Ci sono due limiti al procedere dei gioiosi cortei ambientalisti che hanno attraversato le città italiane. Il primo è che al venerdì si guardi al futuro, al sabato al presente e la domenica al passato. È una metafora che sottintende l'ordinaria progressione dei sentimenti con il trascorrere dell'età, una sorta di staffetta fissata dal luogo comune: incendiari a vent'anni, pompieri a quaranta. Da rivoluzionari a conservatori. Da ambientalisti a indifferenziati. Sulle questioni di lungo periodo, capaci di influenzare la vita di qui a decenni, è normale che i giovani siano più attivi. Lo ha dimostrato anche in quanti abbiano firmato il referendum riguardante l'eutanasia e in generale la capacità di mobilitarsi per battaglie sui diritti civili. La divisione sui temi ambientali non è solo e non tanto politica, quanto proprio generazionale. Cinismo e propensione a un conteggio costi/ricavi che non vada oltre il b…
Ci sono due limiti al procedere dei gioiosi cortei ambientalisti che hanno attraversato le città italiane. Il primo è che al venerdì si guardi al futuro, al sabato al presente e la domenica al passato. È una metafora che sottintende l'ordinaria progressione dei sentimenti con il trascorrere dell'età, una sorta di staffetta fissata dal luogo comune: incendiari a vent'anni, pompieri a quaranta. Da rivoluzionari a conservatori. Da ambientalisti a indifferenziati. Sulle questioni di lungo periodo, capaci di influenzare la vita di qui a decenni, è normale che i giovani siano più attivi. Lo ha dimostrato anche in quanti abbiano firmato il referendum riguardante l'eutanasia e in generale la capacità di mobilitarsi per battaglie sui diritti civili. La divisione sui temi ambientali non è solo e non tanto politica, quanto proprio generazionale. Cinismo e propensione a un conteggio costi/ricavi che non vada oltre il bilancio di fine mese appartengono a chi ha un'età più avanzata. Questo atteggiamento ha lati deleteri: il famoso ritornello "chi sono questi posteri e cosa hanno fatto per me?" che fa salvi solo quelli con lo stesso cognome. Ne ha anche uno comprensibile: la preoccupazione di dover saldare a breve conti e bollette più salate anche in nome e per conto del discendente che se ne sta in piazza di venerdì. Il salto generazionale è spesso un salto nel vuoto, produce l'oblìo del ragazzo o della ragazza che si è stati e avvicina al modello genitoriale in precedenza contestato. La vita si fa pratica, le scadenze si avvicinano e la Groenlandia in liquefazione si allontana. Che il primo ottobre, mentre i cortei sfilavano, a Roma ci fossero picchi di 30 gradi e a Ostia si facesse il bagno può essere un'anomalia tollerabile. Se non quando, ora. O meglio, per ora. Per il tempo che resta, per tutte le profezie che non si sono avverate. Chi è "sopravvissuto" al bug del 2000, alla cassandrata attribuita ai Maya per il 2012, scrolla le spalle all'idea che i ghiacciai si possano sciogliere entro pochi anni e Venezia finire sommersa nel 2050. Considera più minaccioso l'aumento degli estimi catastali per favorire la transizione ecologica.
Ogni generazione ha avuto i suoi cortei, le sue battaglie, i suoi leader. Come la protagonista di una canzone di Vasco Brondi, spesso i manifestanti, alla fine, "con dissimulata indifferenza sono tornati a casa dai genitori, facendosi leggere in faccia una vaga idea di futuro migliore". Soltanto i leader sono rimasti nella parte, perché impersonare se stessi ha garantito loro, a vita, una nicchia di marketing, un 1% elettorale, qualche libro, inviti ai programmi televisivi. Per la battaglia ambientalista è fondamentale la "transizione anagrafica". Non tanto sperare di richiamare alla lotta i lupi grigi persi in un bosco di alberi abbattuti, ma mantenersi, in questo sì ,"affamati e un po' folli", non concedere, non arretrare, non venire a patti con la coscienza e la necessità. Non invecchiare. Ci saranno rinunce ben diverse da quella a un giorno di scuola, rinunce con il cartellino del prezzo da pagare, ma è su quelle, in quel momento, che si misurerà la solidità degli intenti e la possibilità di successo.
C'è poi un secondo limite. Nei Paesi che più contribuiscono al cambiamento climatico è sempre lunedì. Si lavora, si produce, si emettono sostanze nocive. La Greta indiana è stata arrestata. A una Vanessa cinese è stata negata l'iscrizione all'università. È lì che deve farsi strada e strada conquistare un movimento che voglia essere esteso come il pianeta che si propone di salvare.