Afghanistan, dalla parte della democrazia
di Gianni Riotta , di Gianni RiottaLa caduta di Kabul è l'ultima tragedia della crisi internazionale aperta con l'incapacità del presidente Bush, e dei leader europei coevi, di trovare comune strategia dopo l'11 settembre e la liberazione dai talebani in Afghanistan, e l'inanità seguente del presidente Obama e dell'Ue davanti all'offensiva russa in Medio Oriente, Crimea, Ucraina. Trump ha esacerbato il clima, l'anziano Biden paga la Guerra dei 20 Anni. Il cambio di stagione pone la nostra leadership politica, distratta e spesso provinciale, davanti a dilemmi paralleli.
Il centrodestra deve chiarire se, e quanto, rivendicare delle scelte fatte da Forza Italia, Fini e Lega con l'attacco ai talebani nel 2001 e la missione in Iraq, culminata con la strage di Nassiriya del 2003. Cosa rimane del Berlusconi liberale, uno marzo 2006, nel discorso al Congresso americano? Se tutto si riduce a sprezzo per rifugiati e musulmani, Salvini, Meloni, FI non troveranno ascolti nel m…
La caduta di Kabul è l'ultima tragedia della crisi internazionale aperta con l'incapacità del presidente Bush, e dei leader europei coevi, di trovare comune strategia dopo l'11 settembre e la liberazione dai talebani in Afghanistan, e l'inanità seguente del presidente Obama e dell'Ue davanti all'offensiva russa in Medio Oriente, Crimea, Ucraina. Trump ha esacerbato il clima, l'anziano Biden paga la Guerra dei 20 Anni. Il cambio di stagione pone la nostra leadership politica, distratta e spesso provinciale, davanti a dilemmi paralleli.
Il centrodestra deve chiarire se, e quanto, rivendicare delle scelte fatte da Forza Italia, Fini e Lega con l'attacco ai talebani nel 2001 e la missione in Iraq, culminata con la strage di Nassiriya del 2003. Cosa rimane del Berlusconi liberale, uno marzo 2006, nel discorso al Congresso americano? Se tutto si riduce a sprezzo per rifugiati e musulmani, Salvini, Meloni, FI non troveranno ascolti nel mondo, Orbán escluso. Il centrosinistra, da Renzi ai segmenti radicali, affronta un'autocoscienza non meno aspra. Agli inizi del secolo, la politica estera soffrì, a sinistra, del riflesso antiberlusconiano, "Silvio sta con l'America? Noi staremo contro!" e ideali pacifisti convissero con pulsioni antidemocratiche e nostalgie "Yankee Go Home". Più voci, Prodi, Letta, Veltroni, Gentiloni, il D'Alema premier nella guerra in Jugoslavia, provarono a contenere la diaspora, non sempre con successo, ma l'America 2021 è sola e le incertezze vanno risolte una volta per sempre.
Il mondo è multipolare, da una generazione. Cina, Russia, India, altri blocchi di Paesi, esercitano influenze e competono per l'egemonia. Biden lascia Kabul persuaso che il rivale sia a Pechino, non fra i mullah. Gli interessi sono colossali, nessuno rinuncia ai contratti, vedi Germania, Putin, gasdotto Nord Stream II, o gli intrecci, finanziari e di manifattura, Usa-Cina. Non si chiederà, a destra e sinistra italiane, di danneggiare Made in Italy, aziende, occupazione, al contrario tener libere le vie dei mercati è garanzia di stabilità, non conflitti, mentre le flotte si fronteggiano ogni giorno, ostili, nel Mar cinese meridionale. L'avventata adesione del governo Conte I al colonialismo cinese dei patti Cintura-Strada; certe geremiadi via blog di Grillo su Iran, America, Italia presunta neutralista; le illusioni, ingenue o interessate, sull'Islamismo dal volto umano, spacciate dai media vicini ai 5 Stelle; umori panslavisti presenti nella Lega, FI e in centri studi opachi: troppi umori stanno intorbidando le acque e bene ha fatto, dunque, il ministro degli Esteri Di Maio ad assumere posizioni non ambigue con la nostra diplomazia.
La posta è nitida: crediamo che la democrazia nasca da valori e diritti originali, o la corrompiamo in "ideologia", come predicano gli sciamani del totalitarismo in cattedra? Riteniamo che, fra errori e sconfitte, sopravviva una comunità di libertà e ideali costituzionali, irriducibile a dittatura, campi per gli uiguri, polonio o galera per i dissidenti, rivalutazione di Stalin che Putin affida al ministro Lavrov? Stati Uniti e Unione Europea hanno commesso errori speculari, e il dibattito per correggerli è indispensabile, ma dobbiamo scegliere senza ipocrisie parruccone sul da farsi. Il centrodestra vuol ridursi a ruota di scorta frusta del populismo all'Est? Il centrosinistra baratterà qualche voto antiamericano con la maturazione democratica avviata dagli Anni Sessanta?
Tanti piangono su social e tv, i civili afghani abbandonati al terrore, ma chi è disposto, chiusi ombrelloni e Instagram, a progettare e costruire la difesa europea comune che Churchill auspicava, invano, nel 1946, davanti al cronista e futuro Nobel, Montale? Il presidente Biden convoca, a dicembre, il forum delle democrazie, idea del compianto senatore repubblicano McCain. Il premier Draghi porterà la visione che gli è cara, difesa degli interessi nazionali ma niente indifferenza tra libertà e oppressione, il presidente Mattarella, a 80 anni dal Manifesto di Ventotene, chiarisce che libertà "è" responsabilità comune: ora tocca ai leader politici, se ne saran capaci, scegliere tra i consensi rabbiosi, che li perderanno, e i diritti universali, che li salveranno.
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