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Recovery e Sud, il dovere di spendere

La cabina di regia sul Pnrr (ansa)

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Nel 1517 Papa Leone X fece trasalire la curia perché, dovendo preparare una lista di nuovi cardinali, ogni giorno ne alzava il numero: 12, 20, 28 fino a 30 che sembrò il numero definitivo. Il giorno dopo, però, il pontefice aggiunse un suo amico come 31° porporato. Percepita la generale costernazione, Sua Santità esclamò "tant'è 30 che 31" e da allora il detto "abbiamo fatto 30, facciamo 31" è divenuto stabile nel linguaggio colloquiale.

Ma nemmeno Papa Leone avrebbe immaginato che 500 anni dopo a fare 31 progetti bocciati sarebbe stata la Regione Sicilia. Il ministero delle Politiche agricole ha infatti respinto per carenze tecniche tutti i progetti presentati dalla Trinacria per i sistemi irrigui dei Consorzi di bonifica. Si tratta di 450 milioni di euro che sarebbero stati finanziati coi fondi del Pnrr. Anzi, secondo la stampa locale, i programmi respinti per bassa qualità tecnica sarebbero addirit…

Nel 1517 Papa Leone X fece trasalire la curia perché, dovendo preparare una lista di nuovi cardinali, ogni giorno ne alzava il numero: 12, 20, 28 fino a 30 che sembrò il numero definitivo. Il giorno dopo, però, il pontefice aggiunse un suo amico come 31° porporato. Percepita la generale costernazione, Sua Santità esclamò "tant'è 30 che 31" e da allora il detto "abbiamo fatto 30, facciamo 31" è divenuto stabile nel linguaggio colloquiale.

Ma nemmeno Papa Leone avrebbe immaginato che 500 anni dopo a fare 31 progetti bocciati sarebbe stata la Regione Sicilia. Il ministero delle Politiche agricole ha infatti respinto per carenze tecniche tutti i progetti presentati dalla Trinacria per i sistemi irrigui dei Consorzi di bonifica. Si tratta di 450 milioni di euro che sarebbero stati finanziati coi fondi del Pnrr. Anzi, secondo la stampa locale, i programmi respinti per bassa qualità tecnica sarebbero addirittura 59 per un valore di 760 milioni.

Al di là dell'episodio, si pone il problema della scarsa efficienza della PA soprattutto nelle regioni del Sud, destinatarie del 40% dei finanziamenti del Pnrr, pari a 82 miliardi di euro, nonostante rappresentino il 34% della popolazione e il 22,7% del Pil italiani. Non solo, il Fondo di Sviluppo e Coesione, i Fondi strutturali europei e altre fonti quali il Fondo complementare per l'alta velocità canalizzano verso il Sud per i prossimi anni altre decine e decine di miliardi (per il periodo 2021-7 si arriverebbe alla cifra monstre di 212 miliardi) tal che il problema principale sarà non la mancanza di soldi ma della capacità di utilizzarli.

Peraltro, la spesa pubblica già oggi rappresenta nelle regioni meridionali una percentuale del Pil molto più alta di quelle settentrionali e, se si escludono le pensioni e si tiene conto del potere di acquisto, secondo uno studio dell'Osservatorio dei Conti Pubblici del settembre 2020, la spesa pro-capite della PA è del 30% superiore al Sud rispetto al Centro-Nord. Evidentemente questo non basta a colmare il gap tra le due aree geografiche del Paese.

I Fondi Europei del settennio 2014-2020 destinati al Meridione sono stati utilizzati solo per il 38% (penultimo posto in Europa, davanti alla Croazia con il 36%) e ancora peggio va per gli altri sussidi. D'altronde, l'Agenzia della Coesione Territoriale stima che per completare una qualsiasi opera pubblica in Italia (compresa la riparazione del marciapiede) ci vogliono in media 4,4 anni, 5 in Campania, 5,3 in Sicilia.

Si potrebbe continuare con una pletora di statistiche relative all'arretratezza della struttura amministrativa del Mezzogiorno (ad esempio età media e livello di istruzione dei dipendenti della PA) ma servirebbe a poco. Il quesito da porre è: come evitare che il Pnrr diventi l'ennesima occasione perduta?

Probabilmente la via da seguire è mediana: nel lungo periodo solo la riforma della PA e della giustizia (anch'essa gravemente deficitaria e lenta più al Sud che altrove) in senso meritocratico, con compensi e avanzamenti di carriera che attirino talenti e stimolino i - diciamo - tiratardi, la digitalizzazione e una migliore dotazione infrastrutturale in un quadro di minor dipendenza dallo Stato e di semplificazione della vita per le imprese private, daranno una chance di avanzamento al Mezzogiorno. Nel breve, il governo centrale (sebbene non un mostro di efficienza) attraverso Agenzie ad hoc e - in extrema ratio - facendo ricorso ai commissari, dovrà sopperire alle deficienze strutturali degli enti locali del Sud. Con molti mal di pancia della classe politica e della burocrazia, ma meglio un Alka-Seltzer oggi che un ricovero domani.