Nel 2010 i riflettori internazionali si puntarono a sorpresa sul minuscolo Qatar perché aveva ottenuto l'assegnazione dei Mondiali di calcio 2022, diventando il primo Paese arabo e islamico a ospitarli. Oggi il piccolo emirato del Golfo Persico gioca per così dire in un campionato di altra categoria, quello per determinare il futuro dell'Afghanistan: ospita le ambasciate occidentali che hanno lasciato Kabul, dialoga con G7, G20 e Nato sull'atteggiamento da tenere verso i talebani, offre di fornire i 7 miliardi di dollari l'anno di salari di cui avrà bisogno il nuovo governo afghano per i suoi dipendenti fintanto che non trova risorse autonome. Dal football alla geopolitica il passo è ampio, ma rispetto a undici anni or sono non è il Qatar ad essere cambiato: è cambiato il mondo, per cui una nazione grande come la regione Abruzzo, con appena 2 milioni e mezzo di abitanti (di cui solo 300 mila qatarioti: gli altri sono tutti immi…
Nel 2010 i riflettori internazionali si puntarono a sorpresa sul minuscolo Qatar perché aveva ottenuto l'assegnazione dei Mondiali di calcio 2022, diventando il primo Paese arabo e islamico a ospitarli. Oggi il piccolo emirato del Golfo Persico gioca per così dire in un campionato di altra categoria, quello per determinare il futuro dell'Afghanistan: ospita le ambasciate occidentali che hanno lasciato Kabul, dialoga con G7, G20 e Nato sull'atteggiamento da tenere verso i talebani, offre di fornire i 7 miliardi di dollari l'anno di salari di cui avrà bisogno il nuovo governo afghano per i suoi dipendenti fintanto che non trova risorse autonome. Dal football alla geopolitica il passo è ampio, ma rispetto a undici anni or sono non è il Qatar ad essere cambiato: è cambiato il mondo, per cui una nazione grande come la regione Abruzzo, con appena 2 milioni e mezzo di abitanti (di cui solo 300 mila qatarioti: gli altri sono tutti immigrati) ma ricchissima, può svolgere un ruolo chiave. Al punto da permettersi di dettare la linea all'Occidente, consigliando da un lato di "non accelerare" ovvero non imporre subito sanzioni e troncare i rapporti con il nuovo regime talebano, dall'altro di non esagerare nelle aperture: una pragmatica saggezza verso la quale ha avuto parole di elogio il segretario di Stato americano Blinken.
Le ragioni per considerarlo una potenza mediorientale esistevano anche prima: grazie a immensi giacimenti di petrolio e soprattutto di gas, questo ex-protettorato britannico, indipendente dal 1971, ha il terzo maggiore reddito pro-capite del pianeta, una montagna di soldi che gli hanno permesso investimenti da prima pagina, come i grandi magazzini Harrods a Londra e il Paris Saint-Germain a Parigi, la squadra per cui ha appena firmato Messi, per tacere di quote minori ma non meno significative in alcune delle maggiori aziende mondiali, come la Barclays, la Volkswagen e la Sony. Ma adesso la crisi in Afghanistan ne ha fatto una potenza globale, un interlocutore privilegiato per Stati Uniti, Cina, Russia, Unione Europea, le superpotenze che girano attorno alla "tomba degli imperi" per decidere cosa accadrà in quella fondamentale area strategica. E insieme al denaro, paradossalmente, sono le contraddizioni a permettere al Qatar di interpretare una simile parte nella nuova versione del Grande Gioco delle diplomazie nell'Asia centrale.
L'emirato a cui nel primo secolo dopo Cristo diede nome lo storico romano Plinio il Vecchio rappresenta infatti un misto di modernità e tribalismo, di occidentalizzazione e islamismo. Ospita la più grande base militare americana nel mondo ed è la sede centrale della rete televisiva di sole news Al Jazeera, la Cnn araba; ma è un'autocrazia in cui l'emiro Tamim bin Hamad al-Thani e la sua famiglia controllano tutto il potere esecutivo, legislativo e giudiziario, oltre che un sostenitore del movimento islamista dei Fratelli Musulmani in tutto il Medio Oriente e il maggiore finanziatore di Hamas a Gaza. Tuttavia è anche stato il primo Paese del Golfo ad avere relazioni commerciali con Israele: e i rapporti con Gerusalemme, nonostante varie rotture quando si infiamma il conflitto israelo-palestinese, non si sono mai del tutto interrotti.
È questa caratteristica che ne fa un partner ideale sia per i talebani che per l'Occidente, in grado non solo di parlare con entrambi ma forse pure di mediare soluzioni, disegnando nuovi equilibri in uno scenario in cui l'America è refrattaria a prolungati conflitti. Nei giorni scorsi ha fatto sensazione lo sbarco a Ischia dell'ex-emiro del Qatar, autore dell'operazione per assicurarsi i Mondiali 2022 con l'aiuto della bellissima seconda moglie Mozah, a lungo una protagonista del jet-set e madre dell'emiro attuale: il suo yacht lungo 72 metri, accompagnato da ben sei navi di scorta, non poteva passare inosservato. Tra poco più di un anno, quando (per la prima volta in inverno) in Qatar si disputeranno i Mondiali, il mondo intero si sarà accorto che il piccolo emirato è capace di giocare complicate partite anche fuori dai campi di calcio.