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Se Al Qaeda si risveglia

Il disegno di Salah Abdeslam in aula al Palais de Justice di Parigi  (afp)
Kabul e il pericolo del nuovo terrorismo
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A venti anni dall'11 settembre e dalla operazione Enduring Freedom che aveva portato alla sconfitta dell'Emirato islamico, il ritiro delle truppe Nato da Kabul e la veloce presa di potere con il controllo del territorio da parte dei talebani ripropone l'urgenza della elaborazione di strategie di contrasto e prevenzione contro il terrorismo jihadista. Dopo oltre un anno in cui il mondo ha convissuto con le prioritarie preoccupazioni del Covid, la gestione dei pericoli derivanti dal ritorno dei talebani a Kabul si è imposta all'attenzione preoccupata dell'opinione pubblica globale. 

Nello scenario afghano il legame fra il regime degli studenti coranici e Al Qaeda, ancora attiva in Afghanistan secondo il più recente rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sollecita analisi capaci di individuare interventi e azioni di contrasto efficaci. L'accordo di Doha siglato lo scorso anno fra gli Stati Uniti ed i t…

A venti anni dall'11 settembre e dalla operazione Enduring Freedom che aveva portato alla sconfitta dell'Emirato islamico, il ritiro delle truppe Nato da Kabul e la veloce presa di potere con il controllo del territorio da parte dei talebani ripropone l'urgenza della elaborazione di strategie di contrasto e prevenzione contro il terrorismo jihadista. Dopo oltre un anno in cui il mondo ha convissuto con le prioritarie preoccupazioni del Covid, la gestione dei pericoli derivanti dal ritorno dei talebani a Kabul si è imposta all'attenzione preoccupata dell'opinione pubblica globale. 

Nello scenario afghano il legame fra il regime degli studenti coranici e Al Qaeda, ancora attiva in Afghanistan secondo il più recente rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sollecita analisi capaci di individuare interventi e azioni di contrasto efficaci. L'accordo di Doha siglato lo scorso anno fra gli Stati Uniti ed i talebani impegna quest'ultimi a non consentire l'uso del territorio afghano per dare ospitalità ad organizzazioni jihadiste. Ma vi sono dubbi fondati che i talebani abbiano la volontà di intervenire contro Al Qaeda: nel governo appena formatosi il ministero dell'interno, competente per le operazioni antiterrorismo, è stato assegnato a Sirajuddin Haqqani, membro dell'omonimo network considerato la frangia dei talebani più vicina all'organizzazione capeggiata da Ayman al-Zawahiri. Gli analisti stanno oggi considerando che la galassia di gruppi jihadisti che si rifanno ad Al Qaeda attiva in un'area che va dall'Africa subsahariana al sud-est asiatico, si è sicuramente imbaldanzita dopo il successo talebano, circostanza che potrebbe portare ad una reviviscenza del terrorismo qaedista.

L'abbandono di Kabul ha al contempo aperto problematiche legate all'esodo di migliaia di profughi che si riverseranno nelle strade del continente europeo. Le migliori analisi d'intelligence escludono che vi siano legami diretti fra l'immigrazione, anche illegale, 
e l'estremismo violento, senza escludere comunque la possibilità che gruppi jihadisti possano sfruttare l'enorme flusso migratorio per infiltrare loro membri in occidente. Negli ultimi due anni l'attività di prevenzione di Europol si è concentrata prevalentemente sul proselitismo e sulla propaganda via web: da oggi tornerà ad essere meticoloso il controllo personale sull'attività e gli spostamenti di sospetti radicalizzati. Sul medio-lungo periodo accoglienza ed integrazione - sollecitate univocamente da parte delle Istituzioni centrali europee - saranno fondamentali per impedire che i migranti afghani vengano lasciati al disagio dell'emarginazione economico-sociale così rendendoli facili prede di organizzazioni criminali o terroriste, pronte ad approfittare dei più vulnerabili per raccogliere fra di loro nuove reclute.

Negli scorsi giorni mentre si consumava il dramma della fuga da Kabul, è iniziato anche il maxiprocesso ai presunti autori degli attentati del novembre 2015 che insanguinarono Parigi, uccidendo 130 civili, inclusa l'italiana Valeria Solesin. Il principale imputato alla sbarra è Salah Abdeslam, l'unico sopravvissuto del commando che ha materialmente compiuto la strage e che continua a professarsi "un soldato dello stato islamico". È alto il rischio che tali dichiarazioni possano catalizzare l'attenzione di potenziali attentatori solitari, spingendoli ad emulare proprio Salah Abdeslam per ottenere la popolarità, anche postuma, fra i sostenitori 
del califfato. Effetto emulativo che potrebbe riguardare lo stesso stato islamico, ora che Al Qaeda è di nuovo sulla cresta dopo una lunga eclissi causata proprio dall'ascesa del califfato: potrebbe allora decidere di agire con nuove azioni per ribadire la propria leadership sul jihadismo transnazionale.

L'Italia, nel corso di questi venti anni post-undici settembre, è riuscita a rafforzare la propria capacità di contrasto con nuove leggi che hanno previsto - tra l'altro - la creazione di nuovi organismi istituzionali come il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo e la Procura Nazionale Antiterrorismo. Va comunque biasimata l'assenza di una normativa sul contrasto alla radicalizzazione e sulla promozione di iniziative tese alla deradicalizzazione, diversamente da quanto invece accaduto negli altri grandi Paesi europei. Da anni infatti le Commissioni Comunitarie competenti a Bruxelles assegnano supporti economici per combattere il terrorismo jihadista finanziando progetti e programmi sul contrasto alla radicalizzazione da realizzarsi nei 27 Paesi.

Le stesse Nazioni Unite hanno più volte ribadito l'importanza della prevenzione e la necessità di andare oltre le mere misure coercitive. La nuova frontiera riguarda quindi la creazione di un sistema onnicomprensivo che sia in grado di ridurre al minimo la presenza di ideologie violente, intervenendo sul piano sociale, anche attraverso la collaborazione della società civile, come associazioni operanti sul piano culturale, religioso ed educativo, agendo quindi ancora prima che siano commessi reati. Programmi tesi a diffondere le chiavi di lettura del multiculturalismo e del dialogo interreligioso da sviluppare nelle scuole, nelle carceri e nella comunicazione sul web appaiono strumenti sempre più importanti ed utili per le nostre Istituzioni che si occupano della sicurezza contro il fanatismo religioso armato.