Tante donne uccise da loro compagni o ex. Annientate quotidianamente, controllate fino all'inverosimile, spesso isolate da tutti. Un fenomeno persistente, lo dicono le statistiche, punta di un iceberg di una violenza diffusa contro le donne.
Uccisioni che non arrivano all'improvviso e si evidenziano dopo una escalation della violenza. Uccisioni che non riguardano solo le donne che si ribellano, che vogliono separarsi o semplicemente vivere in pace, magari con i propri figli. Ma anche quelle che non ce la fanno a ribellarsi, che sono state costrette a subire. La furia violenta degli aguzzini non dà scampo.
Non sono raptus improvvisi. Non sono casi individuali. Non avvengono casualmente. Sono l'espressione della volontà di possesso e di dominio dell'uomo sulla donna. Questi maschi che uccidono le loro compagne, questa ferocia inaudita e bestiale che esprimono in nome del loro essere Uomini con la U maiuscola, è la rappresentazione vivente e la cons…
Tante donne uccise da loro compagni o ex. Annientate quotidianamente, controllate fino all'inverosimile, spesso isolate da tutti. Un fenomeno persistente, lo dicono le statistiche, punta di un iceberg di una violenza diffusa contro le donne.
Uccisioni che non arrivano all'improvviso e si evidenziano dopo una escalation della violenza. Uccisioni che non riguardano solo le donne che si ribellano, che vogliono separarsi o semplicemente vivere in pace, magari con i propri figli. Ma anche quelle che non ce la fanno a ribellarsi, che sono state costrette a subire. La furia violenta degli aguzzini non dà scampo.
Non sono raptus improvvisi. Non sono casi individuali. Non avvengono casualmente. Sono l'espressione della volontà di possesso e di dominio dell'uomo sulla donna. Questi maschi che uccidono le loro compagne, questa ferocia inaudita e bestiale che esprimono in nome del loro essere Uomini con la U maiuscola, è la rappresentazione vivente e la conseguenza della nostra storia.
Lo sapete che fino al 1981 esisteva il delitto d'onore? Cioè un uomo che uccideva sua moglie, o sua figlia, o sua sorella, perché ne aveva scoperto la relazione "illegittima" con un altro riceveva uno sconto di pena e veniva condannato da due al massimo sette anni, perché "in stato d'ira, determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia". La vita di una donna valeva al massimo, e sottolineo al massimo, da due a sette anni di carcere. A sette non ci si arrivava mai in realtà, perché il criminale poteva ottenere benefici. Non basta. Il diritto ad avere rapporti sessuali, anche se la donna non era consenziente, è stato abolito solo nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia. E solo nel 1996, dopo una lunga battaglia condotta dalle donne, la violenza sessuale è diventata un delitto contro la persona. Prima era solo un delitto contro la morale. Allora le donne di tutti i partiti si allearono. Come dovrebbero fare adesso.
La storia delle battaglie per la libertà femminile contro la violenza sulle donne è stata lunga e difficile. E purtroppo continua ancora. Perché il sistema patriarcale, che ha subito un duro colpo con la crescita della coscienza femminile, e che ha come carattere costitutivo la cancellazione della libertà femminile, non è stato ancora abbattuto.
I femminicidi colpiscono donne di tutte le età, di tutte le classi sociali, di tutte le zone del Paese. Sono trasversali. Se si considera l'età delle donne, più colpite sono le anziane. Lo si vede dai quozienti per 100 mila donne anziane. Vi sembrerà strano. Perché le anziane sono più invisibili nella narrazione quotidiana. Ma sono quelle che più a lungo, fino allo stremo, subiscono la violenza e la sua escalation.
Quasi 3 milioni di donne hanno subito violenza fisica o sessuale da partner o ex nel corso della vita. Ciò succede anche perché gli uomini violenti sanno che la violenza che esercitano rimarrà assolutamente impunita. Si arriva solo al 12% di denunce. È dura per le donne denunciare. Perché dovrebbero farlo se spesso non sono credute in tribunale? Perché dovrebbero farlo se vedono che molte donne che denunciano non sono state adeguatamente protette? In troppi la passano liscia. Troppe le donne che muoiono dopo aver denunciato.
Ogni caso di femminicidio è un monito per le istituzioni. Perché attenzione, la violenza contro le donne, così estesa, è l'espressione del fallimento della nostra giustizia e un grave vulnus per la nostra democrazia.
Bisogna agire, reagire. Ognuno per quello che può. E soprattutto per quello che deve.
Bisogna diffondere la cultura del rispetto, combattere gli stereotipi che sono alla base della violenza e che la giustificano anche dentro le istituzioni. Bisogna ascoltare le donne che subiscono violenza e quelle che aiutano le donne vittime di violenza ad autodeterminarsi. Bisogna chiedere aiuto quando si subisce violenza magari ad altre donne, ai centri, e cercare di rompere l'isolamento, senza aspettare.
E soprattutto le donne che subiscono violenza devono poter contare su istituzioni che danno speranza di libertà e la garantiscono a tutti gli effetti.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat