Per una curiosa coincidenza storica, l'animosità delle autorità algerine contro il Marocco si inasprisce proprio quando il re Mohammed VI riceve il premio Jean Jaurès per la Pace. Algeri, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con il Marocco il 24 agosto scorso, ha appena chiuso il suo spazio aereo agli aerei marocchini. Si prepara la guerra ma, a mio modesto parere, non ci sarà, almeno non come vorrebbero i generali algerini, che devono affrontare quotidianamente una protesta sempre più radicale del proprio popolo, stufo di sopportare l'esercito alla guida del Paese (dall'indipendenza del 1962) ma incapace di soddisfare nessuna delle richieste della gente che vive in grandi difficoltà.
Le relazioni tra i due Paesi non sono mai state buone. Dopo l'indipendenza, il Marocco, che pur aveva aiutato la resistenza algerina durante la guerra contro la Francia, non è mai riuscito a stabilire legami di amicizia e fratellanza…
Per una curiosa coincidenza storica, l'animosità delle autorità algerine contro il Marocco si inasprisce proprio quando il re Mohammed VI riceve il premio Jean Jaurès per la Pace. Algeri, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con il Marocco il 24 agosto scorso, ha appena chiuso il suo spazio aereo agli aerei marocchini. Si prepara la guerra ma, a mio modesto parere, non ci sarà, almeno non come vorrebbero i generali algerini, che devono affrontare quotidianamente una protesta sempre più radicale del proprio popolo, stufo di sopportare l'esercito alla guida del Paese (dall'indipendenza del 1962) ma incapace di soddisfare nessuna delle richieste della gente che vive in grandi difficoltà.
Le relazioni tra i due Paesi non sono mai state buone. Dopo l'indipendenza, il Marocco, che pur aveva aiutato la resistenza algerina durante la guerra contro la Francia, non è mai riuscito a stabilire legami di amicizia e fratellanza. Tutti i tentativi di intesa sono stati vani.
Durante la colonizzazione francese, il Marocco vide i suoi confini spostarsi a favore dell'Algeria, all'epoca francese. La città di Tindouf, ad esempio, fu annessa il 31 maggio 1934 in nome della Francia dal colonnello Trinquet. I francesi vi avevano appena scoperto dei minerali pregiati. Il Marocco protestò e gli insorti algerini promisero di restituire la città al Marocco una volta indipendenti. Quando, nell'ottobre del 1963, il Marocco chiese una revisione delle frontiere, i militari algerini la rifiutarono violentemente. I due eserciti si affrontarono in una breve guerra, la cosiddetta "guerra delle sabbie". 6 novembre 1975: re Hassan II lancia la Marcia verde nel Sahara. 350.000 manifestanti entrano nel Sahara che la Spagna ha appena lasciato. Con questa marcia pacifica, il Marocco intendeva recuperare le sue province del Sud. Nel frattempo, viene creato un movimento per la liberazione di questi territori nel maggio del 1973, con il supporto della Mauritania e della Libia. Si chiama Polisario.
L'Algeria decide di utilizzare questo movimento per impedire al Marocco di raggiungere la sua integrità territoriale. Armato, finanziato e guidato da generali algerini, il Polisario inizia una guerriglia contro il Marocco. Ci sono morti e feriti da entrambe le parti.
Ma questo non bastava all'allora presidente Houari Boumedienne. Il 18 dicembre 1975, decise di espellere tutti i marocchini che vivevano in Algeria, alcuni di loro da diverse generazioni. Migliaia di famiglie furono separate con rara brutalità.
Da quel momento in poi, nessuna relazione fu possibile. Certo, c'erano delle ambasciate, ma erano mantenute in modo ipocrita.
Occupata per quattro secoli dagli ottomani, poi colonizzata per 130 anni dalla Francia, governata da un solo partito dall'indipendenza, l'Algeria ha un problema d'identità. Il vero problema dell'Algeria è lì, non altrove. Il resto è agitazione motivata dalla gelosia e da un odio patologico.
