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Voto in Marocco, dai giovani no agli islamisti

(afp)

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Mentre la società civile progredisce e si modernizza, loro si rifiutano di guardare in faccia la realtà. Tutto ciò ha indotto i marocchini a farli fuori
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Lo scorso 8 settembre il partito islamista Pjd (Partito della giustizia e dello sviluppo), vicino ai Fratelli Musulmani e al potere da dieci anni, è stato miseramente e democraticamente sconfitto dal responso delle urne, passando da 125 deputati a 13! Il popolo lo ha rifiutato, rispedendolo alle sue moschee. Perché è facendo perno sull'Islam e proponendo un discorso moralizzatore islamico che il Pjd era riuscito a sedurre i marocchini e ad affermarsi in due elezioni legislative.

Per dieci anni, il Pjd ha mancato ogni obiettivo. La lotta alla corruzione, la riforma della sanità e ancor meno quella dell'istruzione non sono state portate a compimento - anzi. Inoltre, anche se il governo di El Othmani durante la pandemia sembrava avere la situazione sotto controllo, in realtà le decisioni importanti sono state prese dal re.

Al voto di settembre l'affluenza alle urne ha superato per la prima volta il 50 per cento. I giovani si sono mobilitat…

Lo scorso 8 settembre il partito islamista Pjd (Partito della giustizia e dello sviluppo), vicino ai Fratelli Musulmani e al potere da dieci anni, è stato miseramente e democraticamente sconfitto dal responso delle urne, passando da 125 deputati a 13! Il popolo lo ha rifiutato, rispedendolo alle sue moschee. Perché è facendo perno sull'Islam e proponendo un discorso moralizzatore islamico che il Pjd era riuscito a sedurre i marocchini e ad affermarsi in due elezioni legislative.

Per dieci anni, il Pjd ha mancato ogni obiettivo. La lotta alla corruzione, la riforma della sanità e ancor meno quella dell'istruzione non sono state portate a compimento - anzi. Inoltre, anche se il governo di El Othmani durante la pandemia sembrava avere la situazione sotto controllo, in realtà le decisioni importanti sono state prese dal re.

Al voto di settembre l'affluenza alle urne ha superato per la prima volta il 50 per cento. I giovani si sono mobilitati attraverso i social, esortando a votare. La popolazione ha constatato che dopo due legislature i principali mali del Paese rimangono irrisolti. E questo ha determinato il rifiuto in massa degli islamisti.

Questi, non appena saliti al potere, per prima cosa hanno aumentato le tasse sugli alcolici. Si ripromettevano anche di chiudere gli istituti culturali stranieri, ma il re ha impedito che mettessero in atto questo stupido proposito. Quanto al progetto di legge che autorizza l'aborto in alcuni casi, lo hanno bocciato anche se ogni giorno venivano praticate in condizioni sanitarie disastrose più di 800 interruzioni volontarie di gravidanza. Si sono rifiutati di abrogare gli articoli di legge che vietano i rapporti sessuali prima del matrimonio, come quelli che bandiscono l'omosessualità.

Mentre la società civile progredisce e si modernizza, gli islamisti si rifiutano di guardare in faccia la realtà. Tutto ciò ha indotto i marocchini a farli fuori. Perché i marocchini, da bravi mediterranei, amano la vita e i piaceri, e la maggioranza non ha mai amato l'islamismo radicale e fanatico. E quando degli individui hanno tentato di compiere attentati in nome dello Stato islamico sono stati di volta in volta scoperti e portati di fronte alla giustizia.

Alcuni osservatori temevano che il popolo, e in particolare gli islamisti, avrebbero potuto respingere gli Accordi di Abramo, che riconoscono la sovranità marocchina su parte del Sahara e ristabiliscono i rapporti diplomatici ed economici con Israele. È accaduto invece il contrario: senza rinunciare al sostegno della causa palestinese, il Marocco si è aperto allo Stato di Israele, dove vivono più di un milione di ebrei di origine marocchina.

Attraverso il suo primo ministro Othmani, il Pjd ha firmato quegli accordi di fronte alle telecamere. Insoddisfatto, ha poi invitato il leader di Hamas Ismaël Haniyeh a compiere una visita ufficiale in Marocco. Il re, fingendo di non vedere, non ha però ricevuto il leader palestinese.

Qualche settimana più tardi, l'11 agosto, Othmani si è invece rifiutato di incontrare Yair Lapid, il ministro degli Affari Esteri israeliano, in visita ufficiale.

La firma degli Accordi di Abramo è una delle cause della guerra che i generali algerini conducono contro la monarchia marocchina. Senza citare esplicitamente Israele (i loro documenti parlano di "entità sionista"), questi accusano il Marocco di tutti i mali e attraverso il Fronte Polisario - il movimento del Sahara occidentale - minacciano i loro vicini di rappresaglie se non di interventi armati.

Le autorità algerine accusano il Marocco di aver causato gli incendi nei boschi della Cabilia e di avere "invitato i sionisti alle loro frontiere", e lamentano "la creazione di un asse militare marocchino-sionista ai danni dell'Algeria". Dal canto suo, Yair Lapid, aveva espresso "preoccupazione riguardo al ruolo dell'Algeria nella regione", ricordando il suo riavvicinamento all'Iran.

Il Marocco ha dimostrato di poter eliminare gli islamisti dal campo politico attraverso la democrazia, e di portare avanti i progetti di modernizzazione del Paese. Ciò manda su tutte le furie la giunta militare algerina, che al discorso del re del 30 luglio scorso - in cui il sovrano tendeva loro una mano parlando di fraternità e della costruzione di un Maghreb unito e solido e reclamava l'apertura delle frontiere - ha risposto con degli insulti e con l'interruzione dei rapporti diplomatici.

Soffiano venti di guerra. Fortunatamente, però, il popolo algerino è un popolo formidabile, che manifesta coraggiosamente e dignitosamente contro i generali, al potere da oltre due anni, e che non appoggerà mai una guerra contro i suoi vicini.

Inoltre, si dà il caso che il nuovo primo ministro marocchino, Aziz Akhanouche, sia uno degli uomini più ricchi del Paese. Probabilmente applicherà alla gestione del Paese gli stessi metodi che utilizza per i suoi affari, sempre più prosperi. L'importante è che tenga le due cose separate!

(Traduzione di Marzia Porta)