Calma. Silenzio. Vuoto. Sono sensazioni che nei mercati azionari non si provano quasi mai. Ma per quattro, lunghissimi, giorni vent'anni fa, la Borsa di New York, il centro del capitalismo mondiale, non provò altro. Anzi, non provò nulla. Rimase chiusa, abbandonata e spenta per la prima volta dal 1933.
L'attacco alle Torri Gemelle fu una dichiarazione di guerra ad un'intera civiltà ma anche un attentato al cuore pulsante dell'economia mondiale. Wall Street, l'imponente palazzo neoclassico del New York Stock Exchange, e centinaia di banche, assicurazioni e broker erano tutti all'ombra di quei due enormi grattacieli eretti per celebrare il commercio internazionale.
Colpendo il sud di Manhattan, la follia omicida di Al Qaeda voleva paralizzare il pianeta, bloccare gli ingranaggi che permettono la circolazione di denaro, beni e servizi, terrorizzando investitori, consumatori e imprenditori. Fu un fallimento totale. La risposta del "siste…
Calma. Silenzio. Vuoto. Sono sensazioni che nei mercati azionari non si provano quasi mai. Ma per quattro, lunghissimi, giorni vent'anni fa, la Borsa di New York, il centro del capitalismo mondiale, non provò altro. Anzi, non provò nulla. Rimase chiusa, abbandonata e spenta per la prima volta dal 1933.
L'attacco alle Torri Gemelle fu una dichiarazione di guerra ad un'intera civiltà ma anche un attentato al cuore pulsante dell'economia mondiale. Wall Street, l'imponente palazzo neoclassico del New York Stock Exchange, e centinaia di banche, assicurazioni e broker erano tutti all'ombra di quei due enormi grattacieli eretti per celebrare il commercio internazionale.
Colpendo il sud di Manhattan, la follia omicida di Al Qaeda voleva paralizzare il pianeta, bloccare gli ingranaggi che permettono la circolazione di denaro, beni e servizi, terrorizzando investitori, consumatori e imprenditori. Fu un fallimento totale. La risposta del "sistema" economico alla strage inconsulta dell'11 settembre fu rapida, robusta e vincente, e, va detto, più efficace delle avventure militari provocate dalla catastrofe.
Ma la tragedia è stata anche uno spartiacque che ha cambiato mercati, istituzioni e aziende per sempre. Le lezioni finanziarie del dopo-attentato sono state utilizzate in altre crisi, dal crac del 2008, ai cyber-attacchi sino-russi fino alla pandemia odierna. Grazie a quel processo, l'economia mondiale è più resiliente e più resistente ai tanti agenti che la vogliono distruggere.
È un risultato che sembrava impossibile nei giorni dopo l'attentato. Quando i mercati riaprirono, il 17 settembre, l'indice Dow Jones crollò di più del 7%, il prezzo dell'oro - tradizionale bene-rifugio - salì del 33%, mentre il rischio di guerre, commerciali e militari, nel Medio Oriente spinse il costo del petrolio alle stelle. In Europa, le Borse europee crollarono del 17% nei dieci giorni dopo gli attacchi. Ma la paura durò meno di una settimana e le ripercussioni economiche furono molto limitate. Negli Usa, che erano già nel mezzo di una modesta recessione causata dallo scoppio della bolla d'internet, il Pil riuscì addirittura a crescere dell'1% nel 2001.
Parlando con alcuni dei protagonisti di quei giorni storici, si intravede un copione che ormai conosciamo bene ma che all'epoca non era stato messo alla prova in condizioni così gravi: la combinazione di massicci aiuti pubblici con la duttilità del mondo delle imprese.
Allora come oggi (e come nel 2008), l'intervento della Federal Reserve, la banca centrale Usa, fu fondamentale, sia nelle parole che nei fatti. Nel momento più grave, quando i mercati erano nel panico, la Fed proferì la frase più importante per qualsiasi autorità monetaria: "Il sistema della Federal Reserve è aperto e funzionante".
Quelle nove parole furono necessarie perché le due enormi banche commerciali che muovono quasi tutto il denaro internazionale - Bank of New York e JP Morgan - avevano uffici vicino alle Torri Gemelle e non potevano operare a piena capacità. E il mercato delle obbligazioni era nel caos perché il più grande broker, Cantor Fitzgerald, aveva sede proprio in uno dei due grattacieli (e, tragicamente, perse 658 persone nella strage, più di ogni altra azienda).
Come ha detto il mio amico Roger Ferguson, che all'epoca era il vice di Alan Greenspan in cima alla Fed, "dovevamo fornire liquidità ai mercati per mantenere la stabilità". Ovvero, pompare denaro nel sistema per oliare gli ingranaggi e prevenire il grippaggio del motore.
La banca centrale americana seguì le parole con iniezioni di liquidità di circa 100 miliardi di dollari, più lo stanziamento di altri 80 per aiutare la Banca Centrale Europea e la Banca d'Inghilterra a tenere a galla i propri mercati.
Il governo di Washington aggiunse molti altri aiuti per i settori più colpiti - le linee aeree e le assicurazioni - e per ricostruire New York. Ma tutti quei soldi non sarebbero stati sufficienti senza la risposta repentina del mondo dell'imprenditoria. Dalle grandi banche come Jp Morgan, alle piccole imprese quali i bar e le palestre intorno a Wall Street, la stragrande maggioranza delle aziende riuscirono a trasferirsi altrove e a ricominciare al più presto.
"Normalità" è una parola che si sente spesso oggi. Gli eventi di 20 anni fa ci insegnano che l'alleanza tra pubblico e privato creò una barriera capace di proteggere la nostra "normalità", e la nostra società, da un attacco vile e selvaggio.