Isis del Khorasan, in stretto coordinamento con i paesi vicini e con Doha che potrebbe dare in appoggio i voli di Qatar Airways.


Nella crisi afghana Macron coglie l'occasione di ribadire la necessità di un'autonomia strategica europea sul piano militare e strategico. Com'è già accaduto in passato, le iniziative di Parigi non sempre vengono pienamente condivise con gli altri alleati dell'Ue. Ma le critiche che arrivano dalla Germania sul disordinato ritiro americano e le difficoltà in cui si è trovata la Nato, già definita da Macron in "morte cerebrale", rafforzano la narrazione francese sulla necessità su un risveglio dell'Europa per proteggersi alle frontiere da nuove potenze nemiche. Il leader che a gennaio prenderà la presidenza dell'Ue tenta di incassare qualche risultato nella costruzione di una Difesa europea ma intanto si preoccupa di riaffermare la grandeur francese, in vista delle presidenziali previste ad aprile. Un'eventuale rielezione di Macron dipenderà da temi interni come immigrazione, sicurezza, disoccupazione, più che dalla sua abilità geopolitica. È vero però che nella Quinta Repubblica la statura di un Presidente si misura anche nella capacità di proiettare l'immagine della Francia nel mondo.


Dai tempi del generale De Gaulle, che ha fondato l'attuale sistema istituzionale, il protagonismo di Parigi si muove nelle pieghe della relazione atlantica. In queste ore in viaggio in Iraq, dove Parigi si è ritagliata un ruolo terzo da quando nel 2003 rifiutò di partecipare all'intervento Usa, Macron ha ribadito all'attuale governo di Bagdad di voler restare impegnato nella lotta contro l'Isis, nonostante il graduale disimpegno americano, ed è andato a rendere omaggio ai combattenti curdi che accusano Washington di averli abbandonati. La Francia è rimasta scottata dalla scelta di Barack Obama di non voler appoggiare la scelta di intervenire in Siria - allora era presidente il socialista François Hollande - durante i massacri di Bashar Al Assad, lasciando indirettamente nascere il Califfato che ha scelto proprio la Francia come bersaglio di attentati. Alcuni diplomatici a Parigi prevedono che proprio in Iraq possa innescarsi la prossima grande crisi internazionale dopo l'Afghanistan, nel temuto effetto domino provocato dal cambio di priorità della potenza Usa.