Sarà una sorta di effetto collaterale oppure l'esito di una felice eterogenesi dei fini: fatto sta che "La gran bonaccia delle Antille" (Italo Calvino, 1957), rappresentata dalla callida amministrazione dell'esecutivo Draghi, sembra produrre sotterranei e fertili sommovimenti tra le pieghe della società. Il governo di unità nazionale con Tutti Dentro O Quasi e la figura dominante come non mai del premier stanno svuotando di senso il ruolo dei partiti, concentrando a Palazzo Chigi tutti i luoghi e i tempi della decisione politica. Ne risulta appiattita, e assopita, la funzione del Parlamento, ridotta a poco più che attività "di tribuna".
Le relazioni tra i partiti, in apparenza altamente conflittuali, producono uno stato definibile, con le parole di un altro scrittore (Sandro Veronesi), "Caos Calmo"; e le formazioni politiche tradizionali sembrano destinate a perdere, o a vedere illanguidire, la propria soggettiv…
Sarà una sorta di effetto collaterale oppure l'esito di una felice eterogenesi dei fini: fatto sta che "La gran bonaccia delle Antille" (Italo Calvino, 1957), rappresentata dalla callida amministrazione dell'esecutivo Draghi, sembra produrre sotterranei e fertili sommovimenti tra le pieghe della società. Il governo di unità nazionale con Tutti Dentro O Quasi e la figura dominante come non mai del premier stanno svuotando di senso il ruolo dei partiti, concentrando a Palazzo Chigi tutti i luoghi e i tempi della decisione politica. Ne risulta appiattita, e assopita, la funzione del Parlamento, ridotta a poco più che attività "di tribuna".
Le relazioni tra i partiti, in apparenza altamente conflittuali, producono uno stato definibile, con le parole di un altro scrittore (Sandro Veronesi), "Caos Calmo"; e le formazioni politiche tradizionali sembrano destinate a perdere, o a vedere illanguidire, la propria soggettività. Ovvero l'identità culturale, la capacità di iniziativa indipendente, la possibilità di creare comunità e legami forti tra gli associati.
Ed è proprio in questo momento cruciale che la soggettività politica, che non si esprime più nelle sedi classiche, tende a scappare da tutte le parti, cercando nuove modalità di comunicazione e di iniziativa. Una sua forma regressiva è costituita dalla mobilitazione No Vax. Un'altra forma, da seguire con la massima attenzione, è quella della partecipazione alla raccolta delle firme per i referendum.
È accaduto che, nelle ultime settimane, la sottoscrizione dei quesiti referendari abbia ottenuto un ampio successo. Non solo i referedum sulla giustizia, promossi dal Partito Radicale e dalla Lega, ma anche quelli per la depenalizzazione dell'eutanasia e della coltivazione per uso personale della cannabis (per quest'ultimo 385 mila firme in tre giorni e mezzo), promossi dall'Associazione Luca Coscioni e da un'ampia costellazione di movimenti. Tale successo si deve, nel caso dei due ultimi referendum, al combinarsi di due fattori.
L'introduzione della possibilità di firma digitale (grazie all'iniziativa dei Radicali Mario Staderini e Riccardo Magi) ha incentivato e facilitato l'adesione della componente della società italiana maggiormente "digitalizzata": quella giovanile. E questo ha fatto sì che l'età dei sottoscrittori si sia notevolmente abbassata. Tutto ciò dovrebbe rappresentare una gran bella notizia, a prescindere dal giudizio sul merito dei singoli quesiti.
L'ampliamento degli strumenti della partecipazione democratica (si dimentica troppo spesso che il referendum è un istituto previsto dalla Costituzione), l'informatizzazione delle attività pubbliche correlate all'identità personale e la mobilitazione di settori delle giovani generazioni possono costituire una risorsa preziosa, al fine di movimentare "La gran bonaccia delle Antille". Ora c'è da augurarsi che i referendum su tematiche così essenziali e delicate siano affrontati con razionalità e intelligenza.
Consideriamo quello sulla cannabis. Non si tratta di approvare o rifiutare la liberalizzazione delle droghe. Nulla di tutto ciò. Nel caso di vittoria del Sì, sarebbe consentita la coltivazione nella propria abitazione e per uso personale di quattro piante di marijuana. Un provvedimento che potrebbe avere l'effetto di "evitare il danno peggiore per i ragazzi: cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità" (Raffaele Cantone, allora presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione).
È la stessa riflessione che ha indotto i due ultimi procuratori Nazionali Antimafia (Franco Roberti e Federico Cafiero De Raho) a pronunciarsi a favore della depenalizzazione, in quanto "ridurrebbe la necessità per il consumatore di droghe leggere di rivolgersi alla manovalanza criminale, togliendo alla criminalità organizzata una fetta di mercato". Non è il solo effetto positivo prevedibile. In Portogallo, dove la detenzione di cannabis è stata depenalizzata sin dal 2001, si è registrato un notevole calo del consumo tra i minorenni. Un confronto: si stima che nel nostro Paese consumi cannabis il 27% dei 15-24enni, mentre in Portogallo il dato scende al 13%. E analoga tendenza si manifesta in alcuni Stati, come il Colorado, dove è stato legalizzato l'uso ricreativo della sostanza.
Da qui un'altra considerazione. Nessun antiproibizionista serio ha mai affermato che "la cannabis non fa male". Il suo abuso, specie tra i minori, può produrre danni rilevanti, seppure inferiori a quelli determinati da due sostanze perfettamente legali come alcol e tabacco. Ecco, per la cannabis si può prevedere un regime di produzione, distribuzione e commercio, e relativi limiti, divieti e prelievi fiscali, simile a quello adottato nei confronti di alcol e tabacco. Ma questo progetto di legalizzazione non è il tema del referendum, che persegue il solo fine di consentire un consumo che, per la grandissima parte degli interessati, rappresenta l'espressione di uno stile di vita e un piacere desiderabile e sostanzialmente innocuo. In altre parole, è quanto afferma lo stesso nome dell'associazione antiproibizionista di Antonella Soldo: Meglio legale. Che è anche un principio di filosofia morale: ovvero dare un posto al disordine, farlo emergere dalla clandestinità, regolamentarlo, per meglio contenerne i possibili effetti negativi.