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Vaccini, i rischi del non fare

(agf)

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Come convincere gli esitanti
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Sono circa 10 milioni gli italiani che, pur candidabili alla vaccinazione, non hanno ancora effettuato il vaccino contro Covid-19. Eppure, fra loro, solo una piccola minoranza sono No Vax: lo dicono i dati sulle vaccinazioni obbligatorie dell'infanzia, cui obiettano pochissimi genitori. Perché dunque una tale esitazione? Mi pongo questa domanda mentre inizio a preparare la mia consueta "campagna autunnale" di presenza in scuole e associazioni. Da questa esperienza sul campo, e da quella dei Centri Vaccinali di Humanitas che da marzo hanno vaccinato oltre 400mila persone, traggo le mie risposte, che non hanno la pretesa di riflettere competenze sociologiche o psicologiche. 

Le fake news sono a mio parere il primo motivo di esitazione di fronte ai vaccini. Quello contro Covid-19 ci modifica geneticamente, si lega ad un rischio di sterilità...: sono solo alcuni dei falsi miti che circolano, lontanissimi dalla realtà. 
Il vaccino è…

Sono circa 10 milioni gli italiani che, pur candidabili alla vaccinazione, non hanno ancora effettuato il vaccino contro Covid-19. Eppure, fra loro, solo una piccola minoranza sono No Vax: lo dicono i dati sulle vaccinazioni obbligatorie dell'infanzia, cui obiettano pochissimi genitori. Perché dunque una tale esitazione? Mi pongo questa domanda mentre inizio a preparare la mia consueta "campagna autunnale" di presenza in scuole e associazioni. Da questa esperienza sul campo, e da quella dei Centri Vaccinali di Humanitas che da marzo hanno vaccinato oltre 400mila persone, traggo le mie risposte, che non hanno la pretesa di riflettere competenze sociologiche o psicologiche. 

Le fake news sono a mio parere il primo motivo di esitazione di fronte ai vaccini. Quello contro Covid-19 ci modifica geneticamente, si lega ad un rischio di sterilità...: sono solo alcuni dei falsi miti che circolano, lontanissimi dalla realtà. 
Il vaccino è pericoloso? Come qualsiasi farmaco: persino i più sicuri e noti - come il paracetamolo, con cui controlliamo la febbre anche nei bambini - hanno un rischio di tossicità. Di fronte a farmaci o interventi medici dobbiamo ragionare in termini di rischi/benefici: per  Covid, i vantaggi del vaccino in termini di protezione da malattia grave, ospedalizzazione, morte e probabilmente conseguenze a lungo termine sono di gran lunga superiori ai rischi. Un esempio? La malattia può causare una grave miocardite, mentre negli adolescenti e nei giovani la miocardite associata al vaccino è un effetto collaterale rarissimo e, di regola, facilmente risolvibile. 

Le malattie infettive naturali costituiscono un allenamento per il sistema immunitario? Sbagliato. I virus sopprimono e deviano le risposte immunitarie. In più del 10% delle forme gravi, Covid-19 induce il sistema immunitario ad autoaggredirsi, scatenando una risposta autoimmune che aumenta il rischio vascolare e blocca la nostra prima linea di difesa. Inoltre molti virus, fra cui probabilmente anche Sars-Cov-2, lasciano a lungo una cicatrice nel nostro sistema immunitario. I guariti da Covid-19 sono per lo più protetti dal rischio di reinfettarsi ma, secondo dati danesi, questa protezione scende al 47% negli ultra 65enni ed il vaccino dopo la malattia assicura una difesa migliore. Lo stesso vale per le varianti: ad oggi, malattia naturale e successiva vaccinazione sono la condizione che dà la miglior risposta immunitaria.

Anche la poca percezione del rischio costituito dai danni collaterali di Covid e dalle sue conseguenze a lungo termine incide sull'esitazione a vaccinarsi. Numerosi dati suggeriscono che a Covid-19, anche in forma non grave, si associ un aumento di patologia renale, malattie cardiovascolari e ictus. 

E le conseguenze a medio e forse lungo termine -  il long Covid - colpiscono organi diversi, dal sistema nervoso centrale (causando depressione) a quello cardiovascolare. Il long Covid è una grave minaccia, tanto che gli Stati Uniti hanno deciso di investire oltre un miliardo di dollari per studiarlo: il servizio sanitario inglese (Public Health England) stima che a 12 settimane colpisca il 13% di chi si è ammalato, e stime più recenti nei bambini parlano di 1 su 7 a 15 settimane. 

Come ricordato anche dal presidente della Repubblica, non possiamo dimenticare il significato di solidarietà sociale della vaccinazione, che argina la circolazione del virus proteggendo anche chi, per motivi di salute, non può vaccinarsi: è l'immunità di comunità che dobbiamo assolutamente raggiungere, e che si dovrebbe estendere all'intero genere umano, perché solidarietà e sicurezza -  la nostra - passano dalla condivisione dei vaccini con i Paesi più poveri, come quelli dell'Africa dove 
la copertura è inferiore al 2%. 

Prendiamo dunque esempio dai nostri giovani, capaci di confrontarsi, vaccinarsi e promuovere la vaccinazione. La percentuale di vaccinati nelle fasce di età più basse è superiore a quella dei 40-50enni. I nostri ragazzi non intendono correre il rischio del non fare, come lo ha definito Roberto Sitia. Nel nostro Paese ci siamo attivati come rete di quattordici Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per effettuare la terza dose alle persone immunocompromesse (con cancro, malattie reumatologiche...), studiandone le risposte immunitarie: ora è diventata un'indicazione generale di Aifa e del ministero della Salute. Sono ancora pochi i dati sull'efficacia della terza dose, ma poiché sappiamo che i nostri pazienti più fragili spesso non rispondono al vaccino, o lo fanno troppo poco, è ragionevole cercare di proteggerli e non far correre loro il rischio del non fare, mantenendo un approccio scientifico rigoroso di monitoraggio della risposta immunitaria e clinica. 

Sono convinto che la comunità scientifica possa agire con efficacia sui motivi alla base dell'esitazione vaccinale, con campagne di informazione e una presenza capillare sul territorio, per confrontarsi e spiegare le ragioni dell'importanza di vaccinarsi: è l'unico modo per arginare la pandemia e tornare ad una vita normale.

L'autore è direttore scientifico IRCCS Istituto Clinico Humanitas e professore emerito Humanitas University