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Il futuro di Draghi dopo il voto del '23

(ansa)

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Fino a che punto il Pd è disposto a sostenere Draghi quando arriverà il momento delle elezioni (nel '23, secondo il calendario)? Può sembrare un tema prematuro, ma in realtà è reso attuale dagli sviluppi che abbiamo sotto gli occhi. Da un lato, cresce l'autorità del presidente del Consiglio, non solo in Italia ma anche nell'Unione orfana di Angela Merkel. Dall'altro, assistiamo al rapido tramonto di Giuseppe Conte come "punto di riferimento" del centrosinistra, ossia come naturale candidato per il ritorno a Palazzo Chigi.

Tale declino veloce e forse inarrestabile è l'aspetto non previsto del piano che voleva Pd e M5S uniti in un asse privilegiato, fondato sulla popolarità dell'ex premier. Quel progetto oggi va rivisto dalle fondamenta, benché un'ipotesi alternativa non sia ancora a portata di mano. Ecco allora che la "questione Draghi" s'impone in termini nuovi e non abb…

Fino a che punto il Pd è disposto a sostenere Draghi quando arriverà il momento delle elezioni (nel '23, secondo il calendario)? Può sembrare un tema prematuro, ma in realtà è reso attuale dagli sviluppi che abbiamo sotto gli occhi. Da un lato, cresce l'autorità del presidente del Consiglio, non solo in Italia ma anche nell'Unione orfana di Angela Merkel. Dall'altro, assistiamo al rapido tramonto di Giuseppe Conte come "punto di riferimento" del centrosinistra, ossia come naturale candidato per il ritorno a Palazzo Chigi.

Tale declino veloce e forse inarrestabile è l'aspetto non previsto del piano che voleva Pd e M5S uniti in un asse privilegiato, fondato sulla popolarità dell'ex premier. Quel progetto oggi va rivisto dalle fondamenta, benché un'ipotesi alternativa non sia ancora a portata di mano. Ecco allora che la "questione Draghi" s'impone in termini nuovi e non abbastanza esplorati. Enrico Letta garantisce l'appoggio all'ex presidente della Bce fino al termine della legislatura e su questo punto non ci sono dubbi: è nell'interesse del Paese non meno che del centrosinistra.

Ma cosa accadrà in vista delle elezioni, quando si tratterà di indicare agli italiani una prospettiva oltre il 2023? La coalizione sembra destinata a durare, probabilmente in una chiave bipolare, ma i rapporti di forza tra Pd e 5S non saranno di sicuro gli stessi della stagione del Conte-2. Tutto lascia pensare che l'avvocato pugliese continuerà la sua esperienza politica a fianco dei democratici, ma con un profilo più dimesso e senza ambizioni di leadership. Ciò significa che il Pd, o meglio l'alleanza tra il partito lettiano e quel che resta dei 5S, più LeU e altri gruppi, dovrà indicare un suo esponente per Palazzo Chigi. La logica direbbe lo stesso Letta, ma non siamo in tempi ordinari.

Nei giorni scorsi un convegno a Orvieto di "LibertàEguale", il gruppo dei riformisti, ha messo l'accento sulle idee, cioè sulla visione del Paese che il centrosinistra dovrà offrire agli elettori. Al di là delle definizioni, il nuovo Ulivo, che si accredita in gestazione, non potrà essere solo un'alleanza "contro" qualcuno (Salvini, Meloni, eccetera), ma sarà obbligato a chiarire la sua proposta agli italiani (è quello che sta dicendo da qualche tempo Romano Prodi). Ecco perché il costituzionalista Stefano Ceccanti, tra gli altri, ha indicato la necessità di assumere l'agenda Draghi, ossia le priorità riformatrici dell'attuale governo connesse al piano di ripresa economica, come piattaforma del centrosinistra. Ceccanti è tornato sul tema in un'ampia intervista al Riformista che prende le mosse dalla crisi della magistratura. Per arrivare a una conclusione netta: non è solo l'agenda del programma che il Pd deve far sua, ma è lo stesso Draghi a cui il centrosinistra deve chiedere di proseguire la sua opera a Palazzo Chigi.

Come si è detto, il tema è prematuro e infatti il presidente del Consiglio è sempre attento a non lacerare il tessuto della coalizione di semi-unità nazionale che egli guida. Tuttavia tra un anno occorrerà fare delle scelte in vista del dopo. Ed è legittimo interrogarsi. Dovrebbe farlo il centrodestra non meno del centrosinistra. Offrire una base politica a Draghi, magari senza bisogno che egli si candidi formalmente alle elezioni, vorrebbe dire garantire la continuità del governo dopo aver verificato il consenso degli italiani. È solo una suggestione, ma ha il pregio del realismo.