✕

Legge elettorale e incroci pericolosi

(ansa)
2 minuti di lettura

Alla fine naturale della legislatura manca circa un anno e mezzo e come era prevedibile si riaffaccia il tema noioso ed eterno della legge elettorale. Accade con due interventi di Marco Taradash sulla testata online Linkiesta e di Peppino Calderisi sul Foglio. Due nomi legati alla stagione del Partito Radicale di Marco Pannella, entrambi storici sostenitori del sistema maggioritario. Eppure oggi sia l’uno sia l’altro rovesciano la loro vecchia posizione e chiedono un modello proporzionale come strumento decisivo per sgominare il cosiddetto “bipopulismo”: ossia la divaricazione degli schieramenti dominati sia a destra sia a sinistra da forze populiste. Le quali impedirebbero qualsiasi politica riformatrice, quale che sia lo schieramento vincitore delle elezioni.


S’intende che le forze politiche non hanno ancora riaperto il fatidico dossier, forse perché problemi più urgenti premono o magari perché sanno che le divergenze sul “c…

Alla fine naturale della legislatura manca circa un anno e mezzo e come era prevedibile si riaffaccia il tema noioso ed eterno della legge elettorale. Accade con due interventi di Marco Taradash sulla testata online Linkiesta e di Peppino Calderisi sul Foglio. Due nomi legati alla stagione del Partito Radicale di Marco Pannella, entrambi storici sostenitori del sistema maggioritario. Eppure oggi sia l’uno sia l’altro rovesciano la loro vecchia posizione e chiedono un modello proporzionale come strumento decisivo per sgominare il cosiddetto “bipopulismo”: ossia la divaricazione degli schieramenti dominati sia a destra sia a sinistra da forze populiste. Le quali impedirebbero qualsiasi politica riformatrice, quale che sia lo schieramento vincitore delle elezioni.


S’intende che le forze politiche non hanno ancora riaperto il fatidico dossier, forse perché problemi più urgenti premono o magari perché sanno che le divergenze sul “che fare” sono ancora troppe. Sulla carta esisterebbe una maggioranza virtuale a favore di un nuovo proporzionale (magari con una soglia di sbarramento che comunque sarebbe piuttosto bassa, intorno al 3%). Tuttavia, come già accaduto in passato, manca la massa critica per andare oltre le intenzioni. Per non dire che la voce dei fautori del maggioritario è, sì, flebile, ma non si è spenta del tutto. A parte la destra la Giorgia Meloni, un pezzo del Pd - compreso il segretario Letta - è figlio dell’Ulivo prodiano e della sua illusione bipolare, se non bipartitica.


In definitiva, il tema della legge elettorale non è ancora sul tavolo, ma ci arriverà entro qualche mese perché l’interesse a evitare il ritorno alle urne con l’attuale “Rosatellum” è forte. La speranza di favorire coalizioni più omogenee, tagliando fuori i “populisti” di destra e sinistra, prenderà forma quando la legislatura sarà prossima a esaurirsi. È chiaro che prima di allora il Parlamento affronterà l’elezione del presidente della Repubblica, il cui esito potrà condizionare anche la trattativa sul sistema di voto. L’intreccio tra i diversi piani è decisivo, poiché investe non solo il futuro prossimo, bensì anche quello a più lunga scadenza. Se per una ragione qualsiasi le Camere fossero sciolte nel ‘22, subito dopo il giuramento del capo dello Stato, non ci sarebbe il tempo per la riforma e si andrebbe al voto con il sistema attuale. Chi sogna le coalizioni omogenee - per quanto il proporzionale sul finale della Prima Repubblica non garantisse affatto la coesione - dovrebbe rassegnarsi a un nuovo “bipopulismo”. Se invece la semi-unità nazionale proseguisse fino al ‘23 con Draghi a Palazzo Chigi, allora l’ipotesi della riforma avrebbe senso. Si legherebbe al disegno di mantenere Il premier alla guida del governo anche nella nuova legislatura, sulla base appunto di una maggioranza ridisegnata con il “taglio delle ali”.


Può sembrare un disegno astruso, ma è la questione che già s’intravede sullo sfondo: cosa accadrà nel ‘23? Chi vuole Draghi al Quirinale, vuole anche le elezioni subito con l’attuale sistema. Chi desidera tenerlo a Palazzo Chigi, spera di vederlo lì anche dopo le elezioni fatte con una legge proporzionale. In realtà ci sarebbe una terza via, ma è dubbio che qualcuno voglia prenderla in considerazione: riformare la politica con il modello francese (maggioritario a doppio turno). Sarebbe il modo migliore per plasmare alleanze abbastanza omogenee senza ritorni al passato.