Uno sguardo nel mondo a come lo sport ricompensa. E a come traduce la sua riconoscenza. Le carezze fanno bene, ma le spinte fanno meglio. Si può fare, ha detto in italiano, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, lasciandoci ispirare da Bebe Vio, due volte campionessa olimpica di fioretto paralimpica. Intendeva che non ci sono confini. Si può fare in modo che ci sia lo stesso premio economico per olimpici e paralimpici. I sacrifici sono gli stessi, ma i soldi no.
L’Australia tramite il suo comitato olimpico dava agli atleti un bonus di 20 mila dollari per l’oro, 15 mila per l’argento, 10 mila per il bronzo, ma niente ai paralimpici perché il loro comitato non ha denaro. Così per riparare all’ingiustizia il primo ministro, Scott Morrison, ha deciso che il governo federale colmerà il gap e assicurerà ai campioni paralimpici «un premio uguale». La prima a mettere in evidenza la disparit&agr…
Uno sguardo nel mondo a come lo sport ricompensa. E a come traduce la sua riconoscenza. Le carezze fanno bene, ma le spinte fanno meglio. Si può fare, ha detto in italiano, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, lasciandoci ispirare da Bebe Vio, due volte campionessa olimpica di fioretto paralimpica. Intendeva che non ci sono confini. Si può fare in modo che ci sia lo stesso premio economico per olimpici e paralimpici. I sacrifici sono gli stessi, ma i soldi no.
L’Australia tramite il suo comitato olimpico dava agli atleti un bonus di 20 mila dollari per l’oro, 15 mila per l’argento, 10 mila per il bronzo, ma niente ai paralimpici perché il loro comitato non ha denaro. Così per riparare all’ingiustizia il primo ministro, Scott Morrison, ha deciso che il governo federale colmerà il gap e assicurerà ai campioni paralimpici «un premio uguale». La prima a mettere in evidenza la disparità è stata Chloe Dalton, oro a Rio nel rugby a 7, una che non aveva interesse ad occuparsi del tema, eppure la cosa l’ha molto disturbata tanto da lavorarci con un podcast e fondando un GoFundMe che in tre giorni anche con la vendita di magliette ha raccolto più di 58mila dollari.
Anche perché come in Italia (Coni e Cip) e diversamente dagli Usa l’Aoc (comitato olimpico australiano) e il Pa (comitato paralimpico) sono due diverse entità con fondi diversi. L’America a Tokyo ha provveduto ad eliminare ogni differenza ricompensando nella stessa maniera le medaglie: oro 50 mila dollari, argento 30 mila, bronzo 20 mila. Non sono cifre enormi, rispetto a quella molto più capitalistica dell’Italia che paga 180 mila euro (da tassare) all’oro olimpico e 75 mila (finora) al paralimpico. Anche la Francia compensa allo stesso modo gli atleti: 55 mila euro per l’oro, mentre la Germania è più parsimoniosa, 20 mila, e l’Inghilterra paga zero. Avete capito benissimo, nessun premio, ma sostegno per il quadriennio olimpico.
L’Italia è insomma il Paese che nell’Europa democratica offre premi più consistenti. In più c’è il club olimpico (ce l’hanno anche gli altri) che a parte il premio aggiunge all’oro, ai medagliati e all’Elite un assegno di 30, 20, 16 mila euro. Con una differenza: che in Australia a chi si ritira dopo i Giochi il bonus non viene più elargito, mentre in Italia dove lo sport è ormai militarizzato (però noi sempre a parlare male dell’Urss dove c’era uno sport di stato) nessuno ufficialmente abbandona e anzi tutti allungano la carriera tanto sono soldi pubblici e lo sport è quasi un lavoro amministrativo. Tranne Niccolò Campriani, pluricampione olimpico che dopo Rio 2016 diede l’addio senza fare giochini e percepire somme.
Nella prossima giunta, Luca Pancalli, presidente del Cip, dice che i premi paralimpici di Tokyo saranno aumentati, ma che sarebbe meglio parametrarsi tutti, anche gli olimpici, ad un Paese che fa fatica ad arrivare a fine mese e dove il welfare per i disabili non esiste. «L’Italia — spiega — è stato il primo Paese al mondo ad Atene 2004 ad equiparare l’oro paralimpico all’argento olimpico, ma io cerco l’equilibrio non di un mondo a parte, ma di una parte del mondo. Mi spiego: davanti a un Paese che dà un assegno di 287 euro per invalidità civile come faccio a giustificare certi premi. I nostri atleti sono bravissimi, ma occorre anche una sensibilità che porti ad un sistema diverso, se bisogna ancora lottare per l’assistenza domiciliare e per le protesi. Premiare sì quelli che arrivano, ma anche dare sostegno a quelli che partono. Mi ha scritto un operaio: ho un figlio di dieci anni che vuole l’handbike come Zanardi, ma io 5 mila euro non ce l’ho».
Intanto le nemiche di Trump, la nazionale Usa di calcio femminile, Rapinoe e le sue sorelle, hanno appena ottenuto dopo anni di lotte (anche in tribunale) che la federazione le tratti e le ricompensi con uguali premi e investimenti riservati finora agli uomini. Sì, si può fare.