Vaccini, i confini dell'obbligo
di Roberto Perotti , di Tito Boeri, Roberto PerottiIl presidente del Consiglio Draghi ha annunciato che si va verso l'obbligo vaccinale, suscitando un boato di approvazione su molti quotidiani e un coro di sdegno sui social media. Ma cosa vuol dire obbligo vaccinale? Il diavolo, come sempre, sta nei dettagli. Ce ne sono almeno due tipi, molto diversi tra loro: non distinguerli, come è avvenuto nel dibattito finora, rischia di essere molto pericoloso.
C'è un obbligo vaccinale "assoluto": tutti i cittadini sopra i 12 anni devono vaccinarsi, eccetto per ragioni mediche. E c'è un obbligo "relativo": nessuno è obbligato a vaccinarsi, ma se si vuole svolgere una certa attività bisogna farlo. In Italia l'obbligo relativo esiste già per il personale sanitario, e da tempo sosteniamo che dovrebbe essere esteso ai docenti di scuole e università e almeno agli studenti universitari, invece della soluzione pasticciata del Green Pass.
Lo stesso ministro Speranza…
Il presidente del Consiglio Draghi ha annunciato che si va verso l'obbligo vaccinale, suscitando un boato di approvazione su molti quotidiani e un coro di sdegno sui social media. Ma cosa vuol dire obbligo vaccinale? Il diavolo, come sempre, sta nei dettagli. Ce ne sono almeno due tipi, molto diversi tra loro: non distinguerli, come è avvenuto nel dibattito finora, rischia di essere molto pericoloso.
C'è un obbligo vaccinale "assoluto": tutti i cittadini sopra i 12 anni devono vaccinarsi, eccetto per ragioni mediche. E c'è un obbligo "relativo": nessuno è obbligato a vaccinarsi, ma se si vuole svolgere una certa attività bisogna farlo. In Italia l'obbligo relativo esiste già per il personale sanitario, e da tempo sosteniamo che dovrebbe essere esteso ai docenti di scuole e università e almeno agli studenti universitari, invece della soluzione pasticciata del Green Pass.
Lo stesso ministro Speranza ha affermato che l'obbligo vaccinale "in realtà è già applicato ad un pezzo della nostra società", il sistema sanitario: ma è un obbligo relativo, mentre crediamo che per molti le parole di Draghi si riferissero a un obbligo assoluto. È fondamentale fare chiarezza.
L'obbligo relativo ha una sua ratio di salute pubblica cogente, ed è di applicazione relativamente semplice: non ti vuoi vaccinare? Ok, ma il tuo datore di lavoro, lo Stato, ti lascia a casa senza stipendio: a te la scelta. In generale funziona, come abbiamo visto negli ospedali, perché lo Stato ha una leva forte: lo stipendio.
L'obbligo assoluto è molto diverso. Non ti vuoi vaccinare? Lo Stato ti stana casa per casa e manda tre infermieri e tre carabinieri per un Tso per metterti un ago in un braccio. Ripetete questo per 10,6 milioni di volte (quanti sono i No Vax, attendisti, paurosi, insomma gli italiani sopra i 12 anni che non hanno ancora fatto almeno una dose di vaccino) e poi ancora per due (le dosi del vaccino), ogni anno perché il Covid sarà con noi a lungo. Semplicemente impensabile. E al primo episodio di resistenza violenta con un ferito o magari un morto accidentale, si ferma tutto comunque.
Si può pensare a una sanzione pecuniaria. Ma i No Vax convinti non pagheranno: e l'amministrazione pubblica verrebbe subissata da milioni di procedimenti amministrativi e, tra qualche anno, di pignoramenti. Oppure si può pensare a conseguenze penali: un'arma ancora più spuntata in una giustizia con milioni di cause pendenti e con carceri sovraffollate. E comunque nessun giudice, quando tra anni si arriverà al terzo grado, manderà in galera un padre di famiglia perché qualche anno prima non ha voluto vaccinarsi.
In queste cose ci vuole pragmatismo. Per quanto assurde e infantili siano le motivazioni di chi non vuole vaccinarsi, per anni a venire milioni di italiani ne saranno preda. Inoltre l'universo di chi non vuole vaccinarsi è in realtà variegato: ci sono i No Vax complottisti; quelli che semplicemente non conoscono la statistica e hanno una idea errata delle probabilità in gioco; c'è chi ha paura degli aghi o di trattare coi medici; e chi, come hanno rivelato recenti indagini in America, non può permettersi di perdere tre giorni di lavoro o di assistenza a parenti anziani o disabili se i postumi della vaccinazione fossero particolarmente forti. Crediamo che nessuno in Italia abbia una pur vaga idea della consistenza quantitativa di queste tipologie, e sarebbe opportuno fare indagini a riguardo possibilmente valorizzando l'esperienza accumulata dai medici di base nel contattare gli over 60 che non si sono vaccinati. Perché due cose sono chiare: ogni tipo di resistenza al vaccino richiede un approccio diverso; e ci sarà sempre uno zoccolo duro di No Vax irriducibili con i quali, comunque, la violenza dell'obbligo vaccinale assoluto non funzionerà, se non a costo di una fortissima conflittualità sociale.
Meglio allora adottare un approccio pragmatico, per il futuro immediato. Abbandonare l'idea dell'obbligo assoluto. Obbligo relativo nella sanità, nella scuola e nella università, nella pubblica amministrazione e nel privato a diretto e stretto contatto con il pubblico: qui la ratio è ineccepibile, e i datori di lavoro, pubblico o privati, hanno una leva efficace. Per il resto del settore privato, lasciare alla contrattazione, possibilmente aziendale, dove la pressione dei colleghi può risultare efficace e si conoscono le mansioni e posizioni di ogni lavoratore, il compito di definire protocolli che potrebbero includere un obbligo vaccinale. Il Green Pass già esistente per molte attività può essere anch'esso un deterrente efficace: è probabile che dopo qualche mese passato a fare un tampone ogni due giorni per frequentare una palestra, molti si convincano a vaccinarsi.
A quale obbligo vaccinale faceva riferimento Draghi nella conferenza stampa? Quello relativo o quello assoluto? Non lo sappiamo, ma crediamo che nel dibattito che seguirà sia importante distinguere i due concetti, e comunicarli chiaramente al pubblico. E soprattutto, sarà importante non lasciarsi attrarre dalla facile sirena del "obblighiamoli a vaccinarsi", una ricetta accattivante sulla carta perché apparentemente semplice, ma in realtà inattuabile.