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Talebani - Al Qaeda, quell'amicizia non è eterna

(ansa)

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Il rapporto tra i due gruppi nello scenario internazionale
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È invalsa nei media e anche tra gli analisti specializzati nel "contro-jihadismo" la tendenza ad assumere il rapporto tra talebani e Al Qaeda come una costante fissa, non soggetta a nessuna legge del comportamento umano, sia esso psicologico, politico-economico, sociologico o antropologico. In realtà, ci sono forti indizi che l'amicizia tra talebani e Al Qaeda non è eterna né invulnerabile.


Fonti all'interno di Al Qaeda dal 2018 esprimono preoccupazione per i rapporti, a un certo punto (2019-20) piuttosto amichevoli, instaurati dai talebani con gli americani. Mentre americani e talebani negoziavano, molti capi e quadri di Al Qaeda morivano in Afghanistan, inclusi il figlio di Bin Laden, Hamza, il capo della sezione per l'Asia del Sud, Asim Omar e il supposto erede di al-Zawahiri, Husam Abd al-Rauf. Tra l'estate del 2019 e il novembre 2020, Al Qaeda ha sofferto le perdite più pesanti della sua storia in Afghanistan. Non sor…

È invalsa nei media e anche tra gli analisti specializzati nel "contro-jihadismo" la tendenza ad assumere il rapporto tra talebani e Al Qaeda come una costante fissa, non soggetta a nessuna legge del comportamento umano, sia esso psicologico, politico-economico, sociologico o antropologico. In realtà, ci sono forti indizi che l'amicizia tra talebani e Al Qaeda non è eterna né invulnerabile.


Fonti all'interno di Al Qaeda dal 2018 esprimono preoccupazione per i rapporti, a un certo punto (2019-20) piuttosto amichevoli, instaurati dai talebani con gli americani. Mentre americani e talebani negoziavano, molti capi e quadri di Al Qaeda morivano in Afghanistan, inclusi il figlio di Bin Laden, Hamza, il capo della sezione per l'Asia del Sud, Asim Omar e il supposto erede di al-Zawahiri, Husam Abd al-Rauf. Tra l'estate del 2019 e il novembre 2020, Al Qaeda ha sofferto le perdite più pesanti della sua storia in Afghanistan. Non sorprende che diversi quadri di Al Qaeda abbiano allora privatamente manifestato sospetti riguardo alla cooperazione tra alcuni dei capi dei talebani e gli americani. Questi sospetti ben potrebbero non essere infondati. L'anno scorso, un generale dell'esercito afghano ha confermato in privato che i servizi afghani stavano ricevendo molte spiate contro Al Qaeda da comandanti talebani.


Al Qaeda e i suoi alleati hanno due obiettivi principali: sostenere i loro simpatizzanti all'interno dei talebani e stabilire un rifugio sicuro per la propria leadership, ora basata in Pakistan. In prospettiva, Al Qaeda ha quali obiettivi secondari iniziare la jihad in Asia centrale e in Cina, che però sono stati rinviati molte volte e potrebbero facilmente esserlo ancora. L'Afghanistan invece non sarebbe molto utile in termini di sostegno a qualsiasi attacco terroristico negli Stati Uniti o in Europa, vista anche la sostanziale presenza di Al Qaeda in numerosi Paesi africani e, clandestinamente, in Turchia. L'impatto di Al Qaeda sulla jihad dei talebani è da molti anni sempre più trascurabile; quello che rimane è cameratismo tra chi ha a lungo combattuto fianco a fianco e una convergenza di interessi con gruppi specifici all'interno dei talebani, come gli Haqqani, che hanno almeno in passato sospettato di venire messi da parte dei leader al fine di ottenere più facilmente una legittimazione internazionale.


Ancora oggi la possibilità di una collaborazione degli Stati Uniti con il nuovo regime dei talebani non può essere scartata, anche se il riconoscimento è improbabile. L'attacco all'aeroporto di Kabul del 26 agosto ha reso più probabile qualche sorta di cooperazione Usa-talebani contro Isis-K, anche se probabilmente a livello informale. I falliti attacchi dei droni statunitensi a Kabul, che hanno ucciso civili, rafforzano la considerazione che per gli americani una rappresaglia contro l'Isis-K, per non parlare di un suo grave indebolimento, non sono fattibili senza cooperare con i talebani.


Una preoccupazione parallela di Al Qaeda è l'ormai relativamente lunga cooperazione dei talebani con i russi, che dai qaedisti vengono visti come un nemico non meno pericoloso degli americani. Pertanto, Al Qaeda e i suoi alleati all'interno dei talebani hanno tutto l'interesse a sabotare i piani di leader quali Baradar, Yaqub e Haibatullah, che intendevano ottenere legittimazione internazionale tramite la formazione di un governo ad interim o di un governo di coalizione. Alcune importanti fonti talebane affermano che le violenze arbitrarie contro le Ong degli ultimi mesi, che hanno portato alla caduta di Kabul e all'esibizione di combattenti tagiki vicino al confine con il Tagikistan, non siano state un incidente isolato, ma parte di uno sforzo coordinato dei comandanti talebani vicini ad Al Qaeda, con l'obiettivo di interrompere le relazioni con la Russia, l'Asia Centrale e l'America.


Tuttavia, la cattura di Kabul da parte degli Haqqani per Al Qaeda non è necessariamente un risultato positivo. Il rischio per Al Qaeda è che, lungi dal trasformarsi in una fazione marginalizzata e scontenta dei talebani, gli Haqqani riescano a conquistarsi una posizione di tutto rilievo alla vetta del nuovo governo. A quel punto, gli Haqqani stessi potrebbero avere interesse a scaricare Al Qaeda, al fine quanto meno di rendere il nuovo regime, di cui sarebbero a quel punto tra gli azionisti principali, più legittimo almeno a livello regionale. Anche gli americani, dopo tutto, hanno collaborato con gli Haqqani a Kabul, mentre organizzavano l'evacuazione. Mentre russi e iraniani poterebbero essere scontenti dell'ascesa al potere degli Haqqani, questi ultimi potrebbero rassicurarli impegnandosi a fondo in un'offensiva a tutto campo contro lo Stato islamico, a cui sono stati a lungo accusati (con ragione) di essere legati. I cinesi, alleati essenziali del Pakistan, a sua volta alleato essenziale degli Haqqani, vorrebbero sicuramente vedere i jihadisti purgati dall'Afghanistan.


Senza uno scontro sempre piú profondo tra Haqqani e i talebani del Sud, Al Qaeda potrebbe solo sperare di mantenere una qualche presenza sotterranea come in Pakistan, venendo continuamente sottoposta alla sorveglianza del nuovo regime e rimanendo costantemente a rischio di rimanere vittima di accordi dietro le scene tra servizi di vari Paesi. Un regime dei talebani diviso e litigioso è nel migliore interesse di Al Qaeda.