Roma, laboratorio del centrosinistra
di Stefano Folli , di Stefano FolliI dieci giorni che mancano al ballottaggio di Roma (17 e 18 ottobre) si annunciano molto interessanti. Non perché il risultato sia realmente in bilico. A meno di clamorosi colpi di scena, Roberto Gualtieri ha tutte le carte per insediarsi sul Campidoglio. Tra lui e Michetti c'è un fossato piuttosto largo se si parla di competenza, preparazione economica, sistema di relazioni, eccetera. Per vincere, il candidato del centrodestra dovrebbe dimostrare imprevedibili capacità di rivolgersi all'elettorato che non lo ha votato al primo turno. Non sembra che l'impresa sia nelle sue corde, tanto è vero che fin qui è rimasto immobile, in attesa che il blocco dei voti di destra - assai significativo a Roma - gli piovesse sulla testa. Ed è andata così, salvo che ora servono consensi nuovi in ambienti diversi, da cercare fuori dal fortilizio. Gualtieri sotto questo aspetto dispone di risorse sconosciute al suo avversario. In fondo buona p…
I dieci giorni che mancano al ballottaggio di Roma (17 e 18 ottobre) si annunciano molto interessanti. Non perché il risultato sia realmente in bilico. A meno di clamorosi colpi di scena, Roberto Gualtieri ha tutte le carte per insediarsi sul Campidoglio. Tra lui e Michetti c'è un fossato piuttosto largo se si parla di competenza, preparazione economica, sistema di relazioni, eccetera. Per vincere, il candidato del centrodestra dovrebbe dimostrare imprevedibili capacità di rivolgersi all'elettorato che non lo ha votato al primo turno. Non sembra che l'impresa sia nelle sue corde, tanto è vero che fin qui è rimasto immobile, in attesa che il blocco dei voti di destra - assai significativo a Roma - gli piovesse sulla testa. Ed è andata così, salvo che ora servono consensi nuovi in ambienti diversi, da cercare fuori dal fortilizio. Gualtieri sotto questo aspetto dispone di risorse sconosciute al suo avversario. In fondo buona parte di quel 20 per cento che ha votato Calenda tenderà quasi naturalmente a sostenere il candidato del centrosinistra, pur senza entusiasmo. Tanto più che Gualtieri ha negato di nuovo di voler aprire la sua giunta ai Cinque Stelle: decisione subito apprezzata dal terzo uomo.
Tutto a posto, quindi? Non proprio. C'è sempre la remota possibilità che Michetti recuperi posizioni nella vasta area dell'astensionismo. Ma soprattutto c'è da capire quale segnale il Pd intende mandare all'opinione pubblica, non solo quella romana. Il tema è chiaro: dopo il crollo un po' ovunque dei Cinque Stelle guidati da Conte (che ha evitato anche di farsi fotografare vicino a Virginia Raggi dopo la sconfitta), Roma diventa quello che si definisce un laboratorio. In questo caso un laboratorio dove si può decidere, da un lato, il futuro dell'alleanza con i "grillini" e dall'altro il rapporto con l'ala riformista di cui Calenda è un portabandiera. Sembra di capire che Conte sia pronto a proporsi come "partner" minore del partito di Letta dopo essere stato "il punto di riferimento dei progressisti". Tuttavia almeno a Roma Calenda avrebbe gli strumenti per mettersi di traverso rispetto a tale operazione, nel segno di una visione più dinamica del centrosinistra e con l'idea di incoraggiare un agglomerato (con Renzi, +Europa e altri) dalle evidenti ambizioni nazionali. Peraltro tutte da precisare.
In tale scenario l'ipotesi del nuovo Ulivo, accarezzata da Enrico Letta, è prematura. Prima occorre capire quale spazio si vorrà lasciare a quel che resta dei 5S: in sostanza, quale sarà l'asse del centrosinistra. Un profilo riformatore simile alla socialdemocrazia tedesca, ovvero una tendenza liberale alla Macron, oppure ancora una scelta ambigua come quella derivante dal patto con i "grillini"? L'occasione per cominciare a verificarlo è a portata di mano, parallela al ballottaggio di Gualtieri. Sappiamo che il seggio parlamentare lasciato libero dall'ex ministro dell'Economia è stato promesso a Conte. La conferma dell'impegno suonerebbe come volontà di proseguire sulla via dell'intesa prioritaria con il debole leader del movimento. Ma si tratta anche di vedere cosa farà Calenda. Avrebbe tutto l'interesse a mettere in campo uno dei suoi (un nome plausibile: Bentivogli) per sfidare l'asse Pd-grillini e non disperdere la spinta del 4 ottobre. Ma qui occorre un supplemento di coraggio politico.