La giunta militare, descritta dai manifestanti dopo il febbraio 2019 come "generali affaristi e mafiosi", pensa che lanciando una guerra contro il Marocco consoliderebbe la sua traballante identità.
Il re del Marocco ha dedicato quasi tutto il suo discorso del 30 luglio per la festa del trono alla fratellanza e alla cooperazione tra i due Paesi. Ha chiesto l'apertura delle frontiere e si è messo in contatto con il regime algerino per alleviare una situazione di crisi che dura da più di quarantacinque anni, da quando il Marocco ha recuperato gran parte del Sahara occidentale. La stampa ufficiale di Algeri ha risposto con un rifiuto sistematico delle proposte del re condito di insulti.
La crisi si è approfondita dopo gli accordi di Abramo, in cui gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul Sahara in cambio del ristabilimento delle relazioni diplomatiche ed economiche con lo Stato d'Israele. L'Algeria ha reagito violentemente, accusando il suo vicino di "portare il nemico sionista alle sue porte". Le cose non sono migliorate durante la visita ufficiale in Marocco del ministro degli Affari esteri israeliano, che il 14 luglio ha fatto una dichiarazione sul "ruolo giocato dall'Algeria nella regione", parlando del fatto che l'Algeria si è avvicinata molto all'Iran e ha fatto di tutto per impedire a Israele di avere uno statuto nell'Unione africana.
Per l'Algeria, le dichiarazioni di Yair Lapid "riflettono una sorda volontà di trascinare il nuovo alleato mediorientale in un'azzardata avventura contro l'Algeria, i suoi valori e le sue posizioni di principio".
Oggi è in corso uno scontro diplomatico tra i due Paesi. L'Algeria sostiene il principio della creazione di uno Stato Saharawi, mentre il Marocco rivendica questo territorio come parte della sua geografia e della sua identità.
Grazie al Polisario, l'Algeria ha trovato un modo abbastanza efficace per impedire che il Marocco si sviluppi e acquisti un'importanza tale da diventare il leader della regione. Nonostante gli ostacoli, il Marocco è riuscito non solo a sviluppare le sue province del sud, ma anche a dotare il Paese di infrastrutture moderne. Un settimanale francese, Le Point, ha definito il Marocco come "la nuova potenza" del Maghreb.
L'altra questione che ha fatto decidere alle autorità algerine di rompere con il Marocco è stato l'appoggio che il rappresentante del Marocco all'Onu ha dato al movimento separatista cabilo, il Mak (Movimento di autodeterminazione cabilo).
In occasione dei lavori della terza commissione delle Nazioni Unite, il 2 novembre, il diplomatico marocchino ha infatti invitato la comunità internazionale a "far emergere le voci di otto milioni di cabili che sono stati costretti al silenzio e mantenuti invisibili per troppo tempo", aggiungendo che il popolo cabilo "deve essere accompagnato affinché possa godere dei suoi diritti legittimi all'autodeterminazione e all'autonomia".
Il Marocco ha giocato con il fuoco. Da un lato combatte contro i Saharawi considerati "separatisti" e per l'integrità territoriale, dall'altro appoggia un movimento, combattuto da Algeri, che vuole a sua volta separarsi dalla madrepatria. Ma, come ha detto un osservatore, "tutti gli argomenti sono buoni quando si tratta di colpire l'avversario".
Una guerra tra i due Paesi è possibile, ma solo se le grandi potenze la incoraggiano. Ora, né la Francia, né l'America vogliono un conflitto armato nella regione. Israele ha dato il suo sostegno al Marocco, considerandolo un "Paese amico e alleato".
Le autorità algerine sono capaci, provocando uno scontro con il Marocco, di trovare un diversivo alla crescente protesta del popolo. Ma sanno che il popolo algerino non esprime alcuna animosità verso il Marocco. Lo stesso vale per i marocchini. Non bisogna dimenticare che, per vincere una guerra, bisogna avere il sostegno del popolo, cosa che, a quanto pare, la giunta algerina non potrà mai avere.
Traduzione di Luis E. Moriones