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Governo e partiti, due piani diversi

Roma, 2 settembre: il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri (ansa)

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi è stato chiaro: purché lo scontro non disturbi l'azione dell'esecutivo, le scaramucce facciano il loro corso
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Il governo "va avanti" con la sua agenda. E i partiti fanno i partiti, ossia hanno le loro esigenze nel rapporto con gli elettori: litigano, cercano visibilità, fanno valere i loro punti di vista (sottinteso: sono in campagna per elezioni amministrative dall'evidente valore politico). Il presidente del Consiglio è stato piuttosto chiaro nel distinguere i due piani. Purché lo scontro non disturbi l'azione dell'esecutivo, le scaramucce facciano il loro corso. Quindi anche la polemica sul Green Pass, dopo il voto del leghista Borghi in commissione - su un emendamento respinto - , viene messa da parte in fretta. Era già chiaro, del resto, che Salvini voleva limitarsi a mandare un segnale a quella zona grigia dell'elettorato suo e di Fratelli d'Italia che si trova al confine con il mondo No Vax e in subordine No Green Pass. Ma il capo della Lega è consapevole che le forzature non sono realistiche: quindi sa di non poter intra…

Il governo "va avanti" con la sua agenda. E i partiti fanno i partiti, ossia hanno le loro esigenze nel rapporto con gli elettori: litigano, cercano visibilità, fanno valere i loro punti di vista (sottinteso: sono in campagna per elezioni amministrative dall'evidente valore politico). Il presidente del Consiglio è stato piuttosto chiaro nel distinguere i due piani. Purché lo scontro non disturbi l'azione dell'esecutivo, le scaramucce facciano il loro corso. Quindi anche la polemica sul Green Pass, dopo il voto del leghista Borghi in commissione - su un emendamento respinto - , viene messa da parte in fretta. Era già chiaro, del resto, che Salvini voleva limitarsi a mandare un segnale a quella zona grigia dell'elettorato suo e di Fratelli d'Italia che si trova al confine con il mondo No Vax e in subordine No Green Pass. Ma il capo della Lega è consapevole che le forzature non sono realistiche: quindi sa di non poter intralciare realmente la strategia del governo, che consiste nell'incrementare la diffusione del passaporto sanitario e di arrivare per questa via a una sorta di obbligo vaccinale di fatto.


Di conseguenza prende forma la "cabina di regia", cassa di compensazione delle varie tensioni politiche, concepita per dare ai partiti l'idea, se non l'illusione, di contare più di quello che in realtà essi contano nella strategia complessiva del governo. La "cabina di regia" è una formula dal sapore antico che riecheggia la Prima Repubblica. Con una differenza: in passato la "cabina" era evocata quando si trattava di mettere sotto la tutela partitica un governo debole, già sul viale del tramonto. Adesso è il contrario: l'esecutivo è solido e le forze che lo sostengono sono deboli. Lo strumento serve appunto a mascherare la loro debolezza.


Draghi ha parlato di questa novità perché sa bene che le segreterie non diranno di no. Ma lo ha fatto definendo la cornice entro cui dovrà svolgersi la discussione nei prossimi mesi. Il Green Pass, come abbiamo visto, non si discute. Idem per quanto riguarda la ministra Lamorgese, difesa con parole inequivocabili. Come dire che sui problemi dell'immigrazione non sono ammesse lacerazioni. Se ne discuterà nella cassa di compensazione e lì Salvini avanzerà le sue richieste. Probabilmente otterrà qualcosa, ma attraverso la via politica di una mediazione che spetterà al presidente del Consiglio. Lo stesso per quanto riguarda, ad esempio, i passaggi parlamentari della legge Cartabia sulla giustizia, dove invece è il partito di Conte ad avanzare riserve. Anche queste andranno contenute e rese conformi allo spirito della riforma.


In conclusione, il governo appare sempre meno "tecnico", ammesso che lo sia mai stato, e sempre più ispirato a una visione politica. Che non vuol dire partitica: anzi, è proprio la capacità di mantenersi in equilibrio fra le diverse aree che compongono la sua ampia maggioranza a renderlo forte. I partiti sono trattati con rispetto, ma in nessun modo Draghi dà l'impressione di essere sopraffatto da quelle che sono, appunto, scaramucce: magari destinate a rientrare dopo le elezioni di ottobre, per poi riaccendersi in vista della contesa per il Quirinale. Contesa che il presidente del Consiglio, come è logico, farà di tutto per disinnescare. Fino a vestire i panni del regista occulto dietro le quinte, in nome della stabilità. Ed è un quadro destinato a favorire, se non a rendere inevitabile, la rielezione di Mattarella.