Green Pass, vaccinato all'estero e punito in Italia
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiPer molti italiani residenti all'estero che rientrano in Italia in questi giorni si presenta una brutta sorpresa: pur essendo vaccinati contro il Covid 19 con regolari iniezioni AstraZeneca, viene loro impedito di ottenere la certificazione verde e diventa quindi obbligatorio un costoso e intrusivo tampone ogni volta che si deve salire su un treno per un incontro di lavoro, o se si vuole visitare un museo, andare in piscina, cenare in un ristorante non all'aperto. Si parla di persone che non sono No Vax, ma cittadini che spesso credono nell'importanza del vaccino e del Green Pass. Non sono i No Pass, sono i Non Poss.
Chi in Australia si è vaccinato con AstraZeneca, o chi in India lo ha fatto con Covishield (lo stesso vaccino AstraZeneca prodotto per Oxford Vaccine Group dal Serum Institute di Bangalore) non può avere la certificazione verde. Non importa che il loro vaccino sia esattamente lo stesso del Vaxzevria. Per un nodo burocratico che finisce sul tavo…
Per molti italiani residenti all'estero che rientrano in Italia in questi giorni si presenta una brutta sorpresa: pur essendo vaccinati contro il Covid 19 con regolari iniezioni AstraZeneca, viene loro impedito di ottenere la certificazione verde e diventa quindi obbligatorio un costoso e intrusivo tampone ogni volta che si deve salire su un treno per un incontro di lavoro, o se si vuole visitare un museo, andare in piscina, cenare in un ristorante non all'aperto. Si parla di persone che non sono No Vax, ma cittadini che spesso credono nell'importanza del vaccino e del Green Pass. Non sono i No Pass, sono i Non Poss.
Chi in Australia si è vaccinato con AstraZeneca, o chi in India lo ha fatto con Covishield (lo stesso vaccino AstraZeneca prodotto per Oxford Vaccine Group dal Serum Institute di Bangalore) non può avere la certificazione verde. Non importa che il loro vaccino sia esattamente lo stesso del Vaxzevria. Per un nodo burocratico che finisce sul tavolo del dottor Gianni Rezza della Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, migliaia di cittadini italiani non possono avere il Green Pass, pur avendone scientificamente il diritto. Nonostante mail, attese di settimane e telefonate al ministero della Salute, non è arrivata alcuna risposta né dall'ufficio stampa né dalla direzione generale del settore responsabile. Ci sono altre priorità, certo. Ma negare la libertà di movimento a persone che ne avrebbero diritto per un rallentamento burocratico facilmente risolvibile richiederebbe almeno una spiegazione. Soprattutto considerato che altre nazioni in Europa si comportano diversamente.
Il difficile percorso per arrivare a tutto ciò inizia in una Ulss locale. Per ottenere il Green Pass essendo vaccinati all'estero bisogna inviare certificato di vaccino, passaporto, codice fiscale e un modulo. Il medico incaricato di approvare la domanda risponde che il Covishield inoculato in India o l'AstraZeneca iniettato in Australia non sono nell'elenco dove compaiono solo Comirnaty (PfizerBioNTech), Spikevax (Moderna), Vaxzevria (AstraZeneca), Covid 19 Vaccine Janssen (Janssen - Johnson & Johnson). Se è stato fatto un vaccino AstraZeneca che non si chiama Vaxzevria non si può avere il Green Pass. Così anche per gli altri vaccini. Sembrerebbe una questione di nomi, insomma, non di composizione chimica.
Si consiglia quindi di rivolgersi all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che risponde invitando a rivolgersi invece alla European medicine agency, incaricata della "autorizzazione all'immissione in commercio per i vaccini anti Covid 19." L'Ema spiega che è, in effetti, incaricata di approvare i vaccini per la vendita e la distribuzione in Europa e che, nel caso Covishield (AstraZeneca), il Serum Institute non ha presentato la richiesta di commercializzazione in Europa, ma spiega anche che la decisione su quali vaccini siano necessari per il Green Pass è politica, suggerendo di contattare la Commissione europea.
Gli organi della Commissione rispondono che è vero che la Ue ha approvato solo quell'elenco, ma è altrettanto vero che gli Stati membri possono (com'è accaduto in 15 casi in Europa) decidere indipendentemente dall'Ema e dalla Ue se accettare anche vaccini approvati nell'Emergency Use Listing dell'Organizzazione mondiale della sanità, come è il caso del Covishield. I ministeri della Salute europea quindi (come è appunto il caso in 15 di essi) possono dire: questo è un vaccino AstraZeneca in tutto e per tutto, anche se non si chiama Vaxzevria, e quindi è autorizzabile per il Green Pass. Lo hanno fatto in Belgio, Svizzera, Austria, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Slovenia, Spagna, Svezia, Olanda, Islanda, Bulgaria, Finlandia e Lettonia. Non in Italia, che ha più residenti all'estero di gran parte di questi Paesi, avendo generato una ondata di migrazione, soprattutto giovanile, negli ultimi anni. Forse è per una questione di reciprocità, chiedendo ai Paesi esteri di riconoscere i vaccini fatti in Italia. Ma anche su questo non c'è risposta ufficiale.
L'ufficio stampa dell'Aifa, interpellato nuovamente, e saputo che il rimpallo a Ema e Commissione non ha funzionato, scrive: "La questione relativa all'inclusione di un vaccino nel Green Pass italiano è nelle competenze del ministero della Salute, precisamente della Direzione generale della prevenzione sanitaria, diretta dal dott. Gianni Rezza, a cui consigliamo di rivolgersi". Ma, appunto, alla direzione generale non risponde nessuno, nemmeno dall'ufficio stampa del ministero della Salute, che al telefono promette di dare una risposta, ma non si fa più sentire. L'unica soluzione è quella di aumentare le domande di chiarimenti da parte dei cittadini coinvolti, il partito dei Non Poss. Lo si può fare scrivendo alla segreteria del dottor Rezza a questa mail: segr.dgprev@sanita.it