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Monopattini, vietato vietare

(ansa)

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Il dibattito dopo l'ultimo incidente mortale
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L'incidente stradale in cui ha perso la vita un ragazzo di 13 anni che stava usando un monopattino elettrico, inevitabilmente ripropone la questione di avere norme più severe per disciplinare questo mezzo di trasporto che di fatto è comparso nelle nostre città da appena qualche anno rivoluzionandone la mobilità, almeno per i più giovani. Serve il casco obbligatorio? Va vietato ai minori di 18 anni? Va imposto un patentino che attesti una conoscenza adeguata del codice della strada? E l'assicurazione per i danni? Le risposte in questo momento sono ovvie ma non è detto che siano quelle giuste.


Sull'onda dell'emozione per dei fatti tragici la tendenza è sempre quella di avere norme più stringenti, vietare tutto e mettere pene esemplari. Questo accade sempre e accade a maggior ragione per l'innovazione. L'innovatore infatti si avventura in terre inesplorate, immagina prodotti o servizi nuovi, immagina di pot…

L'incidente stradale in cui ha perso la vita un ragazzo di 13 anni che stava usando un monopattino elettrico, inevitabilmente ripropone la questione di avere norme più severe per disciplinare questo mezzo di trasporto che di fatto è comparso nelle nostre città da appena qualche anno rivoluzionandone la mobilità, almeno per i più giovani. Serve il casco obbligatorio? Va vietato ai minori di 18 anni? Va imposto un patentino che attesti una conoscenza adeguata del codice della strada? E l'assicurazione per i danni? Le risposte in questo momento sono ovvie ma non è detto che siano quelle giuste.


Sull'onda dell'emozione per dei fatti tragici la tendenza è sempre quella di avere norme più stringenti, vietare tutto e mettere pene esemplari. Questo accade sempre e accade a maggior ragione per l'innovazione. L'innovatore infatti si avventura in terre inesplorate, immagina prodotti o servizi nuovi, immagina di poter cambiare le abitudini di moltissime persone: si muove insomma in una zona grigia in cui le cose non sono né espressamente vietate né consentite in maniera chiara: infatti non è possibile vietare o consentire cose che ancora non esistono.
Prendiamo il digitale: per anni le aziende di Silicon Valley hanno proposto servizi per i quali prima non esistevano neanche le parole per definirli e quando si sono affermati si è reso necessario regolamentarli: far finire il Far Web. Questo però è accaduto moltissimi anni dopo l'inizio della rivoluzione digitale. Per esempio il termine "Intelligenza artificiale" è stato utilizzato in un documento scientifico per la prima volta il 31 agosto 1955, sessantasei anni fa, e solo adesso che gli algoritmi di intelligenza artificiale governano parte delle nostre vite l'Unione Europea sta discutendo delle norme per regolamentarne l'uso. Si tratta di un ritardo normale.


Va anche detto che quando si deve disciplinare l'innovazione, ovvero un prodotto o un servizio che cambiano la vita delle persone, occorre fare in modo di non imbrigliarla, di non impedire l'arrivo di cose nuove solo per difendere posizioni precostituite come invece accade spesso, un po' per paura delle novità, un po' perché è più facile vedere e quindi difendere quel che si rischia di perdere piuttosto che valutare gli impatti positivi del cambiamento immaginato. Un esempio classico viene dal Regno Unito dove, nella seconda metà dell'800, per difendere gli interessi di allevatori di cavalli e costruttori di carrozze, e per accontentare i timori di una parte della popolazione, venne approvata una norma che limitava moltissimo l'uso delle prime automobili, imponendo ai guidatori di usarle "a passo d'uomo" e precedute da una vigile con una bandiera rossa in segno di pericolo (da qui il nome della legge, il Red Flag Act). Era una norma micidiale ma non ha impedito alle automobili di prendere il posto delle carrozze.


Una legge sbagliata infatti non può fermare il futuro ma può rallentarlo in maniera significativa. Lo si è visto proprio in Italia qualche anno fa quando all'indomani degli attentati terroristici di Londra, in piena estate il Parlamento a larghissima maggioranza approvò il decreto Pisanu che metteva così tanti vincoli all'uso del wi-fi nei locali pubblici da essere equiparato ad un divieto. In quel caso insomma il meccanismo "fatto tragico-divieto assoluto" agì alla perfezione. Risultato: quella norma che avrebbe dovuto essere temporanea venne prorogata per alcuni anni, senza alcuna efficacia nel contrasto al terrorismo, ma creando non pochi ritardi nello sviluppo del digitale in Italia.


Tutto questo per dire che approvare nuove norme sull'onda dell'emozione per un fatto tragico non restituirà la vita a chi l'ha perduta e rischia di farci sbagliare; e poi che dovremmo partire dal ricordare le norme che già oggi regolano l'uso dei monopattini e che sono largamente inapplicate. Ma aprire un dibattito serio su come i monopattini debbano essere usati sulle nostre strade è doveroso: quando iniziò la pandemia, con la scoperta dello smart working, si disse che avevamo l'occasione per ripensare i ritmi delle nostre città e per virare in maniera decisa verso una mobilità urbana più sostenibile. Fantasticavamo di città da attraversare in sicurezza su piste ciclabili nuovissime. È ora di ripartire da quel sogno e farne progetti concreti.