Il Green Pass sarà obbligatorio dalla metà di ottobre, e la Repubblica, nelle sue emanazioni e nei suoi gangli, nei suoi corpi e nei suoi uffici, non ha la possibilità di controllare ogni singolo individuo e dunque il controllo è deputato agli individui stessi con una prassi non sempre chiara né possibile.
La Pubblica amministrazione sta concependo e programmando una piattaforma di verifica che forse sarà pronta per il 15. Intanto, nelle scuole, il Green Pass è già obbligatorio dal primo settembre. I presidi controllano i docenti e i tecnici, ma chi controlla i presidi? I datori di lavoro controllano colf e badanti - in un settore dove la percentuale di lavoro nero non è trascurabile, dunque la domanda è "come si innesta in un settore extra legem una legittima richiesta?" - e colf e badanti potrebbero voler controllare i datori di lavoro, ma è più complicato perché i soldi, pu…
Il Green Pass sarà obbligatorio dalla metà di ottobre, e la Repubblica, nelle sue emanazioni e nei suoi gangli, nei suoi corpi e nei suoi uffici, non ha la possibilità di controllare ogni singolo individuo e dunque il controllo è deputato agli individui stessi con una prassi non sempre chiara né possibile.
La Pubblica amministrazione sta concependo e programmando una piattaforma di verifica che forse sarà pronta per il 15. Intanto, nelle scuole, il Green Pass è già obbligatorio dal primo settembre. I presidi controllano i docenti e i tecnici, ma chi controlla i presidi? I datori di lavoro controllano colf e badanti - in un settore dove la percentuale di lavoro nero non è trascurabile, dunque la domanda è "come si innesta in un settore extra legem una legittima richiesta?" - e colf e badanti potrebbero voler controllare i datori di lavoro, ma è più complicato perché i soldi, purtroppo, indicano una direzione di controllo; i gestori di ristoranti dovrebbero controllare i Green Pass degli avventori, ma gli avventori, pur potendo lecitamente chiedere, non domandano l'ostensione del Green Pass al gestore, forse per un pregiudizio positivo e forse perché altrimenti potrebbero non trovare mai più posto nel ristorante preferito. Sui mezzi pubblici, di città in città, il controllo sarà a campione, o come? I passeggeri si chiederanno il Green Pass a vicenda? Sui treni a lunga percorrenza e ad alta velocità il Green Pass viene controllato prima dell'accesso, ma sui treni regionali il controllo è lasco o inesistente, perché impossibile vista l'affluenza.
Il Green Pass obbligatorio, insomma, invece che a un controllo telematico induce un controllo sociale da paese dell'entroterra appenninico degli anni Cinquanta. O forse anche da Scauri di Minturno, il paese sul mare dove sono nata alla fine degli anni Settanta. O forse anche da censura in un regime totalitario di qualsivoglia indirizzo. Tutti controlliamo tutti, tutti spiamo tutti, o siamo chiamati a farlo. Ci piacerà controllare ed essere controllati? Spiare ed essere spiati?
In un bellissimo romanzo intitolato A Mosca, a Mosca! (pubblicato per i tipi di Mondadori nel 2010), Serena Vitale racconta che in russo la parola "spione" viene dal verbo "bussare". E che dunque quando in russo dici spione, immediatamente, vedi il bambino che bussa alla porta del maestro per accusare il compagno di scuola che ha copiato il compito, l'insegnante che bussa alla porta del direttore per denunciare un collega, il direttore che bussa alla porta di un ufficio anonimo per avvertire che qualcuno dietro una parete di notte batte a macchina per ore e ore uno scritto che è certamente letteratura antisovietica.
Così, aiutata dalla letteratura, vedo che ci avviamo - a meno che non giunga la piattaforma telematica a farci rientrare nell'ossessione del controllo telematico - a una nuova parentesi della società e della politica italiana.
L'ossessione del controllo telematico del Green Pass è debole in sé, e sarebbe bello qualcuno facesse i conti - ma forse sono stati già fatti e li ho perduti - della quantità di informazione, sensibile o meno, generata dal Green Pass e della quantità di informazione, sensibile o meno, generata dall'utilizzo, sistematico e quotidiano, dei social network, gps, applicazioni per delivery di cibo o vino, o per comprare treni o aerei, per il car sharing, per il private banking, per esempio.
Lo so, l'ho già detto, ma forse è giusto ribadire che viviamo in una società che non ci fa percepire il controllo, perché ci vende quel controllo per scelte, anzi, di più, per possibilità. Forse il Green Pass obbligatorio, oltre che una occasione per una rinnovata stagione narrativa, tra Kafka e Gogol, Paolo Villaggio e Graham Greene, ci permetterà di capire dove sta il controllo telematico, il grande occhio che ci guarda e ci giudica ma non come cittadini, come compratori.