Nella pancia del virus
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraCerte volte a mancare è l'acqua minerale, in altri casi i mobili di Ikea e, molto spesso, i camerieri.
Andare a fare lo shopping, al pub, o a mangiare fuori a Londra ti costringe a catalogare le carenze di materie prime, beni commerciali e materiale umano causate da 20 mesi di Covid.
Nel Regno Unito, la situazione è esacerbata dalla Brexit, che ha imposto nuovi dazi e limiti sul movimento di merci e persone, ma il costo economico del virus è molto più salato del divorzio dall'Unione Europea.
La Gran Bretagna non è un caso isolato. Nel resto d'Europa, come anche in America ed ancor più nei Paesi emergenti, è il Covid a dettare legge sulla macroeconomia, il business delle imprese e il benessere dei cittadini.
È triste dirlo all'alba del terzo inverno rovinato da questa peste moderna, ma sarà l'altalena della pandemia - sospesa tra il potere dei vaccini e la spinta delle varianti - a regolare le nostre vit…
Certe volte a mancare è l'acqua minerale, in altri casi i mobili di Ikea e, molto spesso, i camerieri.
Andare a fare lo shopping, al pub, o a mangiare fuori a Londra ti costringe a catalogare le carenze di materie prime, beni commerciali e materiale umano causate da 20 mesi di Covid.
Nel Regno Unito, la situazione è esacerbata dalla Brexit, che ha imposto nuovi dazi e limiti sul movimento di merci e persone, ma il costo economico del virus è molto più salato del divorzio dall'Unione Europea.
La Gran Bretagna non è un caso isolato. Nel resto d'Europa, come anche in America ed ancor più nei Paesi emergenti, è il Covid a dettare legge sulla macroeconomia, il business delle imprese e il benessere dei cittadini.
È triste dirlo all'alba del terzo inverno rovinato da questa peste moderna, ma sarà l'altalena della pandemia - sospesa tra il potere dei vaccini e la spinta delle varianti - a regolare le nostre vite nei prossimi mesi.
Diciamocelo francamente: non ci aspettavamo un regno del Covid così lungo. Lo scorso inverno, inebriati dall'entusiasmo per i vaccini, un coro di mercati, politici e banchieri centrali aveva predetto un graduale ritorno ad un livello accettabile di "normalità", almeno nell'Occidente.
Le autorità monetarie erano state le prime a cercare di comportarsi normalmente, parlando della necessità di ritirare l'enorme stimolo che aveva salvato l'economia mondiale nel periodo più buio. I politici gli avevano fatto eco, con ambizioni progetti di riapertura.
Il Covid, e più precisamente la variante Delta, avevano altre idee. L'incertezza causata dalla natura camaleontica del virus - amplificata dal crasso egoismo dei No Vax - ha creato degli choc inaspettati. A soffrirne è la dinamica classica dell'economia: l'intersezione tra domanda e offerta.
Sul fronte dell'offerta, ci sono problemi enormi nella filiera di produzione che permette alle merci prodotte a Est di arrivare ai consumatori dell'Ovest. La mancanza di componenti-chiave e i ritardi nei porti stanno paralizzando intere catene di produzione: dalle automobili ai prodotti di plastica, e persino il cubo di Rubik e i frullati di McDonald's. Il prezzo di spedizione di un container dall'Asia all'Europa oggi è 10 volte più alto che nel maggio del 2020.
L'effetto immediato di questi colli di bottiglia è l'aumento dei prezzi e il ritorno dell'inflazione sia negli Usa che nell'Ue.
Se l'offerta soffre, la domanda non sta molto meglio. In agosto, le aziende americane hanno assunto il numero più basso di lavoratori in sette mesi. Le vendite al dettaglio sono in calo un po' dappertutto e la fiducia dei capitani d'industria in Paesi-guida come la Germania è stata severamente danneggiata dagli effetti della variante Delta. Il risultato di tutto ciò è un ridimensionamento della ripresa. L'Institute of International Finance a Washington, per esempio, ha tagliato la sua stima per la crescita del Pil mondiale dal 6.2% al 5.7%. E c'è già chi parla del rischio di stagflazione, il nocivo cocktail di crescita bassa e prezzi alti.
È un vero dilemma per le autorità monetarie e politiche: il 2021 doveva essere l'anno della Grande Ripresa ed invece la maledetta longevità del virus ha fatto rinascere la Grande Paura.
L'unica soluzione possibile per le banche centrali è quella di mantenere la rotta attuale, con tassi bassissimi, stimoli notevoli e potenti aiuti fiscali, magari parlando di un eventuale ritiro ma in realtà facendo poco o nulla. Ogni deviazione, quale la promessa della Federal Reserve di cominciare a ridurre lo stimolo prima delle fine dell'anno, porterà nuove incognite e timori.
Lo stesso vale per i politici: pressing totale sulle vaccinazioni, investimenti intelligenti dei fondi per la ripresa e coerenza nelle decisioni.
Dei mobili di Ikea possiamo fare sicuramente a meno (per un po'), ma l'economia mondiale ha bisogno della crescita per liberarsi dalla tirannia del Covid.