Gli spettatori dimenticati
di Simonetta Sciandivasci , di Simonetta SciandivasciIl cittadino di terza classe, valorosa ma tartassata categoria sociale che pensavamo estinta assieme alla povertà, quella inestirpabile e maleodorante dei romanzi di Dickens, è ora l’appassionato di cinema, di spettacolo e, se particolarmente pretenzioso, di musei. Il dimenticato, il non prioritario, il superfluo con esigenze parimenti superflue e non prioritarie.
E non c’è proclama, campagna, tweet, parola che basti a contrastare questo che è un fatto, nudo e crudo, provato e comprovato da mesi di negligenza nei confronti del settore, del mondo che in Italia fa cultura. Tra un mese, il Green Pass obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro, e che per facilità ed empatia chiameremo Total Green Pass, come un trattamento estetico indispensabile per la decenza propria e collettiva, non cambierà le regole attualmente vigenti per andare a teatro, al cinema, al museo, a un concerto.
Il ministro Franceschini s’aspettava di sì,…
Il cittadino di terza classe, valorosa ma tartassata categoria sociale che pensavamo estinta assieme alla povertà, quella inestirpabile e maleodorante dei romanzi di Dickens, è ora l’appassionato di cinema, di spettacolo e, se particolarmente pretenzioso, di musei. Il dimenticato, il non prioritario, il superfluo con esigenze parimenti superflue e non prioritarie.
E non c’è proclama, campagna, tweet, parola che basti a contrastare questo che è un fatto, nudo e crudo, provato e comprovato da mesi di negligenza nei confronti del settore, del mondo che in Italia fa cultura. Tra un mese, il Green Pass obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro, e che per facilità ed empatia chiameremo Total Green Pass, come un trattamento estetico indispensabile per la decenza propria e collettiva, non cambierà le regole attualmente vigenti per andare a teatro, al cinema, al museo, a un concerto.
Il ministro Franceschini s’aspettava di sì, aveva detto che in una sala a cui accedano spettatori con Green Pass si deve almeno eliminare la restrizione sulla capienza, ma il ministro della Salute, Speranza, l’ha ritenuta una richiesta prematura, e quindi per adesso niente, si vedrà, le faremo sapere, anzi ci farà sapere la curva epidemiologica, l’andamento della pandemia, il destino, l’assetto internazionale — e vuoi che l’Afghanistan non incida sull’opportunità di tornare o meno a riempire un teatro.
La Mostra del cinema di Venezia s’è chiusa in tripudio di hashtag che invitavano a tornare a guardare i film laddove si guardano i film, e cioè non su Netflix ma in sala, inviti di piglio e cipiglio, mozioni morali, civili, perfino civiche. Di fatto, e per l’ennesima volta, posticipando una decisione e lasciandola allo stato embrionale di recisione, il governo dice adesso: la cultura può aspettare, perché non è essenziale, è secondaria, anzi terziaria: roba per la terza classe, appunto.
Una terza classe di privilegiati, e non di disagiati come in Dickens, che quindi può venire dimenticata, posta in calce a tutte le classifiche d’intervento e cura, poiché non chiede il pane, o il pane e le rose, ma il divertimento, la catarsi, il sabato sera alternativo allo struscio, gli attori, i batteristi, i possibili scenari e i possibili palcoscenici.
Al G20 della cultura, poche settimane fa, il premier Mario Draghi ha fatto un discorso toccante e breve, come molti dei suoi, ricordando al Paese che è necessario trasmettere alle nuove generazioni non soltanto il patrimonio artistico e storico italiano, ma pure la necessità di arricchirlo, di poterne essere parte attiva: ha detto, in sostanza, che è importante dire ai ragazzi che sono all’altezza di fare un nuovo Colosseo, di girare un nuovo C’era una volta in America, di smarcarsi dal passato, dopo averlo assorbito, per creare il futuro. Giusto. Allo stato attuale, però, ciò che viene trasmesso ai ragazzi, oltre che ai tartassati della terza classe che ama il cinema, sparuta ma importante minoranza che evidentemente si tiene a far rimanere tale, è che alla cultura puoi delegare un’ora d’amore, una ogni tanto, e se proprio vuoi farlo devi sapere che ti condanni all’ininfluenza.
Ci si sarebbe potuti far furbi, approfittare di tutti questi mesi di distanza, silenzio, chiusura, poiché entrambe le cose rafforzano l’amore o addirittura lo fanno nascere, e invece si dice: aspetta, chissà, chissà domani, su che cosa metteremo le mani. Su cosa? Su ragazzi che hanno in odio anche solo l’idea di pagare un biglietto per vedere un film, e sui quali poi intervenire per questo con piccati editoriali, reprimenda scolastici, pubblicità progresso, che dicano loro di fare ciò che nemmeno gli adulti e i legislatori hanno voglia di fare.