L'onere dei magistrati
di Giuseppe Pignatone , di Giuseppe PignatoneLa cosiddetta riforma del processo penale è stata approvata definitivamente dal Senato dopo una discussione accelerata dalla richiesta del voto di fiducia per rispettare i tempi indicati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, cui sono collegati anche gli indispensabili fondi europei. Non è quindi cambiato il testo approvato poche settimane fa dalla Camera, con i suoi numerosi aspetti positivi e con altri, soprattutto la disciplina dell'improcedibilità, che destano invece perplessità e dubbi di incostituzionalità (si veda "Giustizia, chi deve aiutare la riforma", 19 luglio 2021). Non si tratta, peraltro, di una riforma complessiva, ma piuttosto della modifica di alcuni punti del processo penale, che mira a conseguire una riduzione dei tempi del 25%. Molto più ambizioso e coerente era l'originario progetto di riforma elaborato dalla commissione Lattanzi, che però è stato ridimensionato per le contrastanti es…
La cosiddetta riforma del processo penale è stata approvata definitivamente dal Senato dopo una discussione accelerata dalla richiesta del voto di fiducia per rispettare i tempi indicati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, cui sono collegati anche gli indispensabili fondi europei. Non è quindi cambiato il testo approvato poche settimane fa dalla Camera, con i suoi numerosi aspetti positivi e con altri, soprattutto la disciplina dell'improcedibilità, che destano invece perplessità e dubbi di incostituzionalità (si veda "Giustizia, chi deve aiutare la riforma", 19 luglio 2021). Non si tratta, peraltro, di una riforma complessiva, ma piuttosto della modifica di alcuni punti del processo penale, che mira a conseguire una riduzione dei tempi del 25%. Molto più ambizioso e coerente era l'originario progetto di riforma elaborato dalla commissione Lattanzi, che però è stato ridimensionato per le contrastanti esigenze dei partiti della maggioranza di governo.
Comunque, ormai la legge è stata approvata ed è necessario il contributo di tutti perché essa dia frutti positivi e raggiunga i risultati sperati. Il compito più importante è ancora del governo e in particolare del ministero della Giustizia che deve, a scadenza ravvicinata, redigere i decreti delegati necessari per dare concreta efficacia normativa alle indicazioni di principio e alle direttive generali contenute nella legge che per molti aspetti si limita - appunto - a dare delega al governo. Sul ministero della Giustizia ricade poi l'onere fondamentale di provvedere tempestivamente, e in tempi stretti, a un miglioramento, quantitativo e qualitativo, delle risorse informatiche e del loro utilizzo nonché all'assunzione di magistrati e personale amministrativo, come pure dei 16.500 collaboratori che dovranno comporre l'ufficio del processo, su cui sono riposte grandi aspettative per la definizione di un numero di procedimenti molto superiore all'attuale.
A questo proposito sarà importantissimo anche il contributo dei magistrati, soprattutto dei dirigenti, nell'utilizzo di queste risorse, anche perché occorre adottare modalità diverse in relazione alle specificità degli uffici, dato che lo schema risultato valido per il tribunale può non andare bene in corte d'appello e - a maggior ragione - nelle procure della Repubblica.
Da ultimo, ma altrettanto importante, c'è l'impegno necessario fin da subito da parte di tutti gli operatori, magistrati e avvocati in primo luogo, per applicare nel modo migliore le nuove norme, anche quelle che hanno suscitato le maggiori critiche in questi mesi.
Solo due esempi. La riforma pone molte speranze sull'effetto deflattivo dell'ampliamento dei casi di patteggiamento e giudizio abbreviato, di estinzione del reato per lieve entità del fatto e di messa alla prova che dovrebbero ridurre il numero dei procedimenti che giungono alla fase, molto più lunga e impegnativa, del dibattimento. È chiaro che l'efficacia di tali misure è legata a una leale disponibilità di pm, giudici e difensori nel valutare caso per caso quale possa essere la soluzione migliore, anche se questa dovesse comportare una - parziale - rinunzia alle aspettative iniziali.
Ancora più importante sarà l'adozione da parte dei magistrati dei nuovi, più rigorosi criteri di giudizio in sede di archiviazione, di udienza preliminare e di udienza filtro, cosicché il rinvio a giudizio sia disposto solo se gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari consentano una ragionevole previsione di condanna. In alcune interviste di questi mesi si è sostenuto che le nuove formule non comportano mutamenti significativi. Non credo sia così, perché in realtà la norma cambia radicalmente i criteri di valutazione ed esattamente con questo scopo era stata proposta già dalla commissione Lattanzi. Fra l'altro, in questo modo si dovrebbe ridurre drasticamente il numero dei procedimenti che oggi vede assolvere nel dibattimento di primo grado, specie monocratico, una percentuale significativa degli imputati che erano stati rinviati a giudizio nel pieno rispetto dell'attuale, diversa regola di valutazione degli elementi di prova.
Basterà tutto questo per ottenere la riduzione del 25% dei tempi dei processi? Una risposta non è facile e proprio per questo la legge ha previsto il monitoraggio da parte di un apposito comitato tecnico-scientifico che possa suggerire gli opportuni aggiustamenti.
Nell'attesa, c'è da sperare che al primo fatto di cronaca che solleciti le pulsioni securitarie dell'opinione pubblica, non vengano adottate - come è avvenuto nel recente passato - norme di segno contrario, e che si prepari, invece, per quando le condizioni politiche lo permetteranno, un serio provvedimento di depenalizzazione. Sono infatti una miriade i comportamenti per cui oggi non ha più senso ricorrere all'extrema ratio della sanzione penale e che contribuiscono a creare quell'enorme carico di lavoro (otto volte la media europea) che è causa rilevante dei tempi lunghi della nostra giustizia.