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Nessuno tocchi lo spettacolo

Appello per evitare un blocco autunnale di teatri e cinema
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Nessuno tocchi lo spettacolo. È bene essere chiari, non usare perifrasi, per cui mi faccio carico di esprimere ciò che nelle conversazioni fra attori e musicisti ricorre ormai come un mantra, ovvero la certezza che “tanto fra poco ci richiudono e basta”. Questo è il timore, questo è il terrore. E questo soprattutto è il motivo per cui le programmazioni di ottobre e novembre stanno già saltando, cancellate per prudenza nel legittimo dubbio di scontrarsi con l’ennesimo diktat sanitario che rimetta allo spettacolo il conto dei contagi. Il copione d’altra parte è già visto, e l’imminente riapertura dell’anno scolastico - acuito dallo scenario climatico stagionale, dai milioni di non vaccinati e dall’impietosa mannaia delle varianti Delta, Mu e chissà quante altre - porterà oggettivamente un balzo nei grafici delle 18.00, con il probabile esito di un’ondata di panico politi…

Nessuno tocchi lo spettacolo. È bene essere chiari, non usare perifrasi, per cui mi faccio carico di esprimere ciò che nelle conversazioni fra attori e musicisti ricorre ormai come un mantra, ovvero la certezza che “tanto fra poco ci richiudono e basta”. Questo è il timore, questo è il terrore. E questo soprattutto è il motivo per cui le programmazioni di ottobre e novembre stanno già saltando, cancellate per prudenza nel legittimo dubbio di scontrarsi con l’ennesimo diktat sanitario che rimetta allo spettacolo il conto dei contagi. Il copione d’altra parte è già visto, e l’imminente riapertura dell’anno scolastico - acuito dallo scenario climatico stagionale, dai milioni di non vaccinati e dall’impietosa mannaia delle varianti Delta, Mu e chissà quante altre - porterà oggettivamente un balzo nei grafici delle 18.00, con il probabile esito di un’ondata di panico politico.

 

Traduciamo: coprifuoco, divieti assortiti, il tutto camuffato con la retorica fetente di un ultimo (ennesimo) sacrificio per traghettarci illesi fino a dopo Natale. Pertanto, credo sia opportuno scandire preventivamente un paio di punti chiave. Il primo ha a che fare con la percezione diffusa del ciclo vaccinale, che in effetti dovrebbe garantire una certa percentuale di serenità a chi vi si sottoponga, tale da consentirgli un minimo di quella socialità estirpata ai tempi del pre-vax. Ma come la mettiamo, se l’autunno dimostrerà che teatri e concerti vengono comunque preclusi anche a chi si è immunizzato? Sarebbe il trionfo del dogma No Vax per cui l’iniezione è del tutto inutile, e l’intera campagna comunicativa in piedi da nove mesi collasserebbe come un castello di carte. Il secondo punto da tenere ben presente è che il sistema teatrale italiano, in primis quello privato, non reggerebbero mai e poi mai la mazzata di un altro reset.

 

La terza e ultima considerazione riguarda l’estero, a meno che non si voglia pensare che Gran Bretagna e Stati Uniti abbiano stipulato una joint-venture con Sua Maestà il Virus. Si dà infatti il caso che a Londra sia in vigore un protocollo denominato See It Safely, per cui gli esercenti vendono ormai l’intera capienza della sala teatrale, a patto di rispettare l’uso della mascherina, gli ingressi suddivisi per gruppi, le sanificazioni e l’aerazione dei locali. Con questo metodo, istituzioni storiche come il National Theatre hanno già ripreso una programmazione ricca e fitta, come peraltro avviene a Broadway nonostante il galoppare dei contagi americani. Sono tutti kamikaze biologici? Non sarà forse che il ritorno alla normalità passa in primo luogo per una scelta, e per un cambio di mentalità? È con questa premessa che ho accettato di tornare al Teatro Sistina per riportare in prima serata televisiva (su Rai3, da sabato 11 settembre) un grande spot alla riapertura del teatro dal vivo, del musical, della danza. Mi ostino a dare per scontato, contro ogni ferale Cassandra, che stavolta la stagione teatrale possa e debba ricominciare, e in questo spirito ne presentiamo il catalogo con interpreti amati come Sergio Castellitto, Filippo Timi, Ottavia Piccolo, Anna Bonaiuto, ma anche accogliendo proposte innovative (Babilonia Teatri, Gianfranco Berardi), spaziando fra i linguaggi della scena (Mimmo Borrelli) e la potenza della regia (Mario Martone, Federico Tiezzi, Armando Punzo con i carcerati di Volterra), mentre tanti beniamini del pubblico ci faranno sorridere con l’arte antica della commedia (Lillo, Giacomo Poretti, Maria Amelia Monti, Emilio Solfrizzi…). A tutti ho detto che non li chiamavo per una testimonianza, ma per una ripartenza. Crediamoci.