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La signora e il mariuolo

Gaetano Scutellaro, foto Facebook (ansa)

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La cabala dietro il biglietto della lotteria di Napoli
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Gratta, vinci e scappa. È quel che ha fatto venerdì Gaetano Scutellaro, tabaccaio a Napoli, con un tagliando da cinquecentomila euro. Peccato che la dea fortuna non avesse baciato lui, ma una sessantanovenne signora che adesso rivendica con fermezza il possesso del fortunato tagliando. Nella città della Cabala, dove la realtà si traduce sempre in numeri, adesso è caccia al terno secco. 79, il "mariuolo" (ladro), 89, la vecchia, 80, la fuga. Che può diventare addirittura una quaterna, se si aggiunge 82, cioè l'espatrio clandestino. 

Ieri le ricevitorie del lotto sono state prese d'assalto dal popolo più ludico del mondo, che si è giocato, chi molto e chi poco, la personale lettura del fatto di cronaca. In realtà nella vicenda del tabaccaio fuggiasco tutti gli stereotipi su Napoli si sono incrociati e hanno fatto cortocircuito. Primo fra tutti, la caccia alla fortuna, che in napoletano si chiam…

Gratta, vinci e scappa. È quel che ha fatto venerdì Gaetano Scutellaro, tabaccaio a Napoli, con un tagliando da cinquecentomila euro. Peccato che la dea fortuna non avesse baciato lui, ma una sessantanovenne signora che adesso rivendica con fermezza il possesso del fortunato tagliando. Nella città della Cabala, dove la realtà si traduce sempre in numeri, adesso è caccia al terno secco. 79, il "mariuolo" (ladro), 89, la vecchia, 80, la fuga. Che può diventare addirittura una quaterna, se si aggiunge 82, cioè l'espatrio clandestino. 

Ieri le ricevitorie del lotto sono state prese d'assalto dal popolo più ludico del mondo, che si è giocato, chi molto e chi poco, la personale lettura del fatto di cronaca. In realtà nella vicenda del tabaccaio fuggiasco tutti gli stereotipi su Napoli si sono incrociati e hanno fatto cortocircuito. Primo fra tutti, la caccia alla fortuna, che in napoletano si chiama "ciorte" (sorte), e che deve essere non semplicemente assecondata ma quando si gira da un'altra parte deve essere forzata. Come ha fatto il nostro tabaccaio.

Poi c'è il culto della furbizia, trasversalmente diffuso nel Paese dove "nisciuno è fesso" e dove il furto di destrezza ha dato vita a un'aneddotica secolare. In questo quadro rientra alla perfezione il caso del ricevitore manolesta che ha occultato il biglietto come un tesoro nascosto. E quando a Fiumicino è stato fermato dagli agenti della Polaria, mentre tentava di prendere il volo destinazione Canarie, ha addirittura cercato di infilare in contropiede i poliziotti denunciando il furto del prezioso tagliando. Così il ladro si è finto derubato, e l'anziana signora da vittima è diventata colpevole. Uno scambio delle parti degno di Totòtruffa. 

Alla Procura di Napoli spetta adesso l'arduo compito di far luce sul mistero napoletano. Per il momento, l'ineffabile Scutellaro è in carcere con l'accusa di furto pluriaggravato nonché di tentata estorsione. E il biglietto è stato recuperato. Certo è che nella città di Pulcinella la realtà supera spesso la fantasia. 

Questa vicenda sembra proprio il remake della commedia di Eduardo De Filippo Non ti pago. Dove nemmeno il possesso di un biglietto vincente è sufficiente ad assicurare la vincita al vincitore. In quanto il proprietario della ricevitoria dove è stata effettuata la giocata, ritiene che la somma sia sua per diritto soprannaturale. Poiché l'anima di suo padre defunto ha rivelato per errore i numeri fortunati al possessore del biglietto, credendo, in realtà, di consegnarli a suo figlio.

Perché nel familismo cabalistico partenopeo non si è mai visto un genitore che offre una fortuna ad uno che non sia un suo parente stretto. Insomma, nella commedia eduardiana possedere il biglietto non è sufficiente a riscuotere la vincita. Nella commedia di Scutellaro, invece, metterselo in tasca è sufficiente a rivendicarne la titolarità.

Evidentemente nell'immaginario napoletano il rapporto con la dea bendata segue vie imperscrutabili. E perfino l'articolo 1153 del Codice civile, secondo il quale in materia di beni mobili il possesso è già di per sé un titolo, si interpreta fantasiosamente. D'altra parte, che cosa c'è di più mobile di un talloncino che è fatto apposta per essere grattato. Non solo nel senso letterale, ma anche nel senso metaforico di sgraffignarlo. Ed è proprio a questo senso che l'astuto tabaccaio del popolare quartiere Materdei si è aggrappato con le unghie e con i denti. Insomma, l'unica certezza in questa commedia degli equivoci è che il grattino è stato grattato due volte. Tutto sta a capire chi lo ha grattato a chi.