Green Pass o vaccino obbligatorio? Per tutti o soltanto per alcune categorie di cittadini? Con decisione parlamentare o del governo? Attraverso uno stimolo, un’agevolazione, un premio, o piuttosto un castigo? Ciascuna di queste domande interroga la Costituzione, oltre che la politica. Ma la risposta non è mai definitiva. Dipende dalla situazione di fatto, dai responsi della scienza, dalla qualità dei diritti in gioco. E dipende altresì dall’esigenza di distinguere, di separare il grano dal loglio.
Cominciamo da qui, dalle distinzioni. C’è una differenza, e di non poco conto, fra chi accetta il vaccino e chi viceversa lo rifiuta. Entrambi difendono la propria salute, rispettivamente contro i rischi del Covid o contro quelli della vaccinazione; ma i primi difendono pure la salute altrui. Dunque obbediscono ai “doveri di solidarietà sociale” evocati dalla nostra Carta (articolo 2) e richiamati domenica scorsa dal presiden…
Green Pass o vaccino obbligatorio? Per tutti o soltanto per alcune categorie di cittadini? Con decisione parlamentare o del governo? Attraverso uno stimolo, un’agevolazione, un premio, o piuttosto un castigo? Ciascuna di queste domande interroga la Costituzione, oltre che la politica. Ma la risposta non è mai definitiva. Dipende dalla situazione di fatto, dai responsi della scienza, dalla qualità dei diritti in gioco. E dipende altresì dall’esigenza di distinguere, di separare il grano dal loglio.
Cominciamo da qui, dalle distinzioni. C’è una differenza, e di non poco conto, fra chi accetta il vaccino e chi viceversa lo rifiuta. Entrambi difendono la propria salute, rispettivamente contro i rischi del Covid o contro quelli della vaccinazione; ma i primi difendono pure la salute altrui. Dunque obbediscono ai “doveri di solidarietà sociale” evocati dalla nostra Carta (articolo 2) e richiamati domenica scorsa dal presidente Mattarella. È un merito a fronte di un demerito, che di per sé giustifica l’intervento dello Stato, anche perché la Costituzione stessa definisce la salute come un “interesse della collettività” (articolo 32).
Però quell’intervento può assumere tre forme distinte. L’una coercitiva: obbligo di vaccino per tutta la popolazione, e ai renitenti multe salatissime. L’altra persuasiva, attraverso esercizi di pedagogia istituzionale, con l’appello a vaccinarsi ripetuto dalle cariche più alte dello Stato; e magari con la prospettiva d’un vantaggio per chi raccolga l’invito (succede in Indonesia, dove s’offre un pollo in regalo ai neo immunizzati; altrove lotterie, premi in denaro, piscina o palestra gratis). E c’è infine una terza via, in cui lo Stato non cerca di convincerti né ti obbliga al vaccino, bensì t’induce a immunizzarti, per superare uno svantaggio che altrimenti dovrai sopportare.
Ecco, è in questa terra di mezzo che si colloca il Green Pass. Puoi ottenerlo anche senza vaccinarti, se ti sottoponi alla tortura d’un tampone ogni due giorni; in caso contrario la tua tortura consisterà in una privazione, che al momento colpisce il tempo libero (niente stadi, concerti, ristoranti al chiuso), oltre che i viaggi su lunghe percorrenze. Da qui il pregio costituzionale del Green Pass, perché bilancia l’esigenza di proteggere la salute pubblica con il rispetto delle scelte individuali: valori entrambi garantiti dalla Carta. A condizione, tuttavia, che questo strumento venga regolato dalla legge (non da una Faq, da una risposta sul sito di palazzo Chigi, come ha fatto il governo circa l’uso delle mense). E che il tampone sia gratuito al pari del vaccino, altrimenti chi non può sostenerne la spesa verrebbe discriminato nell’esercizio dei diritti in base al proprio reddito.
Non che la vaccinazione obbligatoria sia di per sé incostituzionale. Dal 2017 è prevista già per i minori, con ben dieci vaccini; quanto alla popolazione adulta, una legge del 1963 ha imposto la vaccinazione antitetanica a muratori, agricoltori e altre categorie; diverse vaccinazioni gravano sui militari; infine da aprile il vaccino anti-Covid è obbligatorio per il personale sanitario. Dunque si può estendere ancora, ma a tre condizioni. In primo luogo, dopo un via libera dall’Agenzia del farmaco, voce ufficiale della scienza. In secondo luogo, senza violare i diritti fondamentali (quello al lavoro, come accadrebbe se il no-vax fosse licenziato; il diritto alla salute, se i non vaccinati dovessero pagarsi le cure ospedaliere, come ha proposto l’assessore alla Sanità del Lazio). In terzo luogo, se l’emergenza giustifica misure draconiane.
Quest’ultima valutazione chiama in causa le responsabilità della politica, che fin qui ha proceduto per estensioni progressive, sia sul Green Pass che sull’obbligo vaccinale. Decisione saggia, a prima vista; ma in realtà foriera di conflitti. Perché il passeggero e non anche il conducente? Perché il lavoratore pubblico e non quello privato? Perché l’insegnante sì e il poliziotto no? Insomma, questioni d’eguaglianza. Per venirne a capo, meglio non parcellizzare le misure. Mal comune mezzo gaudio, recita un vecchio proverbio.