✕

L'Europa che ci servirà

(ansa)
La gestione dell'emergenza umanitaria
3 minuti di lettura

Quando un milione di siriani intraprese la rotta balcanica verso l'Europa nel 2015, gli europei si resero conto di quanto vicina fosse la Siria, e così tutto il Medio Oriente. I siriani arrivavano a piedi, con bambini e qualche masserizia. La gente d'un tratto si accorse che una crisi epocale aveva investito un'intera regione del nostro Vicinato. E che il terrorismo stava travolgendo la vita di queste persone, e avrebbe potuto raggiungere anche l'Europa. Tra il diffondersi di allarmi, scarso istinto di accoglienza e tanta xenofobia, l'Europa si interrogò sul da farsi. Gli Stati membri si unirono alla Coalizione anti-terrorismo a guida americana. Per i migranti, si escogitò il metodo della "delega". Ma al contempo si capì che il mondo è dietro l'angolo, e le crisi di altrove ci riguardano da vicino, e sono molte. Ieri i siriani, oggi gli afghani, più oltre gli africani. E si capì anche che l'Europa &…

Quando un milione di siriani intraprese la rotta balcanica verso l'Europa nel 2015, gli europei si resero conto di quanto vicina fosse la Siria, e così tutto il Medio Oriente. I siriani arrivavano a piedi, con bambini e qualche masserizia. La gente d'un tratto si accorse che una crisi epocale aveva investito un'intera regione del nostro Vicinato. E che il terrorismo stava travolgendo la vita di queste persone, e avrebbe potuto raggiungere anche l'Europa. Tra il diffondersi di allarmi, scarso istinto di accoglienza e tanta xenofobia, l'Europa si interrogò sul da farsi. Gli Stati membri si unirono alla Coalizione anti-terrorismo a guida americana. Per i migranti, si escogitò il metodo della "delega". Ma al contempo si capì che il mondo è dietro l'angolo, e le crisi di altrove ci riguardano da vicino, e sono molte. Ieri i siriani, oggi gli afghani, più oltre gli africani. E si capì anche che l'Europa è poco attrezzata, o che gli strumenti di cui dispone non sono utilizzati a fondo. I cittadini europei si chiedono se davvero di fronte a queste tragedie epocali la nostra Europa non possa fare di più. Se davvero il doveroso aiuto umanitario dell'emergenza, o la supplenza di encomiabili Ong, o gli interventi scoordinati di singoli Stati Membri siano sufficienti a gestire situazioni che richiederebbero tutto il peso di 500 milioni di cittadini europei, in sinergia con altri Paesi like-minded e con le organizzazioni internazionali di riferimento. Anche per i Balcani degli anni 90, la più vicina delle crisi, gli europei ricorsero alla guida americana. Ma in trent'anni molto è cambiato. Gli americani stanno dismettendo il ruolo di guardiani del mondo e allontanando lo sguardo dal nostro Vicinato nel contesto di una forte competizione multipolare. È tempo per l'Europa di aggiornare la sua visione strategica e i suoi strumenti di intervento. L'Europa è chiamata a maggiori responsabilità. Il trauma dell'Afghanistan ha sottolineato le nostre lacune e debolezze.


I lavori sono in corso, all'insegna della stringente necessità di un'Europa più "rapida ed efficiente", come indicato dal Presidente Mattarella, e di quella che viene definita "autonomia strategica". Autonomia che evoca anzitutto una difesa comune europea, corredata da una necessaria intelligence comune, ma anche un concetto ampio di politica estera e di sicurezza, che metta a regime l'insieme degli strumenti di proiezione esterna, diplomazia, commercio, politica di sviluppo, sociale e dell'emigrazione, in un'ottica integrata e sinergica. Autonomia che ci consenta una più efficace capacità di azione a misura dei nostri interessi e valori, nell'ambito di un'interlocuzione più attiva con gli alleati (Nato) e una presenza più incisiva nelle istituzioni multilaterali (a partire dall'Onu). E poiché la proiezione esterna è strettamente connessa al funzionamento interno dell'Unione, si impone una seria riflessione sull'aggiornamento dei meccanismi decisionali, ivi incluso il superamento della regola dell'unanimità, rivelatasi paralizzante alla luce delle diverse visioni dettate da collocazione geografica e peso economico degli Stati membri. Formule che consentano agli Stati membri che lo desiderino di procedere senza antagonizzare gli altri partner si possono reperire anche entro l'arsenale normativo già disponibile (clausola passerella, cooperazioni rafforzate). Un'alternativa è concepibile sulla falsariga di quanto fatto con le intese Schenghen o sull'Euro, un accordo tra un gruppo di Stati membri che sia aperto a successive adesioni.


In questo frangente il 9 maggio Bruxelles ha lanciato un'iniziativa del tutto inedita:la Conferenza sul Futuro dell'Europa. Sotto la presidenza congiunta dei vertici delle tre istituzioni europee - Commissione, Parlamento, Consiglio - i cittadini sono chiamati ad esprimere, in un'apposita piattaforma digitale, idee e proposte su come vedono l'Europa nel Mondo e come vorrebbero che essa fosse nel futuro in linea con i valori e gli obiettivi comuni. La piattaforma investe i temi di politica estera e di sicurezza sopracitati, ma si estende anche ai capitoli identificati in questi anni per rafforzare l'Europa dall'interno: innovazione, transizione digitale ed economia verde, salute pubblica, giustizia sociale, uguaglianza di genere, politiche educative, e non ultimo migrazioni. È una consultazione di straordinaria portata, che idealmente dovrebbe concludersi nel primo semestre del 2022. Non sarà questa piattaforma digitale la sede in cui verranno composte mediazioni o raggiunte intese, stanti le diverse percezioni e priorità in presenza. Ma sarà un metodo per coinvolgere direttamente le opinioni pubbliche, familiarizzare ciascuno con la visione altrui, stemperare gli scetticismi che serpeggiano negli Stati Membri, alimentare un movimento popolare verso unitarietà di intenti e maggiore coesione e solidarietà, e fornire un orientamento per l'azione concreta dei governi. Un'occasione per l'Italia per conferire al processo un proprio contributo, sotto l'egida della Presidenza Draghi in associazione con il ministro Di Maio e il sottosegretario Della Vedova, e promuovere quella ever closer Union di cui si scorgono prime tracce nella Next Generation Eu e che è nella tradizione politica e culturale del nostro Paese fin dal Manifesto di Ventotene. Non è solo la credibilità dell'Europa in gioco, è la nostra sicurezza comune.
 
L'autrice è Ambasciatrice ed esperta di aree di crisi del Vicinato