Stati Uniti-Cina, un boccone amaro per l'Europa
di Bernard Guetta , di Bernard GuettaL'industria francese sopravvivrà. Può anche darsi che l'incoerenza degli Stati Uniti e il loro modo di trattare gli alleati le porteranno nuovi clienti. Oggi, in ogni caso, a stare veramente male è la solidarietà tra le grandi democrazie perché per gli europei, tutti gli europei e non soltanto i francesi, il messaggio è chiaro. Nel nostro braccio di ferro con la Cina, ci ha appena detto Biden, non abbiamo bisogno di voi. L'Australia ci è indispensabile perché, accanto all'India e al Giappone, è uno dei tre attori regionali con i quali faremo fronte comune contro Pechino. La Gran Bretagna ci assicura il sostegno di una potenza militare che da tempo ha scelto di seguirci senza mettere in discussione le nostre decisioni. Ebbene, con questi due Paesi formeremo una triade - anglosassone, per di più - mentre voi europei, con le vostre ventisette identità e il vostro unico esercito - quello della Fra…
L'industria francese sopravvivrà. Può anche darsi che l'incoerenza degli Stati Uniti e il loro modo di trattare gli alleati le porteranno nuovi clienti. Oggi, in ogni caso, a stare veramente male è la solidarietà tra le grandi democrazie perché per gli europei, tutti gli europei e non soltanto i francesi, il messaggio è chiaro. Nel nostro braccio di ferro con la Cina, ci ha appena detto Biden, non abbiamo bisogno di voi. L'Australia ci è indispensabile perché, accanto all'India e al Giappone, è uno dei tre attori regionali con i quali faremo fronte comune contro Pechino. La Gran Bretagna ci assicura il sostegno di una potenza militare che da tempo ha scelto di seguirci senza mettere in discussione le nostre decisioni. Ebbene, con questi due Paesi formeremo una triade - anglosassone, per di più - mentre voi europei, con le vostre ventisette identità e il vostro unico esercito - quello della Francia, il solo Paese che non ha mai accettato il nostro primato - siete una fonte superflua di problemi, un grattacapo di cui facciamo a meno.
Come è ovvio, né Biden né il suo segretario di Stato hanno pronunciato queste parole esatte, ma è possibile dedurle dalla decisione statunitense di scegliere come unico partner del Vecchio Mondo contro la Cina l'unico Paese che ha optato per l'uscita dall'Unione europea. Sì, è proprio questo che ci hanno detto gli Stati Uniti: "Faremo a meno di voi". Il peggio non è né il modo con il quale hanno trattato l'Unione né la spudoratezza con la quale hanno estromesso l'industria francese per il loro tornaconto personale. In fondo, potrebbe trattarsi di una ragione di Stato. Purtroppo, invece, ci troviamo davanti a una decisione connotata da un livello zero di intelligenza politica e una cecità strategica da cui trarrà beneficio una persona sola: Xi Jinping.
Perché? Perché a fronte di una dittatura così potente e la cui forza militare aumenta, a fronte del Paese più popoloso del pianeta che sta per diventare la prima economia mondiale, a fronte di un regime che ha messo l'alta tecnologia al servizio della sorveglianza di massa, che lancia intimidazioni a Taiwan dopo aver soffocato Hong-Kong e incarcerato un milione di Uiguri, che cosa si deve fare? La risposta è ovvia e, in tempi migliori, Biden stesso l'ha data quando ha affermato di voler rinnovare e rafforzare l'alleanza delle democrazie. Dinanzi alla dittatura cinese cementata dal nazionalismo e che aspira a una rivincita sugli occidentali, le due democrazie più grandi - Usa e Ue - hanno il dovere di schierarsi unite e tutelare i loro mercati.
Gli europei l'avevano capito, tanto che da mesi lavoravano alla definizione di una politica comune per l'Indopacifico. Lo stavano facendo con determinazione, viste le sanzioni varate da Pechino contro i gruppi politici del Parlamento europeo e tenuto conto che la sottocommissione dei diritti dell'uomo dell'Ue aveva accelerato compatta per una presa di coscienza dei Ventisette. Per il Parlamento europeo, oggi non si tratta più di ratificare l'accordo sugli investimenti la cui firma è stata affrettata da Berlino a dicembre. Dopo essere stati a lungo all'avanguardia nella difesa delle esportazioni tedesche in Cina, gli stessi eletti Cdu-Csu non intendono firmare più niente con il regime cinese e sono arrivati al punto di contrapporre a Xi un fronte comune formato da destra europea, Verdi, socialdemocratici e centristi di Renew Europe.
A Bruxelles si andava formando l'alleanza delle democrazie ma, alla vigilia della pubblicazione del rapporto Ue sull'Indopacifico, gli Stati Uniti hanno girato le spalle agli europei e, all'indomani dell'annuncio della presidente della Commissione della volontà di erigere un pilastro europeo dell'Alleanza Atlantica, gli americani hanno annunciato che l'alleanza delle grandi democrazie - l'Aukus (formata da Australia, Regno Unito e Stati Uniti) - era ormai cosa fatta.
Per chi come me incalzava l'Unione a uscire dal buonismo commerciale nei confronti della Cina e fare fronte comune con gli Stati Uniti contro una dittatura che ambisce a fare di questo il secolo cinese, si tratta di un boccone amaro da mandare giù. Si dovrà riprendere in mano tutto, perché in Europa riemergerà una tentazione neutralista, mentre l'antiamericanismo, il pacifismo e gli interessi a breve termine dei Paesi forti esportatori convergeranno verso un rifiuto a scegliere con chi schierarsi tra Usa e Cina. Già si percepisce che questa lotta non riguarderà l'Europa. Già si sente dire che dovremmo smetterla di alzare la voce contro Xi e riprendere i colloqui con lui. Già si avverte una sorta di sbandamento delle democrazie, perché l'Aukus in pratica sta conficcando l'ultimo chiodo nella cassa da morto della fiducia tra alleati, da tempo intaccata dal silenzio di Bush sull'invasione della Georgia da parte della Russia, dall'astensionismo in Siria di Obama e dalla messa in discussione dell'ombrello americano da parte di Trump.
Attenzione! Tra le due sponde dell'Atlantico non funziona più niente. Le grandi democrazie stanno imboccando direzioni diverse e questa divergenza di orizzonti mette a rischio come non mai la loro alleanza militare. Il caos mentale aumenta al punto da far confondere l'imperfezione assoluta della democrazia americana con la perfezione assoluta della dittatura cinese. Attenzione! Xi oggi ha buoni motivi per fare salti di gioia, mentre Biden deve affrettarsi a porre rimedio alla sua cantonata dichiarando che la democrazia, in stato d'emergenza, ha bisogno di una potenza europea che controbilanci il rapporto di forze con le dittature, che gli Stati Uniti approvano la volontà di un'autonomia strategica dell'Unione e sono disposti a rifondare l'Alleanza Atlantica per farla poggiare saldamente su due pilastri, quello americano e quello europeo.
(Traduzione di Anna Bissanti)