È possibile che il Green Pass, il lasciapassare sanitario, diventi oggetto di un referendum abrogativo? Qualcuno ha avuto questa idea, peraltro non proprio logica: la grande maggioranza degli italiani è favorevole al documento, per cui un referendum - se mai si raccogliessero le firme necessarie - finirebbe solo per segnalare l'esiguo consenso di quella posizione. Tanto che i più dubbiosi circa la bontà di tale passo dovrebbero essere Salvini e Giorgia Meloni.
È più interessante invece valutare il ritorno della stagione referendaria come strumento di rinnovamento sia pure parziale del Paese. Sappiamo quale ruolo ebbero in anni lontani i referendum radicali, a cominciare dal divorzio, per allargare la sfera dei diritti. Sappiamo anche che la riforma delle leggi elettorali fu promossa all'inizio attraverso la stessa via, salvo poi arenarsi tra errori e velleitarismi.
In anni più recenti l'istituto del referendum, sancito dal…
È possibile che il Green Pass, il lasciapassare sanitario, diventi oggetto di un referendum abrogativo? Qualcuno ha avuto questa idea, peraltro non proprio logica: la grande maggioranza degli italiani è favorevole al documento, per cui un referendum - se mai si raccogliessero le firme necessarie - finirebbe solo per segnalare l'esiguo consenso di quella posizione. Tanto che i più dubbiosi circa la bontà di tale passo dovrebbero essere Salvini e Giorgia Meloni.
È più interessante invece valutare il ritorno della stagione referendaria come strumento di rinnovamento sia pure parziale del Paese. Sappiamo quale ruolo ebbero in anni lontani i referendum radicali, a cominciare dal divorzio, per allargare la sfera dei diritti. Sappiamo anche che la riforma delle leggi elettorali fu promossa all'inizio attraverso la stessa via, salvo poi arenarsi tra errori e velleitarismi.
In anni più recenti l'istituto del referendum, sancito dalla Costituzione, sembrò svanire tra le nebbie. Sempre più astrusi i quesiti, sempre più difficile raggiungere il 50 per cento più uno indispensabile per rendere valida la consultazione. Ora all'improvviso tutto cambia di nuovo. La giustizia da riassettare, la cannabis da legalizzare, la caccia da abolire: temi diversi, messi in fila come un trenino che si avvia al plausibile appuntamento della primavera '22. Le firme arrivano copiose e non perché sia diventato facile raccoglierle. Non è mai stato semplice, ricorda giustamente il radicale Marco Cappato. Certo, oggi per aderire esistono le scorciatoie elettroniche. Ma il nocciolo della questione riguarda la convinzione diffusa che il sistema è sempre più ingessato. Non c'entra l'anti-politica, semmai il desiderio di una politica più autentica.
Come ha scritto Annalisa Cuzzocrea su questo giornale, il Parlamento offre l'impressione di essere spiazzato da iniziative referendarie diverse ma convergenti: spiazzato e attonito. Non è la prima volta, ma sorprende che le istituzioni della democrazia rappresentativa siano rimaste in sostanza ferme - specchio della debolezza delle forze politiche - mentre il referendum, nel corso degli anni, ha fatto in tempo a prosperare, poi a declinare fino a sembrare moribondo e adesso a risorgere. Basta questo a segnalare l'importanza delle novità.
Alcuni quesiti sono controversi, altri potrebbero non raggiungere il "quorum". Chi è favorevole ad alcuni punti sulla giustizia - ben oltre la riforma Cartabia - può non esserlo sull'opportunità di legalizzare la "cannabis". E viceversa. Tuttavia la partecipazione trasversale è una scossa benefica e il dibattito pubblico su temi concreti stempera una condizione d'emergenza bloccata da un anno e mezzo sui rischi del "Covid" e i suoi riflessi sociali.
Se è vero che nell'Italia di oggi non esistono più i partiti, salvo rare eccezioni, ma quasi solo correnti e fazioni in urto fra loro anche all'interno della stessa sigla, ecco che la spinta referendaria può supplire per certi aspetti al cortocircuito della politica. Negli anni Settanta Pannella e i suoi amici si misuravano con un sistema solido e consapevole di sé. Oggi è il contrario. Ma la ricostruzione non potrà riguardare solo il piano di ripresa economica o l'elezione del presidente della Repubblica. C'è un'altra sfera, la più delicata: riguarda la linea di frattura tra lo Stato e i cittadini che il referendum, al di là del merito dei vari quesiti, può contribuire a sanare.