✕

Mai più la parola razza

La platea del G20 delle religioni (G20 Interfaith Forum 2021) a Palazzo Re Enzo a Bologna (fotogramma)
Appello al G20 delle religioni
2 minuti di lettura

Mentre intolleranza e razzismo mostrano ovunque preoccupanti sintomi di recrudescenza non ci poteva forse essere messaggio più potente di quello dato ieri a Bologna dal G20 Interfaith, il forum interreligioso mondiale, con l’appello a cancellare la parola “razza” dalle Costituzioni. 

Il panel era formato da Barbara Pontecorvo, Presidente di Solomon-Osservatorio sulle Discriminazioni, Audrey Kitagawa, Presidente e Fondatrice dell’Accademia Internazionale per la Cooperazione Multiculturale, Ganoune Diop, Segretario Generale dell’Associazione Internazionale per la Libertà Religiosa, Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane, Zara Mohammed, Segretario Generale del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna, Michael O’Flaherty, Direttore dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, Jim Winkler, Presidente e Segretario Generale del Consiglio Nazionale delle Chiese.

La discu…

Mentre intolleranza e razzismo mostrano ovunque preoccupanti sintomi di recrudescenza non ci poteva forse essere messaggio più potente di quello dato ieri a Bologna dal G20 Interfaith, il forum interreligioso mondiale, con l’appello a cancellare la parola “razza” dalle Costituzioni. 

Il panel era formato da Barbara Pontecorvo, Presidente di Solomon-Osservatorio sulle Discriminazioni, Audrey Kitagawa, Presidente e Fondatrice dell’Accademia Internazionale per la Cooperazione Multiculturale, Ganoune Diop, Segretario Generale dell’Associazione Internazionale per la Libertà Religiosa, Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche Italiane, Zara Mohammed, Segretario Generale del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna, Michael O’Flaherty, Direttore dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, Jim Winkler, Presidente e Segretario Generale del Consiglio Nazionale delle Chiese.

La discussione sul tema è aperta da tempo in alcuni Paesi europei, partendo dalla considerazione che l’uso di quel vocabolo sia pure in un contesto antidiscriminatorio rappresenterebbe secondo i sostenitori della sua eliminazione un implicito per quanto involontario riconoscimento che esistono diverse razze umane. 

Il risultato è che la Francia ha già emendato la propria carta del 1958 tre anni fa abolendo non soltanto quella parola, ma anche il riferimento alle differenze di sesso. E la Germania ha seguito i francesi sei mesi fa, riformulando l’articolo 3 della legge fondamentale, secondo cui ora “nessuno può essere danneggiato o favorito (…) per motivi razzisti” anziché “per la sua razza”, com’era scritto in precedenza. 

Anche in Italia si è innescato da qualche anno un dibattito sull’opportunità di rivedere l’articolo 3 della nostra carta costituzionale, che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Com’era prevedibile, con opinioni anche assai contrastanti. C’è chi, per esempio la senatrice a vita Liliana Segre, è convinto che l’eliminazione della parola “razza” sarebbe “un ottimo segnale”. E quanti, al pari di alcuni costituzionalisti, restano invece persuasi che il mantenimento di quella parola sia una specie di monito contro gli orrori del passato, tesi certificata anche dall’Accademia della Crusca. 

Il tutto, ed è questo l’aspetto che forse dovrebbe fare più riflettere sulla reattività dei partiti, rispetto a tale fisiologica differenza di opinioni, nel pressoché totale silenzio della politica: che sembra del tutto disinteressata a una questione che è ben più sostanziale che puramente formale. 

Ne è dimostrazione l’uso che ancora si fa della parola “razza”, come di espressioni tipo “origine razziale” in leggi, decreti, delibere delle authority, perfino nei contratti di lavoro. Talvolta in modo assolutamente scriteriato. 
Uno studio della Deloitte legal pubblicato da Repubblica nelle scorse settimane ha calcolato che gli atti pubblici vigenti dello stato italiano in cui compare il concetto di “razza” riferito agli esseri umani sono ben 239.

Basterebbe questo incredibile aspetto, se non gli esempi francese e tedesco, perché pure i nostri partiti trovassero il tempo di occuparsene, affrontando la faccenda con la serietà che richiede. Ma va detto che il clima politico, purtroppo, è quello che è. 

Dicono tutto il calvario del disegno di legge Zan e l’accoglienza riservata dalla destra alla proposta di introdurre in Italia lo Ius soli. E possiamo immaginare le reazioni alla proposta del G20 Interfaith, fra chi farà spallucce e chi dirà che abbiamo ben altri problemi: in fin dei conti perché perdere tempo per una parolina? Già, è solo una parolina. Che però continua a pesare come un macigno sulla storia dell’umanità.