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Liberalizzazioni, il tampone della concorrenza

(palazzotto)
Il caso delle parafarmacie e dei test per la diagnosi dell'infezione da Covid
2 minuti di lettura

Con la ripresa settembrina il governo si appresta a presentare il proprio programma sul fisco e concorrenza, due passaggi cruciali per rispettare gli impegni presi con la Commissione europea per accedere ai fondi del Recovery Plan.

 

Uno dei settori decisivi è sicuramente quello della liberalizzazione dei mercati: si tratta di quelle "riforme a costo zero" essenziali per rendere il Paese competitivo. Le leve fiscali e monetarie infatti non funzionano un granché in un'economia ingessata.


E allora ecco qui un breve apologo legato ai tempi del Covid. Il lettore ricorderà che nel passato furono combattute grandi battaglie per la liberalizzazione della distribuzione dei farmaci. Il successo è stato solo parziale, nel senso che tutt'oggi i farmaci di fascia C non possono essere distribuiti dalle parafarmacie, nonostante, com'è noto, all'interno di esse operino farmacisti laureati in possesso delle competenze necessarie.

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Con la ripresa settembrina il governo si appresta a presentare il proprio programma sul fisco e concorrenza, due passaggi cruciali per rispettare gli impegni presi con la Commissione europea per accedere ai fondi del Recovery Plan.

 

Uno dei settori decisivi è sicuramente quello della liberalizzazione dei mercati: si tratta di quelle "riforme a costo zero" essenziali per rendere il Paese competitivo. Le leve fiscali e monetarie infatti non funzionano un granché in un'economia ingessata.


E allora ecco qui un breve apologo legato ai tempi del Covid. Il lettore ricorderà che nel passato furono combattute grandi battaglie per la liberalizzazione della distribuzione dei farmaci. Il successo è stato solo parziale, nel senso che tutt'oggi i farmaci di fascia C non possono essere distribuiti dalle parafarmacie, nonostante, com'è noto, all'interno di esse operino farmacisti laureati in possesso delle competenze necessarie.


In tempo di pandemia, tuttavia, ci si poteva aspettare che tutti gli sforzi del Paese fossero tesi a ridurre il più possibile i contagi, aprendo alle soluzioni che avrebbero consentito di raggiungere tale risultato. E infatti, il Consiglio regionale della Toscana il 4 aprile di quest'anno ha votato all'unanimità una risoluzione per permettere l'effettuazione dei tamponi rapidi anche nelle parafarmacie. Bene: inspiegabilmente negli incontri successivi con le strutture dell'assessorato si è confermata la volontà di concedere alle parafarmacie l'effettuazione delle sole prenotazioni ma non i tamponi. Mistero.


L'arcano si chiarisce però con la Regione Marche. In questo caso si va ancora più avanti, in quanto la Regione firma un accordo con le parafarmacie e si iniziano a fare i tamponi a favore della popolazione, ma il 26 aprile arriva una bella lettera di diffida di Federfarma che, invocando una sentenza della Corte Costituzionale del 2017 relativa a un provvedimento del Piemonte, ribadisce che "per quanto riguarda le prestazioni analitiche di prima istanza (all'interno delle quali ora rientrerebbero i tamponi) nessuna facoltà è stata riconosciuta alle parafarmacie".

 

E naturalmente - tocco finale di tutte le lobby che difendono coi denti i loro privilegi - tutto ciò è in nome della tutela della salute che esige sia garantito il mantenimento di "un elevato e uniforme livello di qualità dei servizi in tutto il territorio". Per un tampone! Dopo che sono stati ammessi in vendita quelli "fai da te" che i ragazzi più coscienziosi (e non solo loro) si fanno prima di partecipare a ritrovi e cene. La Regione, cuor di leone, al ricevimento di tale missiva, fa precipitosamente marcia indietro.


Ai poveri parfarmacisti non rimane altro che far ricorso alla Sibilla Cumana dei nostri tempi, il Tar, il quale a fine luglio ha respinto la domanda cautelare di sospensione del contro provvedimento visto che non ci sono gli estremi di un pregiudizio grave e irreparabile (oltre al mancato guadagno, cosa si vuole che sia la maggiore disponibilità di tamponi magari a prezzi più convenienti nel mezzo di una pandemia: sarà mica una cosa grave?). Ora la faccenda è nelle mani del Consiglio di Stato e si vedrà.


Orbene, siccome l'Autorità Antitrust si è dimenticata nella sua segnalazione al governo relativa alle disposizioni di inserire all'interno della Legge annuale sulla concorrenza il paragrafo sulle parafarmacie (e di molte altre attività, notai, professionisti, taxi: tutte le falangi lacedemoni delle corporazioni) ci permettiamo di suonare noi un umile campanellino. La concorrenza fa bene e ostacolarla è irragionevole. Quando poi fa bene alla salute, impedirla è pure peggio.