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Difesa, i missili cruise e la svolta dell'Italia

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Lo strumento militare e l’interesse nazionale
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L'Italia da sempre ha un'idea abbastanza confusa del concetto di "interesse nazionale" e soprattutto del modo di tutelarlo. Giustamente, in passato abbiamo preferito affidarci alla diplomazia e fare leva sulla nostra posizione nelle alleanze e nelle organizzazioni internazionali. Adesso però sta cambiando tutto, come ha dimostrato la lezione di Kabul. L'America guarda altrove, concentrata ormai nella grande competizione del Pacifico. E l'Europa non è in grado di sostituirla. Questa situazione mette il nostro Paese davanti a un problema, perché oggi il crocevia delle tensioni è nel Mediterraneo dove si sfidano potenze vecchie e nuove per accaparrarsi il controllo di territori, risorse economiche e rotte commerciali. Dalla Siria all'Algeria, passando per Cipro, Libia e Tunisia, il Mare Nostrum si è trasformato nella scacchiera di una partita di potere che condizionerà il futuro. Poco più a sud, nel Sahel, con…

L'Italia da sempre ha un'idea abbastanza confusa del concetto di "interesse nazionale" e soprattutto del modo di tutelarlo. Giustamente, in passato abbiamo preferito affidarci alla diplomazia e fare leva sulla nostra posizione nelle alleanze e nelle organizzazioni internazionali. Adesso però sta cambiando tutto, come ha dimostrato la lezione di Kabul. L'America guarda altrove, concentrata ormai nella grande competizione del Pacifico. E l'Europa non è in grado di sostituirla. Questa situazione mette il nostro Paese davanti a un problema, perché oggi il crocevia delle tensioni è nel Mediterraneo dove si sfidano potenze vecchie e nuove per accaparrarsi il controllo di territori, risorse economiche e rotte commerciali. Dalla Siria all'Algeria, passando per Cipro, Libia e Tunisia, il Mare Nostrum si è trasformato nella scacchiera di una partita di potere che condizionerà il futuro. Poco più a sud, nel Sahel, continua a divampare il più feroce focolaio jihadista contemporaneo, che rischia di allargarsi all'intera Africa centro-settentrionale.


In questo scenario, due decisioni si preparano a cambiare completamente le capacità della nostra Difesa: due scelte in apparenza tecniche, destinate però a determinare una svolta strategica. La prima trasformerà la squadriglia di droni da ricognizione in bombardieri teleguidati: sui Reaper dell'Aeronautica verranno installati missili e bombe, permettendo di condurre missioni d'attacco praticamente in qualsiasi parte del pianeta. Terminato lo schieramento in Afghanistan, oggi questi velivoli senza pilota con le coccarde tricolori continuano a decollare dal Kuwait per monitorare la rinascita dello Stato Islamico in Iraq mentre fino a due anni fa sorvolavano discretamente i cieli della Libia. Tra qualche mese, oltre all'attività di sorveglianza, potranno anche compiere raid d'assalto. 


La seconda iniziativa - non ancora finanziata, ma inserita tra i "requisiti operativi" dello Stato Maggiore - prevede di dotare i nuovi sottomarini e le fregate Fremm della Marina di missili cruise: armi con un raggio d'azione superiore a mille chilometri, che rivoluzioneranno la possibilità di intervento. I cruise potranno essere lanciati dai sottomarini in immersione, senza quindi venire scoperti, coprendo tutta l'aerea del "Mediterraneo allargato" che il nostro Paese considera fondamentale per l'interesse nazionale. Un esempio? L'intera Libia fino al remoto Fezzan, dove è ancora attivo l'Isis, sarà alla portata dei cruise. Ma in linea teorica, consegneranno ai decisori politici uno strumento di deterrenza senza confini. Si tratta infatti dello stesso tipo di missili che saranno imbarcati sui sottomarini nucleari australiani al centro del dibattito internazionale in questi giorni. E dell'arma che dal 1991 ha segnato tutte le operazioni statunitensi, dall'Iraq ai Balcani fino alla "punizione" contro il regime siriano per l'uso di gas proibiti nel 2018.


Il compito della Difesa - come ha ricordato il ministro Lorenzo Guerini nell'audizione alle Camere dello scorso luglio - è quello di "tutelare i nostri interessi nazionali, ovunque essi si collochino". In quest'ottica, missili cruise e droni d'attacco rappresentano solo la risposta alla nuova realtà geopolitica: disporre dei mezzi per fronteggiare - da soli o in un futuro esercito della Ue - una serie di minacce condotte anche da territori lontanissimi, dimostrando una capacità di dissuasione concreta. Ciò che Francia e Gran Bretagna, giusto per restare in Europa, attuano già da decenni. Per l'Italia però si tratta di un grande cambiamento, che andrebbe recepito dal governo e dal Parlamento con la consapevolezza del ruolo che vogliamo avere in politica estera, senza lasciare che siano le innovazioni militari a definire la strategia del Paese.