Chissà se riuscite a ricordarlo, presi come siete dal vortice del mondo adulto, un primo giorno di scuola. L'ansia che si fa allegra, e diventa frenesia. O l'insofferenza. Un misto di sensazioni contraddittorie: è pur sempre un inizio! "Com'erano belli quei pochi minuti quando, fuori dai cancelli ancora chiusi, ci si rivedeva, ci si salutava, si parlava allegramente del più e del meno..." (Rodari).
Chissà se riuscite a figurarvela davvero - la scuola quand'è "in presenza". Salvini, Meloni, Renzi, e altri con voi: avete ripetuto l'espressione per un anno e mezzo come un ritornello. Peggio, come uno slogan. L'avete usato anche quando forse era prematura, ribadendo l'indiscutibile necessità di ricostruire lo spazio dell'apprendimento come spazio di condivisione fisica. Oggi ci siamo. Possiamo dunque archiviare una volta per tutte l'espressione "tornare in presenza"? C'è…
Chissà se riuscite a ricordarlo, presi come siete dal vortice del mondo adulto, un primo giorno di scuola. L'ansia che si fa allegra, e diventa frenesia. O l'insofferenza. Un misto di sensazioni contraddittorie: è pur sempre un inizio! "Com'erano belli quei pochi minuti quando, fuori dai cancelli ancora chiusi, ci si rivedeva, ci si salutava, si parlava allegramente del più e del meno..." (Rodari).
Chissà se riuscite a figurarvela davvero - la scuola quand'è "in presenza". Salvini, Meloni, Renzi, e altri con voi: avete ripetuto l'espressione per un anno e mezzo come un ritornello. Peggio, come uno slogan. L'avete usato anche quando forse era prematura, ribadendo l'indiscutibile necessità di ricostruire lo spazio dell'apprendimento come spazio di condivisione fisica. Oggi ci siamo. Possiamo dunque archiviare una volta per tutte l'espressione "tornare in presenza"? C'è da augurarselo, per una serie di ragioni tutte abbastanza evidenti. Compresa quella dell'uso politico, opportunistico quando non cinico, del tema in questione. Aveva perlomeno qualcosa di incongruo l'accoramento di alcuni leader politici contro la Dad: e non perché non condivisibile su un piano di principio, ma perché, a spulciare i loro interventi quotidiani dell'era pre-Covid, la scuola - "in presenza" com'era ed è sempre stata - non è mai parsa così al centro dei loro assilli. Ho cercato dichiarazioni, lanci d'agenzia, specifiche intemerate. Ho trovato soprattutto uscite retoriche sul "cuore pulsante del nostro Paese", uscite eccentriche sulle merendine nelle macchinette, uscite discutibili sull'eliminazione della scuola media.
Come sa bene il ministro in carica, "tornare in presenza" non vuol dire tornare nel paese delle meraviglie. Vuol dire tornare in classi spesso sovraffollate. E il punto non è il distanziamento, o non solo, ma la possibilità di apprendere in gruppi numericamente equilibrati. Vuol dire tornare in scuole costruite in larga parte circa mezzo secolo fa. Vuol dire tornare in edifici che, nel quasi 9% dei casi, presentano problemi strutturali; e in percentuali ben più ampie evidenti problemi di sostenibilità (gli stanziamenti sbloccati nei mesi scorsi, tra fondi nazionali e Pnrr, offrono qualche concreta speranza).
Si torna in classe, "in presenza", in un Paese che resta fra gli ultimi in Europa per spesa in istruzione rispetto alla spesa pubblica totale, e continua a tagliare. Torna in classe, ovviamente, chi non si è perso per strada: i dati sull'abbandono scolastico erano allarmanti già prima della crisi sanitaria (13,5% rispetto a un parametro di riferimento Ue fissato al 10). Torna in classe una classe insegnante mortificata da decenni di riforme compulsive e senza costrutto, basate su parole-chiave buone per le slide fumose del vecchio PowerPoint. Una classe insegnante sottopagata rispetto alla media stipendiale Ue e Ocse (lo stipendio annuale di un docente italiano della primaria al culmine della carriera è la metà rispetto a quello di un docente tedesco), segnata da un penoso discorso pubblico - sciatto, supponente, classista, aggressivo - che l'ha fatta scivolare progressivamente in fondo alla scala sociale per credito, autorevolezza, dignità professionale.
Tutto questo, cari accaniti e opportuni propugnatori del ritorno "in presenza", per dire che - quando la scuola vi preoccupava meno - la situazione era già questa. Stamattina si ricomincia. È bello, entusiasmante, commovente. E comunque, non si riaccende il "cuore pulsante" del Paese, ma una caldaia preziosa e malmessa che decide il destino di tutti - anche di chi non ci pensa più, di chi non ci pensa mai.